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Galleria Niccoli a Roma Arte con CCH

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CCH La Poetica dell’innesco


24 – 26 novembre 2023

Stand E20-F19 Livello 0-Forum
Booth E20-F19 Level 0-Forum

CCH
La Poetica dell’innesco
 
a cura di Massimo Belli

La poetica dell’innesco

Quel che accade nella vita di tutti i giorni può colpirci sotto diversi aspetti: sul piano prettamente fattuale, su quello fisico, immaginifico oppure emotivo. Sono dei minimi dettagli ad
attivare la nostra percezione, a colpirci nell’intimo; il punctum che Roland Barthes definisce ne La Chambre claire come «ciò che mi coinvolge». CCH utilizza, o forse subisce, questo coinvolgimento con il mondo circostante selezionandone intuitivamente gli episodi più o meno significativi e trasportandoli sul piano pittorico, scultoreo, installativo, facendone un’arte.
L’immagine innesca l’immaginazione, puro flusso incontrollato di stimoli poetici e visivi che si
fissa nella mente dell’artista. L’intossicazione che l’artista contrae da questo gigantesco flusso indistinto di notizie diventa, ancor più fortemente nell’ultimo decennio di lavoro – con
l’evoluzione tecnologica e social media –, un acceleratore del suo lavoro, quasi nel disperato tentativo di fermare il tempo per un secondo, di trattenere uno di questi rapidi momenti destinati a svanire di lì a poco. Questa iperattività percettiva assorbe i simboli e le immagini circostanti per farne delle visioni, in un processo che richiama alla mente il lavoro del pescatore e pittore astrattista Forrest Clemenger Bess (1911 – 1977): capacità di passeggiare abilmente sulla labile passerella che
connette l’astratto con il concreto: in quel limbo dove paesaggi naturali, fatti di cronaca, immagini storiche, luoghi del cuore sono pittoricamente convertiti e resi essenziali a partire da
un’immagine che l’artista scompone e ricostruisce assegnando nuovo valore alle forme e ai colori.
È questo il processo capace di restituirci l’ultima lettera di Dimitris Christoulas – pensionato greco suicidatosi in piazza Syntagma – come incredibile commistione fra documento storico e
pittura segnica. Allo stesso modo siamo ingannati dall’aspetto prensile del tubolare metallico Waiting in the garden, allegoria dell’attesa letteraria di Godot ma anche immediato riferimento
all’appiglio quotidiano di un mezzo pubblico. Una primitivizzazione cromatica e una schematizzazione memori dei lavori di Betty Parsons, celebre artista, gallerista e art dealer americana (1900 – 1982).
Ecco allora che iniziamo a comprendere il gioco di rimandi; tornano alla mente gli archetipi di quelle immagini: dal cervo che perde i suoi palchi alla concrezione di Ambracane, fino allo
schianto controllato della sonda DART e così alle fughe radioattive dei gasdotti North Stream.
Questi dipinti organicistici e spesso bicromi – un’estetica mutuata dalla pittura di Raoul De Keyser (1930-2012) – ci tornano indietro come fatto reale, spesso nell’immediato rimando del
titolo, proprio nel momento in cui ci eravamo convinti di aver negli occhi pura pittura Informale.
Asciuttezza, intuizione e ironia, la stessa che investe il blocco di marmo cosparso di vaselina della serie Faustrecht der freiheit | Il diritto del più forte, il tubolare articolato N.36 Appeso – Rosso- Sospeso (Appunti per una teoria del cinema muto sovietico), o il pallone-spia che esplode in Chinese spy balloon. Una poetica capace di premiare, ancor prima della composizione, l’idea, la forma originaria, l’inizio del processo: l’innesco.

Massimo Belli

R. Barthes, La Chambre claire. Note sur la photographie, Gallimard, Paris 1980

Nota biografica

Imprendibile. CCH trova randomicamente nel quotidiano, nel cinema e nella letteratura singoli
episodi a cui rendere una seconda vita artistica: l’immagine che innesca l’immaginazione, puro
flusso incontrollato di stimoli poetici e visivi che si fissa nella mente dell’artista.
I suoi lavori prendono le mosse a partire dall’esperienza personale: opere che ribaltano il
concetto di “segnale” costituendosi come «opere d’arte aperte», rappresentano nient’altro che
selezioni estratte dalla memoria letteraria, cinematografica e visuale di CCH. Una produzione
fluida e mobile che nega l’aspettativa estetica del pubblico mettendo in scena di volta in volta
uno spettacolo differente, del quale è lasciato sospeso il significato.
Nato a Livorno nel 1968, CCH (Massimiliano Ceccherini) si forma a Firenze presso l’Istituto
d’Arte e l’Accademia di Belle Arti, appasionandosi alla cinematografia di Federico Fellini e Pier
Paolo Pasolini e alla letteratura di Edoardo Sanguineti e Giorgio Caproni. Legato a Jung e alla
sua Autoanalisi, CCH stimola il mondo onirico attraverso il tema del sogno, dell’immaginario
magico, del consulto dei Ching. I suoi primi passi da artista li muove frequentando Luciano Inga
Pin e Rosanna Chiessi, che lo introducono alla poetica asciutta e immediata dei primi anni
Duemila. Nel 2012 Alessandro Rabottini lo seleziona per il 13 Premio Cairo, mentre nel 2016
espone a Milano presso la Galleria Giovanni Bonelli in In Space No One Can Hear You Laugh a
cura di Clarissa Tempestini, curatrice anche di IBRIDA, alla quale CCH partecipa nel 2018; nello
stesso anno è protagonista di una doppia personale presso Palazzo Monti a Brescia. Nel 2020
partecipa a COLORE-ASTRATTO-INFORMALE a cura di Fabio Cavallucci presso VÔTRE spazi
contemporanei a Carrara. Del suo lavoro scrivono critici come Paolo Emilio Antognoli, Fabrizio
D’Amico, Vincenzo Farinella e Matteo Mottin. CCH ha recentemente preso parte allo stand
quadripersonale della Galleria Niccoli Memoria e Materia presso Arte Fiera Bologna nel 2021,
allo stand Certo è l’incerto in ArtVerona 2023 con la stessa Galleria Niccoli, con la quale – in
collaborazione con Lunetta11 – ha realizzato anche la mostra Miss Uragano nella splendida
cornice di Casa Gramsci, in coabitazione con l’artista inglese Jessica Wilson. Nello stesso 2023
partecipa, con uno stand monografico, a Roma Arte in Nuvola sempre con la Galleria d’Arte
Niccoli di Parma, presso la quale esporrà nel prossimo futuro.