Home Argomenti Arte e Cultura Museo Pier Maria Rossi Berceto: Rigenerazione

Museo Pier Maria Rossi Berceto: Rigenerazione

117
0
Link

 RIGENERAZIONE

in concomitanza con  Rebirth-day celebrazione del Terzo Paradiso
ideata da Michelangelo Pistoletto e romosso da Cittadellarte il 21 dicembre 2014

Rebirth-day è la celebrazione del Terzo Paradiso. 
Lavoriamo tutti insieme per cambiare il mondo.

Il Terzo Paradiso non può attendere. 
Michelangelo Pistoletto

Nel concetto di rigenerazione è sotteso un recupero di vitalità, una metamorfosi, comunque una dimensione trascendentale che supera la materia, che per un processo dinamico oltrepassa la sua originaria natura, il suo grado di essere per attingere ad una diversa più alta forma di esistenza, non senza provocare meraviglia, stupore e sorpresa. E questo anche se rigenerazione In biologia si limita al sostituire parti danneggiate del corpo con copie identiche. Mentre resurrezione è termine dalla forte valenza teologica che indica la scissione tra anima e corpi e rinascita, un altro possibile sinonimo, che tuttavia ha un senso di maggior collegamento con la vita e con la morte, anche attraverso diverse modalità di esistenza come nella metempsicosi, nella palingenesi, nella trasmigrazione delle anime o nella reincarnazione. Temi sottili, con implicazioni evocative di mondi e di culture diverse, di una stratificazione di immagini e di saperi che si innestano e intrecciano in direzioni molteplici ricche di suggestioni.

           Ma una mostra parte dalla concretezza degli oggetti, dalle presenze materiali, dal loro “corpo” ed apparire e dai rapporti casuali od organizzati tra loro in uno spazio preciso che è quello della galleria, come, in questo caso, subito evocativa, attraverso la riproduzione della facciata del medievale Duomo di Berceto, antico spazio per presepe, che rinnova la sua funzione di segno di rinascita e rinnovamento con tutto quanto è implicito nel Natale.

           Ma la mostra laicamente allude alla rigenerazione come “recyclage culturel”, nel senso che gli ha dato l’arte del secolo appena concluso, ad incominciare da alcune delle avanguardie più attente alla materia, come una gestione delle pratiche e degli oggetti culturali: procedimenti come il montaggio, il ready-made, il pastiche, la citazione, ma anche il plagio, la campionatura o l’arte della ricombinazione. Questa operazione avviene normalmente partendo comunque da una forma di decontestualizzazione, che, all’inizio, mantenendo intatto l’oggetto ed il suo senso originario, aggiunge al suo significato uno nuovo, scaturito proprio dal nuovo contesto in cui viene ad essere collocato, spesso ricercando un effetto di straniamento in modo sorprendente.

           Su questa base o parallelamente ad essa si aggiunge la desemiotizzazione di scritture, immagini, o forme linguistiche o toni correnti di una cultura. Nascono così nuove ed originali suggestioni, rimandi emotivi o intellettuali, illuminazioni e intuizioni, che proprio un ibridare le culture, partendo dal trasformare e annullare le materie originarie, la cui apparenza originale e quindi la loro funzione di segno vengono tradotte e trasferiti in altro, che è perdita della memoria, trasformazione, alchemica o metamorfica, rinnovamento e restituzione insieme, recupero di una marginalità prodotta dallo scarto del fabbricare o dai rifiuti dell’uso, dal loro essere relitto inutilizzabile, segnato da una evidente fine, che il tempo ha accentuato o marcherà giorno dopo giorno.

           Un intervento del genere cancella la memoria non solo della funzionalità, ma anche della origine e della forma degli oggetti coinvolti nel processo di trasformazione, ma questo non significa che nell’operazione prevalga un atteggiamento antistorico: semplicemente si viene raccontando una storia diversa, che proprio dall’intervento dell’artista acquista una dimensione evocativa, emotiva tale da attingere spesso alla poesia, raggiungendo così una dimensione molto lontana dai materiali usati e dalla loro metamorfosi.

           Ecco la mostra che presentiamo di  due artisti diversi, ma non certo antitetici come Brunivo Buttarelli e Giuseppe Bigliardi, uniti da un comune intento di rigenerazione della materia, è all’interno di questa ricerca linguistica contemporanea sia sugli oggetti, sulle loro vicende, sul loro riciclaggio e la loro funzione in un contesto di ibridazione culturale, sia nel creare metafore di un sapere ed una sensibilità che si muove inseguendo il sogno dell’arte che riporta a noi, al nostro più intimo essere, anche ciò di cui credevamo di poterci disfare con leggerezza, compresa la più intima e segreta storia che corre nelle vene della nostra stessa umanità.

