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“Operazione ritardo”: perché Hamas ha bloccato per cinque ore il rilascio degli ostaggi

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Per l’ex ufficiale dell’intelligence israeliana Kobi Michael si è trattato di un episodio di guerra psicologica. Fonti palestinesi: l’obiettivo è negoziare la liberazione di detenuti eccellenti

Gerusalemme – In quel gioco di specchi che è la trattativa tra Israele ed Hamas, ogni dettaglio ha un significato duplice, ogni ora di ritardo dice qualcosa. L’accordo per il rilascio del secondo gruppo di ostaggi israeliani è slittato di cinque ore e per cinque ore ieri si è temuto che la tregua potesse saltare, che allo scoccare della mezzanotte le bombe israeliane sarebbero tornate a esplodere nella Striscia di Gaza.
Poi, “grazie alla mediazione di Qatar ed Egitto”, tutto pare rientrato. Ma per il professor Kobi Michael, ricercatore dell’Institute for national security studies di Tel Aviv ed ex ufficiale dell’intelligence dell’esercito israeliano, la riflessione da fare è una e una sola. “È terrore psicologico. Hamas cerca di incolpare Israele agli occhi dell’opinione pubblica mondiale. E lo farà ancora nei prossimi giorni, fin quando durerà il cessate il fuoco”.

Per Michael è sbagliato fidarsi degli emissari di Hamas, dunque considera “un falso pretesto” l’idea, accreditata dal portavoce dei miliziani, che gli aiuti previsti come condizione dell’accordo non fossero arrivati nel Nord della Striscia. E definisce “fake news” la notizia, rilanciata dai siti filo-palestinesi, che i droni israeliani hanno sorvolato la zona Sud della Striscia. “So che almeno 60 camion sono giunti a Nord”.

A intervenire per riportare sui binari della fattibilità l’intesa, come detto, sono stati il Qatar e l’Egitto, con l’interessamento degli Usa. Il governo israeliano li ha ringraziati pubblicamente.

Per il professor Michael, l’“operazione ritardo” è stata studiata a tavolino da Hamas. “Fa parte della guerra psicologica, hanno bisogno di dimostrare al mondo che è Israele a violare la tregua, perché pensano che così l’opinione pubblica internazionale farà pressioni su Netanyahu per ritirare le truppe dalla Striscia. Il loro è anche un modo per prendere tempo, nella convinzione di indebolire il fronte interno di Israele e favorire il consolidamento di fazioni della società contrarie all’invasione del Sud della Striscia”.

Fonti palestinesi riferiscono che la strategia di Hamas punta anche ad avere tempo per trattare, all’interno del gruppo e con le altre forze arabe sul territorio, sui nomi dei detenuti palestinesi da scambiare con gli ostaggi israeliani.

Impensabile che possano chiedere il rilascio di Marwan Barghouti, leader della prima e seconda Intifada, in carcere dal 2002. Ma puntano a personalità di rilievo. “Non credo che sia possibile – taglia corto il professor Michael – la lista dei detenuti da liberare è già definita”. 26 NOVEMBRE 2023 

Fonte Link: repubblica.it