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MEDVEDEV: RITIRO ENTRO IL 22 LA NATO: RISPETTI I PATTI

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(ansa.it) Il ritiro delle truppe russe dalla Georgia sarà concluso entro giovedì e venerdì prossimi, ad accezione di un effettivo di 500 militari. Lo ha detto il presidente russo Dmitri Medvedev a Nicolas Sarkozy, secondo quanto riferito dall’ Eliseo in un comunicato, riferendo il contenuto delle telefonata che i due hanno avuto oggi. "I 500 militari sono incaricati dalla messa in atto delle misure aggiuntive di sicurezza previste dall’ articolo 5 dell’ accordo del 12 agosto", è detto ancora nel comunicato

RUSSIA ACCENTUA IL RITIRO, RIVEDE RAPPORTI CON LA NATO

di Beatrice Ottaviano

MOSCA – Mosca accentua il ritiro del suo contingente militare in Georgia, facendo partire le navi della flotta del Mar Nero verso la loro sede, il porto di Sebastopoli in Crimea, e muovendo camion di soldati dalla città georgiana di Gori, al confine con l’Ossezia del sud, dove la maggior parte delle sue truppe in territorio propriamente georgiano sono acquartierate. Ma il gesto non basta a sedare i timori di Tbilisi, che continua ad affermare di non vedere traccia del ripiegamento, né quelli della Nato, che oggi ha tentato un difficile equilibrismo fra il sostegno alla Georgia e la non chiusura del dialogo con la Russia. E non placa le accuse russe verso i georgiani, che non starebbero ritornando nelle caserme come, a parere di Mosca, il cessate il fuoco concordato con l’Ue contempla in primo luogo. Non si potrà più parlare di ‘business as usual’ con la Russia, afferma il segretario della Nato Jaap de Hoop Sheffter: certo che no, risponde il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov. E Mosca annulla la sua partecipazione a una esercitazione concordata con la Nato nel Baltico e spiega agli Usa che non è opportuna la visita, altrettanto concordata, di una nave militare americana sulle coste orientali russe. Il segretario di stato americano Condoleezza Rice chiede che nel Vecchio continente non venga tracciata di nuovo una linea di demarcazione; i paesi Nato vogliono una politica della "porta aperta"; ma Mosca si considera la parte aggredita, e non è disposta a cedere su questo punto. La Nato, afferma Lavrov, "non è obiettiva": non ha parlato nella sua risoluzione di "come tutto ciò sia cominciato, e perché sia avvenuto". Anche la Russia però tiene una porta aperta: ha dato il benvenuto alla missione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) i cui primi 20 membri partiranno al più presto per le zone del conflitto. E ha dato l’assenso all’ampliamento di quel contingente. Accuse reciproche vengono intanto da Tbilsi e Mosca sul rispetto dei termini del cessate il fuoco. Comunque le due parti hanno aperto un fronte di dialogo con lo scambio reciproco di prigionieri. La Russia però insiste: gli Usa in primo luogo, e la Nato per acquiescenza, sostengono un "regime non democratico, anzi criminale" a Tbilisi. Saakashvili ha già dimostrato, a parere di Lavrov, quanto sia stato un adepto dei valori occidentali nel frangente della dichiarazione dello stato di emergenza del novembre scorso, in seguito a dimostrazioni di protesta contro il suo governo, o nel gennaio, per elezioni presidenziali vinte con una maggioranza molto risicata rispetto ai precedenti (53% contro oltre oltre il 90% del 2003) e tacciate di brogli. Un regime fantoccio che Washington sosterrebbe esclusivamente in chiave anti-russa, dice il responsabile della diplomazia di Mosca. E il rappresentante permanente alla Nato Dmitri Rogosin si spinge ad affermare che il segretario di stato americana Condoleezza Rice non avrebbe ottenuto nulla dagli europei, e che il Vecchio continente non segue Washington. Sul campo, Mosca ha imposto limitazioni alle frontiere georgiane e dell’Azerbaigian per i cittadini stranieri – esclusi quelli della Csi, la Comunità di stati indipendenti della quale la Georgia, pur essendosi chiamata fuori, farà parte ancora per un anno in base ai trattati – denunciando possibili inziative terroristiche da parte di Tbilisi. La Russia ha anche affermato che non ha intenzione di annettere o occupare alcun territorio. Ma per i tempi occorreranno ancora due o tre giorni, secondo quanto ha detto al telefono Medvedev al presidente francese Sarkozy. Occorre poi il dispiegamento delle ‘forze di pace’ russe per le quali, ricorda Lavrov, non c’é un tetto in base ai vecchi accordi. Nel frattempo il conflitto russo-georgiano ha un importante impatto nella situazione geopolitica: domani a Varsavia è prevista la firma di un primo accordo fra Usa e Polonia per l’installazione in loco di complessi anti-missile, e Russia e Bielorussia hanno intanto mediato una intesa, che verrà firmata in autunno, per un trattato sull’unificazione delle forze antiaeree e antimissile. Una circostanza, quest’ultima, che sposterebbe verso ovest la capacità di risposta strategica della Russia. Intanto la diplomazia internazionale continua a muovere i suoi passi. Il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e il premier russo Vladimir Putin hanno discusso oggi al telefono della situazione in Ossezia del sud e in Georgia. E il rappresentante permanente della Russia presso la Nato, Dmitri Rogosin, è stato richiamato a Mosca, "ma solo per consultazioni di routine", ha precisato all’agenzia Interfax. "Dopo quanto è successo, ci si sarebbe aspettati che la natura della nostra cooperazione rimanesse intatta – ha detto – è ovvio che ci saranno cambiamenti nei volumi, nella qualità, nell’agenda (dei rapporti bilaterali, ndr) ma una guerra fredda éfuori discussione", ha affermato Rogosin.

