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Ucraina, a che punto è la guerra

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FRANCESCO SEMPRINI
L’avvicinarsi del gelo crea uno stallo tra le forze di Kiev e di Mosca. Per gli ucraini è difficile sfondare la linea russa difesa da campi minati e droni, mentre il blocco agli aiuti è un regalo a Putin: si decide tutto a febbraio

Stallo, involuzione o strategia conservativa? Il blocco al Congresso americano dei fondi per gli aiuti militari all’Ucraina, l’assottigliamento delle riserve strategiche di armi in Europa, la lentezza nella fornitura di munizioni, unite alla distrazione generata dal conflitto a Gaza, coinciderebbero sul campo con una ripresa offensiva da parte dell’Armata russa, nonostante le difficoltà tattico-climatiche causate dal “Generale Inverno”.

Le forze di Mosca, dopo mesi trascorsi in posizione difensiva, su cui si sono dimostrate più efficaci grazie ai tre gradi di fortificazione (campi minati, fossati con carri armati e trincee con denti di drago e fanteria), hanno inaugurato apparenti sortite tra cui la manovra tenaglia per conquistare Avdiivka. La 47esima Brigata meccanizzata, conosciuta come Magura, una delle nove addestrate dagli Stati Uniti, dopo aver guidato per quattro mesi l’attacco nell’oblast di Zaporizhzhia, è ora di stanza proprio nella cittadina industriale a nord di Donetsk, alle prese – secondo il Times – con una scarsità di munizioni critica. Al contempo le forze russe sembrano essere tornate a premere su altre direttrici del fronte di oltre duemila chilometri, da Kupyansk a Marinka passando per Bakhmut, financo a Robotyne, unico successo sostanziale della controffensiva di primavera.

«La stessa 47esima Brigata aveva subito perdite pronunciate nell’offensiva meridionale (dopo Mala Tokmachka) con decine di soldati feriti o uccisi, la distruzione di veicoli da combattimento Bradley, mezzi corazzati Stryker e di carri armati tedeschi Leopard», spiega il New York Times. Con l’avvicinarsi dell’inverno, le forze ucraine sono bloccate alla periferia di Robotyne, con poche speranze di poter sfondare presto la prossima linea di difesa russa che può contare sui campi minati più efficaci dai tempi della guerra di Corea, e l’uso di una varietà di droni che consente di tenere il terreno sotto osservazione quasi costante.

La questione dei rifornimenti di munizioni è diventata un argomento di discussione nel dibattito tra ucraini e alleati occidentali aprendo dispute riconducibili a dissidi di carattere strategico circa l’approccio che Kiev avrebbe dovuto adottare per respingere gli invasori russi dal proprio territorio. Gli americani volevano che gli ucraini si concentrassero nel Sud (Schwerpunkt, il centro di gravità), per spezzare le linee di rifornimento di Mosca tra la Crimea e la terraferma russa con una guerra lampo. I leader militari ucraini hanno ritenuto che le aspettative americane fossero irrealistiche, soprattutto considerando il fatto che non avevano potenza aerea con cui proteggere le loro unità di terra e lasciando scoperte altre due direttrici. Il Pentagono riteneva invece assolutamente vitale conseguire un successo rapido per evitare una guerra di attrito che avrebbe favorito i russi per questioni meramente matematiche.

La Russia ha una popolazione circa 3,5 volte superiore a quella dell’Ucraina e ha rilasciato decine di migliaia di detenuti dalle sue prigioni affinché possano combattere in Ucraina. Sebbene un rapporto dell’intelligence Usa, condiviso con il Congresso, sostenga che la guerra abbia causato a Mosca l’azzeramento di quasi il 90% dell’esercito prebellico e la distruzione di migliaia di carri armati, l’amata russa ha trovato nuova linfa vitale nella mobilitazione di circa 300 mila uomini iniziata a settembre dello scorso anno.

Tale valutazione è stata resa pubblica mentre il presidente ucraino Volodymyr Zelensky visitava Washington per fare pressioni affinché gli Stati Uniti continuassero a mantenere la politica di aiuti militari, nonostante la stanchezza di una parte dell’opinione pubblica figlia della “fatigue” bellica. «Ci sono molte ragioni per cui la controffensiva è fallita, ma nella critica ucraina c’è qualcosa di vero – spiega Eric Ciaramella del Carnegie Endowment for International Peace –. C’era una sorta di inflazione delle aspettative occidentali».

Anche perché, secondo funzionari statunitensi, europei e ucraini, la Russia è riuscita a eludere le sanzioni imposte dall’Occidente per espandere la propria produzione militare oltre i livelli prebellici, rimodellando la propria struttura in “economia di guerra”.

