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Mostra Modigliani alla Magnani Rocca

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Femme au col blanc
Femme au col blanc

Francesca Avanzini

Una mostra piccola ma particolare, intensiva e non estensiva (non fosse irriverente parlare d’arte in termini di zootecnia) volta a far conoscere in profondità l’opera di Modigliani.  È quella allestita presso la Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, visitabile dall’ingresso in zona gialla fino al 18 luglio.

Poche le opere esposte ma proprio per questo assaporabili con calma, cercando di cogliere i fili e i nessi che legano l’arte di Modigliani, così innovativa e dirompente quando comparve, ai maestri del passato. Guardando La Femme au col blanc  (Museo di Grénoble, 1917) ritratto di Lunia Chechowska, una delle modelle preferite dell’artista, e giustapponendola alla Madonna col Bambino di Pietro di Giovanni Ambrosi (Siena 1446-7, collezione Magnani Rocca) e alle tante Madonne  senesi del Trecento e Quattrocento, senza trascurare la Madonna dal collo lungo del Parmigianino degli Uffizi, sono evidenti gli stessi colli e ovali allungati, lo stesso atteggiamento dei volti e delle mani affusolate, la stessa massa nera dei vestiti. Tutti elementi reperibili anche nel Ritratto della moglie di Cézanne del 1888-9, pure esposto.  Ma mentre per Cézanne viso, veste, mani costituiscono pura ricerca volumetrica e figura umana, alberi o montagne sono alla stessa stregua, in Modigliani è evidente la ricerca psicologica, il tentativo di cogliere l’interiorità dei personaggi che hanno occhi vuoti perché rivolti all’interno, alle mai interamente sondabili profondità della psiche. In un’epoca in cui il Cubismo, il Surrealismo e le altre correnti del tempo scompongono, decentrano o privano d’importanza la figura umana, Modi, controcorrente anche in questo, la rimette al centro e ci invita a studiarla con calma, rifiutando l’invito futurista alla velocità e riagganciandosi ancora una volta ai classici. La ricerca psicologica accomuna anche i cinque preziosi ritratti di personaggi dell’ambiente artistico parigino eseguiti a matita su carta tra il 1915 e il 1920.

L’essenzialità e capacità di sintesi delle maschere africane, in particolare quelle dell’etnia Gouro della Costa d’Avorio, sono un’altra influenza per Modi, così come per molti altri artisti del tempo, in primis Picasso. D’altra parte fioriva il colonialismo, e non era raro vedere nelle gallerie parigine o europee simili manufatti.

Fanno parte dell’esposizione anche due iconiche foto. Una, del 1909, mostra Modigliani al culmine del suo carisma e della sua bellezza. Nonostante la povertà, era considerato uno degli uomini più eleganti del milieu artistico parigino, e Severini affermava che l’assenzio -assunto anche per lenire i dolori della sua malattia- non l’aveva per nulla degradato. L’altra, del 1914, è di Jeanne Hébuterne, sua ultima compagna, mani sovrapposte, stessa posa e stessa dolcezza delle Madonne senesi.

Il catalogo e la mostra sono a cura di Stefano Roffi, con la collaborazione, per il catalogo, di Alice Ensabella.

Un ultimo aneddoto a proposito della Femme au col blanc. Osservando attentamente, è possibile notare, in alto a sinistra, inglobata nella massa nera del colore, la sagoma di un fiammifero. Questo perché, durante la sua esecuzione, il quadro era caduto a terra e aveva intrappolato il fiammifero di una delle eterne sigarette dell’artista, come racconta la modella nel corso di un’intervista per la televisione francese, l’unica mai rilasciata.

Francesca Avanzini