NATO: TONI DURI MA CON MOSCA RESTA UNO SPIRAGLIO

di Danila Clegg

BRUXELLES – La Nato usa toni duri, non chiude definitivamente la porta alla Russia ma fa capire che, se non ci sarà una immediata inversione di tendenza, niente sarà come prima. Mosca deve mantenere l’impegno preso e cominciare subito a ritirare le sue truppe dalla Georgia. Questa la linea decisa dai ministri degli esteri dell’Alleanza Atlantica che, nella riunione straordinaria dedicata al conflitto nel Caucaso, sono riusciti a mantenere l’unità, conciliando il sostegno a Tbilisi con la fermezza nei confronti di Mosca, senza però adottare misure concrete per sancire il deterioramento dei rapporti con la Russia.

Mentre i ministri limavano la dichiarazione finale, dall’Osce é arrivata la notizia che Russia e Georgia avevano dato il loro assenso all’invio di una prima missione di venti osservatori, ai quali se ne aggiungeranno in seguito altri ottanta. Un primo atto, accolto con favore dalla Nato, per dare il senso di un’inversione di tendenza nella crisi. La dichiarazione finale adottata dai capi delle diplomazie della Nato manda a Mosca un messaggio inequivocabile: non possiamo continuare come se nulla fosse. Non sarà ‘business as usual’ se la situazione rimane invariata, ha detto più volte il segretario generale dell’Alleanza Jaap de Hoop Scheffer. E cioé fino a quando le truppe russe saranno presenti "in buona parte della Georgia". "Non vogliamo sbattere la porta in faccia" alla Russia, ha sottolineato Scheffer, il quale ha però puntualizzato che la Nato non può nemmeno accettare che non si dia seguito ad un impegno sottoscritto.