Gli Stati Uniti hanno dato un vasto sostegno a Kiev, con più di 111 miliardi di dollari in due anni. Un numero significativo di repubblicani, però, si oppone a ulteriori spese e chiede una revisione della strategia bellica (puntando al momento sulle fortificazioni delle posizioni “hold and build”) oltre che a una riforma della legge sull’immigrazione considerata più rilevante nell’interesse della Sicurezza nazionale (motivo dello stallo al Congresso).

A esortare alla prudenza è una fonte militare delle Nazioni Unite la cui riflessione parte dai dati pubblicati da Oryx e WarSpotting, secondo cui le perdite sul lato ucraino appurate visivamente non sono affatto catastrofiche dal punto di vista veicolare e del potenziale offensivo. «Se i siti in questione riportano la perdita di 40 Bradley su 200, poniamo anche che la stima sia in difetto e diciamo 80 su 200, ne deriva che una buona componente dei mezzi è ancora presente e così su tutti gli altri veicolo che hanno a disposizione – spiega la fonte a La Stampa –. Quindi l’Ucraina ha fatto un lavoro prudente e progressivo e questo trova riscontro con quello che è successo tra settembre e ottobre a Robotyne dove minimizzando le perdite le forze di Kiev conquistavano pezzetti di territorio. Questa tendenza è finita con la spinta, a tratti suicida, dei russi ad Avdiivka».

Il tutto mentre sono emersi due aspetti, il dissidio tra Zelensky e il gruppo dirigente militare di Kiev, guidato dal capo di Stato Maggiore Valery Zaluzhny, e il conflitto tra Israele e Hamas che ha tolto rilevanza. «Questo ha frenato Kiev da ogni slancio offensivo, in queste ultime settimane, infatti, le perdite visive dei mezzi ucraini si sono praticamente azzerate – spiega la fonte Onu –. Gli ucraini sono in posizione difensiva, ma sono in guardia, si sono chiusi e sono lì pensando a come muoversi nei prossimi mesi».

Si tratta, insomma, di un momento di transizione dovuto alle condizioni climatiche, al dissidio tra vertici politici e militari che, però, ha rilevanza più in termini di confronto interno politico. Sommati alla postura politica degli azionisti di riferimento del conflitto sul lato ucraino, ovvero gli Usa, e solo in scala minore agli interrogativi sul supporto dell’Ue (la Germania nonostante le difficoltà ha consegnato la seconda batteria di missili Patriot). «Sul lato russo c’è una legione di “zombie” trasformati in carne da cannone. Hanno il loro serbatoio nelle aree periferiche della Russia, non hanno nulla da perdere, perché spesso vittime di un disagio diffuso, e vengono reclutate con anticipi lauti e stipendi quattro volte superiori a quelli locali, in una forma di ricatto sociale, per poi essere inviate al fronte riciclando la tattica Bakhmut. Ovvero Mosca manda avanti piccole squadre a sfiancare le unità ucraine, in alcuni punti riescono in altri no – spiega la fonte Onu –. Talvolta non vengono nemmeno pagati e la Difesa di Mosca aspetta che muoiano e li etichettano come “missing in action” tanto la famiglia non otterrà mai i soldi cui sarebbe titolata. Questa strategia a volte si traduce in successi sul campo ma che possono essere 200 metri di terreno o 500 metri sui fianchi di Bakhmut, ovvero dal punto di vista sostanziale non molto tenendo conto della postura ucraina di guardia modello pugile».

Cosa c’è da aspettarsi quindi? Saranno cruciali i mesi di gennaio e febbraio con il nuovo “war game” che si terrà nella base Usa di Wiesbaden in Germania. «Gli ucraini potrebbero dare segnali di ripartenza con un’altra offensiva, anche perché a settembre c’erano cinque brigate in fase di addestramento Nato. Oppure potrebbero rimanere in attesa continuando ad accumulare munizioni e forze a scopo deterrente, questo però contraddice l’obiettivo di liberare territorio – conclude la fonte Onu –. Quindi, se per fine inverno gli ucraini non attaccheranno concedendo tempo ai russi, dal punto di vista politico probabilmente il disegno è di infilarsi in una fase di stallo e verso una guerra di attrito. Se, invece, riprenderanno la pressione è perché non intendono far sì che la situazione attuale si trasformi in uno status quo». 17 Dicembre 2023

Fonte: lastampa.it
Fonte Link Diretto: https://www.lastampa.it/esteri/2023/12/17/news/ucraina_a_che_punto_e_la_guerra-13937596/?ref=LSHA-BH-P2-S1-T1