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GIACOMO COSSIO: PRESENTAZIONE

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Per Giacomo Cossio la pittura è da sempre una sfida, un  rovello, un territorio di conquista e di scontro. Qualcosa da prendere di petto, senza compromessi o possibili mediazioni. Non c’è spazio per l’ironia, né tanto meno per l’analisi linguistica. E’ questione di vita o di morte, o si vince o si è sconfitti. Ma da ogni caduta ci si rialza con nuova energia, pronti ad armarsi per la prossima battaglia.

Credo di aver visto i suoi primissimi quadri, a parte forse qualche iniziale omaggio manifestamente césanniano. Gli elementi latamente organici che compaiono in queste opere non solo instaurano subito un evidente colloquio con le strutture spaziali rigidamente ortogonali che definiscono la composizione, ma si caratterizzano per una loro solidità che va al di là della forza dinamica data dal segno, dalla ampia gestualità, fin da subito tuttavia ben controllata. E’ un’idea di paesaggio, con cui Cossio continua a confrontarsi per quasi un decennio, con esiti che a volte fanno pensare a Sutherland, a volte vanno nella direzione dell’Espressionismo di De Kooning: un paesaggio che la pittura "ricostruisce", non rappresenta o trascrive. La monumentalità non è effetto solo della scelta dei grandi formati, ma nasce dalla plasticità di configurazioni vagamente fitomorfe che occupano con slancio energico lo spazio del quadro, tanto da sconvolgerne le rigorose geometrie.

E’ da questo conflitto che nasce poi la messa in scena delle "stanze", che si presenta come un bisogno dell’autore di dare sfogo ed allo stesso tempo evidenza all’incontenibile vigore del segno.

Su di un versante Cossio pensa di realizzare veri e propri ambienti nei quali far vivere scenograficamente  le sue pennellate. In questo senso il progetto presentato nel 2005 alla XII Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo a Napoli rappresenta un importante momento di snodo, con i suoi cubi modulari  pronti a moltiplicarsi ed invadere la città. Al di là delle possibili valenze evocative dell’installazione, il contrasto tra esterno/interno, tra geometria e gesto, tra l’uniforme stesura nera dell’involucro e l’esplosione cromatica della materia pittorica sembra definire quasi programmaticamente quelle che si presentano come le problematiche di fondo su cui sta lavorando l’artista.

Sull’altro invece la "stanza", con le sue pareti disegnate dalla carta da parati, si apre allo sguardo dello spettatore, come fosse un palcoscenico. Con effetto spettacolare vigorosi segni scuri, dalla lontana evocazione surrealista, invadono  il proscenio ed allo stesso tempo sembrano smembrare la sua geometria: architetture in via di demolizione che paiono uscite dai fotogrammi dei film sperimentali di Gordon Matta-Clark, a loro volta fortemente  debitori dei primi Combines di Rauschenberg. Il collage entra prepotentemente nelle sue opere, gli serve per smembrare la definita consistenza delle sue configurazioni organiche ed allo stesso tempo per ricomporla, riplasmarla, ma anche per conferire uno statuto di realtà alla costruzione spaziale, che non è più semplice ossatura ortogonale.

Cossio comincia in qualche modo a fare i conti con l’oggetto, che diventa proprio in questi ultimissimi lavori  il cardine su cui ruota tutta la ricerca dell’artista. Il suo sguardo passa quindi da un panorama naturale, alla dimensione della casa, alla realtà industriale: in questo senso c’è come una progressiva volontà di entrare in rapporto, un rapporto attivo, con la contemporaneità, anche se  non nel senso di una registrazione, di un’inquadratura  dello spazio circostante, né di una sua interpretazione analitica.

Anche la fotografia acquista un nuovo ruolo, quasi fosse un puntello nei confronti della realtà. Cossio scatta, ingrandisce, ritaglia, inserisce nei suoi quadri/rilievi immagini di ingranaggi, di pezzi di macchine, che funzionano, anche se scomposte e vivisezionate, che non sono oggetti in disuso, rifiuti, ma frammenti ancora vitali del panorama urbano. Il bisogno di misurarsi con lo spazio si manifesta ora nel confronto con una tridimensionalità reale, data dalla scansione dei blocchi volumetrici delle macchine, mentre il colore con le sue colature si addensa, copre, costruisce quasi una lastra che sembra contenere il magmatico debordare del poliuretano, scavato, quasi aggredito dall’autore. Gli ingranaggi ricomposti di questi monumentali macchinari sembrano aver triturato e plasmato la materia cromatica, che a sua volta  è in grado di risucchiarli.

Anche se gli strumenti espressivi che entrano in campo cambiano, il problema di Cossio rimane quindi, per citarlo, un "problema pittorico": la funzione della pittura resta la stessa, un campo d’azione in cui distillare drammi e conflitti personali e culturali, in cui manifestare il proprio bisogno di afferrare il senso delle cose.

Vanja Strukelj

La Toscanini