Anche se la presa di posizione della Nato ha scatenato una risentita reazione da Mosca, i ministri degli Esteri della Nato hanno preferito non dare pieno corso alla sollecitazioni degli Usa di mettere nero su bianco iniziative per marcare una presa di distanza da Mosca, come la sospensione del Consiglio Russia-Nato, preferendo un approccio meno ultimativo sostenuto da Francia, Italia e Germania in testa, ma anche dalla Gran Bretagna. Nelle attuali condizioni non possiamo organizzare un simile incontro, ha sottolineato il segretario generale della Nato, indicando però che questo canale di comunicazione non è chiuso. Quello che serve, ha scandito Scheffer, è che i russi applichino integralmente il piano di pace.

E così anche il segretario di Stato Ue Condoleezza Rice ha potuto affermare, al termine dei lavori, che gli Stati Uniti hanno ottenuto esattamente quello che volevano dalla riunione di oggi, sottolineando che non sono gli Usa a voler isolare la Russia, ma che è Mosca a farlo con i suoi comportamenti. Dalla Nato la Georgia ha ricevuto il sostegno alla sua indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale e al tempo stesso ha incassato il via libera ad una commissione mista per fare una valutazione dei danni subiti nel corso del conflitto, oltre alla riconferma della prospettiva di un’adesione, in futuro, all’Alleanza. E mentre continua il balletto di notizie sull’effettivo ritiro delle truppe russe, anche Bernard Kouchner, ministro degli Esteri francese e presidente di turno Ue, visibilmente provato per l’uccisione di dieci soldati in Afghanistan, ha insistito affinché il presidente russo Dmitri Medvedev mantenga la parola data. "Non siamo ritornati alla guerra fredda. Non c’é la Nato contro il patto di Varsavia, ma quello che sta succedendo ci fa fare passi indietro che saranno riparati in dieci-venti anni e non solo nelle relazioni" fra Nato e Russia. Per questo, ha insistito, è fondamentale che i patti vengano rispettati. Altrimenti anche i ventisette paesi Ue potrebbero dover rivedere la loro posizione in un eventuale vertice europeo che il presidente francese Nicolas sarkozy potrebbe convocare se si rendesse necessaria l’adozione di un atteggiamento "più forte" da parte anche degli europei.

LAVROV: ANCHE NOI RIVEDREMO I RAPPORTI

La frase Nato secondo cui "non si può procedere ‘business as usual’ con la Russia" vale anche per Mosca: lo ha sottolineato il ministro degli esteri Serghei Lavrov citato dall’agenzia Itar-Tass. "Certo, abbiamo capito le allusioni sentite alla conferenza stampa del segretario generale della Nato" Jaap de Hoop Scheffer: conseguenze ce ne saranno senz’altro sui rapporti fra Russia e Nato". "Ne abbiamo già parlato una settimana fa, quando i rappresentanti della Nato hanno dato valutazioni poco obiettive. Non è la Nato a dire al presidente georgiano Mikahil Saakashvili cosa fare – ha sottolineato Lavrov – ma il contrario". Saakashvili, ha affermato Lavrov, "ha apposto la sua firma a un piano di cessate il fuoco modificato rispetto a quello firmato dalla Russia. Ciò offre interpretazioni al documento"

Lavrov ha definto "criminale" la leadership di Tbilisi, e ha accusato la Nato di volerla riarmare. "Stanno facendo uan corsa al suo riarmo – ha detto – (il segretario di stato Usa signora) Condoleezza Rice ha dichiarato che le azioni russe sono indirizzate al sovvertimento della democrazia georgiana. Come se nell’ultimo anno non ci fossero stati passi di una mancanza in georgia di una vera democrazia", ha aggiunto sottintendendo la proclamazione dello stato di emergenza in Georgia a seguito di manifestazioni di protesta (con arresti indiscriminati e la chiusura di emittenti) e alle contestate elezioni presidenziali che hanno visto vincere il presidente georgiano Mikhail Saakashvili con un basso margine e accuse di brogli.

La Russia "non ha nessuna intenzione di annettersi alcun territorio",  ha precisato Lavrov citato dall’agenzia Itar-Tass. "La Russia non occupa né ha intenzione di occupare il territorio di nessuno, non abbiamo piani di annessione di chiunque", ha detto il ministro. Lavrov ha ribadito che la dirigenza georgiana "non è una democrazia".

