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CAPOLAVORI DEL COLLEZIONISMO A PERUGIA

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Nicoletta Castagna

(ansa.it) PERUGIA – Capolavori di Corot, Monet, Modigliani, Picasso e Kandinsky, raccontano a Perugia la passione per l’arte. A Palazzo Baldeschi in mostra le selezioni di due prestigiose raccolte, la Phillips Collection di Washington e la piacentina Ricci Oddi, che invece propone magnifiche tele dei maestri italiani a cavallo tra ‘800 e ‘900, da Fattori a Pellizza da Voltedo, da Sartorio a Casorati a Boccioni.

Inaugurata dal sottosegretario Francesco Giro, la mostra Da Corot a Picasso. Da Fattori a De Pisis è stata curata da Vittorio Sgarbi e celebra il centenario della Cassa di Risparmio di Perugia, la cui fondazione negli ultimi decenni ha svolto una vasta azione di mecenatismo. In realtà la rassegna perugina presenta ben tre raccolte dal momento che il percorso espositivo inizia proprio con le tavole di Perugino, Pintoricchio, Cerrini e Matteo Da Gualdo, acquistate dalla fondazione, che di tali maestri dell’arte antica ha anche promosso importanti esposizioni.

Oggi è la volta dei capolavori della pittura europea e italiana, tra diciannovesimo e ventesimo secolo dall’Impressionismo alle avanguardie che non solo illustrano lo sviluppo dell’arte, ma anche del gusto collezionistico. Mettendo fianco a fianco, ha detto Vittorio Sgarbi "due realtà distanti in modo siderale" eppure cresciute negli stessi anni e con il medesimo afflato per l’universalità dell’arte. Da una parte la Phillips Collection di Washington, avviata nei primi decenni del ‘900 da Duncan Phillips che volte il suo sguardo a Parigi, all’epoca capitale incontrastata dell’arte mondiale. Acquista i capolavori impressionisti di Monet, Sisley, Utrillo, ma prima ancora quelli di Corot e addirittura El Greco, che Duncan ammira per la sua modernità. Il mecenate americano, ha proseguito Sgarbi, si avvicina poi ai post-impressionisti e quindi alle avanguardie.

La generosa selezione curata dalla direttrice della Phillips Collecion Dorothy Kosinski, ha detto il critico, propone due straordinari Cezanne e una sorprendente tela di Braque del ’52. Ecco poi il Picasso, Kandinsky, e il ritratto di Elena Povolosky, di Amedeo Modigliani. L’artista livornese che è forse l’unico punto di contatto con la raccolta di Giuseppe Ricci Oddi, fiorita a Piacenza nello stesso periodo, ma tutta incentrata sull’arte italiana. E, ha sottolineato Sgarbi, in orrore per le avanguardie, tanto che il nobiluomo piacentino arriva a equiparare futurismo e cubismo al bolscevismo. Ma, ancor più che Phillips, Ricci Oddi cerca il capolavoro e "non fa un colpo sbagliato". Non mancano i nomi di grande rilievo internazionale, quali Pellizza da Voltedo, Boccioni, Casorati, De Pisis, Campigli, una selezione, ha aggiunto Sgarbi, che non mancherà di stupire. Le due collezioni diventano pubbliche intorno al 1930.

La raccolta di Phillips ha costituito addirittura il primo museo di arte moderna americano e oggi conta 2.500 opere. La collezione Ricci Oddi è uno dei tanti tesori di Piacenza che, ha detto Sgarbi, restano sconosciuti ai più, quasi "protetti da una nebbia padana". Ad ogni modo anche se a Perugia sono a confronto modi diversi di fare collezionismo, la volontà di rendere fruibili queste opere di valore universale è molto simile. Sia Duncan Phillips che Giuseppe Ricci Oddi, hanno pensato ad una dimensione domestica, privata, dei loro musei, per non interrompere l’incanto di una passione profonda e assolutamente dominante per l’arte, al di là di ogni condizionamento mercantile.