Il futuro del consiglio Russia-Nato ‘dipende ora dai nostri partner’, ha continuato Lavrov secondo cui  la Nato "cerca di salvare un regime fallimentare in Georgia":


I TANK RUSSI SI RITIRANO DA GORI
GORI (GEORGIA) – Una colonna di blindati e carri armati russi ha iniziato oggi a ritirarsi dalla città georgiana di Gori, vicina all’Ossezia del Sud. Lo ha detto un giornalista della Reuters. "Vi ordino di marciare sulla rotta Gori-Tskhinvali-Vladikavkaz", ha urlato un generale russo ai suoi uomini prima di salire su un mezzo blindato, secondo quanto ha testimoniato il giornalista della Reuters che si trovava a Gori. Sotto un sole cocente quattro blindati e diversi carri armati hanno lasciato la loro postazione vicina a Gori per dirigersi verso l’Ossezia del Sud, ha detto il giornalista, che ha raccontato di soldati che salutavano e sorridevano dai loro mezzi.


GEORGIA: RUSSI DETENGONO POLIZIOTTI IN PORTO POTI
 La Georgia ha accusato oggi le forze russe di essere entrate a Poti, porto petrolifero sul Mar Nero, e di tenere prigionieri 20 poliziotti georgiani. "Sono entrati nel porto civile e hanno espulso tutti", ha detto il portavoce del ministero dell’interno Shota Utiashvili. Un cameraman della Reuters ha visto diversi uomini con gli occhi bendati sistemati in un blindato da trasporto truppe russo, che si è diretto a est verso la città di Senaki.

RUSSIA: TBILISI NON RITIRA TRUPPE NELLE CASE
Tbilisi non ritira le sue truppe nelle caserme come previsto dall’accordo sul cessate il fuoco: lo ha detto in una conferenza stampa il gen. Anatoli Nogovitsin, vice comandante dello stato maggiore russo

RUSSIA: RITIRO PIU’ VELOCE DOPO 22 AGOSTO
Il ritiro delle forze russe dalla Georgia continua, ma sarà accelerato dopo il 22 agosto, successivamente alla creazione di nuovi posti di controllo nella zona di conflitto. Lo ha detto in una conferenza stampa il gen. Anatoli Nogovitsin, vice comandante dello stato maggiore russo.

RUSSIA: ENTRO FINE MESE NAVI GUERRA USA NEL MAR NERO
Lo stato maggiore russo prevede che entro la fine di agosto navi da guerra Usa, canadesi e polacche entreranno nel Mar Nero. Lo ha detto in una conferenza stampa il gen Anatoli Nogovitsin, vice comandante dello stato maggiore russo.

RUSSIA NON RESTITUIRA’ ARMAMENTI SEQUESTRATI
La Russia non restituirà alla Georgia gli armamenti sequestrati nel corso del conflitto, ha detto il vicecapo di stato maggiore Anatoli Nogovitsin citato dall’agenzia Interfax. "Non lasceremo una sola pallottola, un solo caricatore alla Georgia, che ha dato il via al bagno di sangue e sparato sui nostri peacekeepers e su civili inermi a Tskhinvali e in altre aree popolate dell’Ossezia del sud", ha detto Nogovitsin Parte di quell’arsenale, specialmente le munizioni, verrà distrutto, è già in via di distruzione. Quanto agli altri trofei di guerra, li useremo come ci pare, in particolare ci prenderemo per noi parte dei carri armati e altri veicoli armati in buone condizioni".

RITIRO A RILENTO, MA LA GEORGIA SMENTISCE
IGOETI (GEORGIA) – Prosegue a rilento il ritiro delle forze russe dalla Georgia, mentre Tbilisi continua a sostenere che di esso "non vi è alcun segno". L’unico segnale di disgelo è il primo scambio di prigionieri avvenuto oggi – 15 tra militari e civili georgiani contro cinque soldati russi – ma la tensione si sposta a Bruxelles, dove è cominciata la riunione straordinaria dei ministri della Nato, presente il segretario di Stato Condoleezza Rice, per discutere del conflitto russo-georgiano. Mosca, tramite il suo vice ministro degli esteri Aleksander Grushko e il suo rappresentante permanente presso l’Alleanza Atlantica Dmitri Rogozin, ha già minacciato ripercussioni sul consiglio Nato-Russia nel caso di una presa di posizione dei 26 in difesa di Tbilisi. Gli alleati non sembrano unanimi, con Francia e Germania attenti a non compromettere le relazioni con la Russia. Il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier ha comunque sollecitato Mosca a ritirare le truppe russe "almeno dal cuore della Georgia, per rendere possibili discussioni su un cessate il fuoco duraturo", e ha definito la situazione "ancora fragile". Se da un lato la Russia ribadisce che il ritiro è già cominciato, dall’altro precisa che "durerà più dell’ingresso delle truppe in Ossezia del sud" e che le unità di avanguardia, quelle che scorrazzano ancora a Gori e nell’ovest della Georgia, saranno le ultime a fare dietrofront. L’Osce (organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) è tornata a riunirsi e il suo presidente di turno, il ministro degli esteri finlandese Alexander Stubb, ha lasciato intende che forse già oggi potrebbero essere inviati i primi 20 dei 100 osservatori previsti. La situazione in Georgia resta tesa: Tbilisi ha chiuso l’ultimo canale tv russo dopo una polemica intervista del ministro degli esteri Serghei Lavrov, mentre Mosca ha chiuso le sue frontiere con la Georgia e l’Azerbaigian agli stranieri (non a quelli della Csi) e rafforzato le misure antiterrorismo, accusando Tbilisi di cospirare contro al Russia. Il presidente bielorusso Aleksander Lukashenko si è speso intanto in difesa dell’operato di Mosca in Georgia, definendolo in un incontro a Soci con il leader del Cremlino Dmitri Medvedev "giusto" e "saggio".

NATO CERCA LINEA FERMEZZA EQUILIBRATA CON MOSCA
BRUXELLES – Convocati d’urgenza, su sollecitazione degli Usa, i ministri degli esteri dei ventisei paesi della Nato, per l’Italia è presente Franco Frattini, sono riuniti a Bruxelles per cercare una posizione unitaria, che faccia convergere il sostegno e la solidarietà alla Georgia con una linea di fermezza equilibrata nei confronti della Russia. Al momento si starebbe lavorando ad un "indurimento" della posizione dell’Alleanza – e su ciò spinge molto l’amministrazione Bush – rispetto al ritardo russo per l’avvio del ritiro delle sue truppe dalla Georgia. La guerra fra Mosca e Tbilisi costringe gli alleati a trovare una posizione comune fra chi, come gli Usa, vuole far pesare la disapprovazione internazionale per le azioni militari russe, magari con la sospensione degli incontri a livello ministeriale con la Nato, e molti paesi europei, fra i quali Italia, Francia e Germania, che non vogliono arrivare all’isolamento di Mosca. Il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice, in nottata, ha accusato la Russia di fare un gioco pericoloso e si è fatta portavoce dell’intenzione degli alleati di non consentire a Mosca di raggiungere il suo obiettivo strategico attraverso l’unico mezzo che ha "sempre usato quando vuole lanciare un messaggio, che è quello dell’uso della forza". A margine dei lavori del summit Nato, il ministro degli esteri finlandese e presidente di turno dell’Osce, Alexander Stubb, ha fatto sapere che è stato ottenuto il consenso della Russia per l’invio di un primo contingente in Georgia di venti osservatori, anche se ancora manca il sì di Tblisi. A breve Stubb incontrerà il ministro degli esteri georgiano Iekaterina Tkeshelachvili, a margine dei lavori Nato, proprio per cercare di incassare la disponibilità della Georgia.