Parma, inizi di dicembre 2014

Marzio Dall’Acqua

         


 BRUNIVO BUTTARELLI

 

           Oltre all’uso del materiale più vario, con attento amore alla sua natura, intelligente scoperta delle sue molteplici possibilità di manipolazione, Brunivo Buttarelli costruisce sempre una scena: lo spazio in cui colloca le sue sculture è sempre uno spazio teatrale, già implicito nell’opera, che viene così espandendosi, racchiudendo o esponendosi come un relitto, some se da sempre lo occupasse, mentre essa nasce da una profonda e radicale trasformazione, che partendo dai suggerimenti, ma sarebbe meglio dire dalle evocazioni, che essi provocano come melodie musicali nell’occhio sensibile dell’artista, vengono suggerendo sia l’edito di una lunga metamorfosi incompiuta ed incompleta, sia che essa di manifesti davanti a noi in una immobilità, fremente di segreti interni flussi di vita. Sezioni vegetali, forme larvali in metamorfosi occulte, esposte come in tavole anatomiche, in esemplificazioni di scoperte naturalistiche di un mondo inaspettato e fino ad ora non esplorato. Questa impressione di sospensione esistenziale, consapevole però di magmatica interna fermentazione in dimensione geologica e quindi non percepibili nel nostro tempo quotidiano, è accentuata dal gioco illusionistico di trapassare da forme vegetali e forme minerali, da presenze biologiche e materia inerte, che dà sempre alle opere dello scultore un senso di scoperta, la curiosità meravigliata che si interroga sulla natura dell’opera, mentre ne coglie le allusioni materiche e le suggestioni formali. Lo stesso rapporto tra pieno e vuoto, tra forme che accolgono, proteggono, racchiudono ed altre esposte, mostrate rimanda alla scoperta, all’intrusione improvvisa ed inaspettata, al piacere dell’incontro inaspettato, al di fuori del tempo. O meglio di un tempo archeologico, o paleontologico, che pone una vastità di ere tra noi e questi oggetti che sono sempre relitti di un passato antichissimo, nascondendo così il loro carattere di rifiuti dell’oggi ed entrando nel fantastico, nell’immaginario e nella poesia.

Marzio Dall’Acqua

                                                        


GIUSEPPE BIGLIARDI 

           Un monolite con la scritta “Genesi” in molteplice lingue raschiato, corroso, ed aggredito e corroso da calori antichi che hanno deformato le lettere ed il senso: quasi una dimenticanza, un segnale che ormai non indica più nessuna direzione. Eppure un Eden esiste, in un angolo dell’Indonesia, in un corso d’acqua animati di ragazzi, forse di una razza diversa da noi che”rimaniamo a terra”, un paradiso che potrebbe sparire appena quel ragazzino che ci guarda prenderà coscienza che i nostri occhi l’hanno scoperto. Così forma vegetali, fotografie che dovrebbero essere il fissarsi del ricordo, l’eternità che diamo al nostro presente, diventano la base di racconti di inquietudine, di assonanze e rimandi che spesso si innestano sul nostro profondo, nell’inconscio. C’è infatti in Bigliardi una profonda, autentica necessità di rivolgersi all’inconscio, di far affiorare immagini che lievitano informi sotto l’occhio lucido di colui che è partito come fotografo, ma al quale l’immagine fissa non è mai del tutto bastata, e l’artista che rimane comunque legato alla realtà, alla figura, provenienti da un lontano ed intimo sentire, da profondità interiori inespresse, alle quali un lungo, lento ed elaborato processo cerca di dar spazio e forma. C’è un aspetto immediato di sorpresa e talora di gioco nelle sue opere, che rappresenta come una forma di pudore, un modo per nascondersi, ancora, se fosse possibile, ma lieve e per nulla dissacrante. Poi le sue forme vegetali ed animali prendono vita nella metamorfosi continua della materia, nella ricerca del colore che rimanda ad altro da quello ch’era in natura, nella manipolazione che modifica, rintraccia, gonfi, ingravida le forme o le penetra fino ad arrivare alla corsa di microrganismi colti in un irrequieto ed instancabile movimento sotto vitro. La poesia delle opere di Bigliardi nasce da questa sorpresa dell’occhio e da questo inventarsi, da demiurgo, una vita altra.

Marzio Dall’Acqua


Note biografiche degli artisti in forma di aiuto alla lettura delle loro opere

 

BRUNIVO BUTTARELLI 

           Arista internazionale, al quale è stata, dal 6 settembre al 5 ottobre 2014 una manifestazione a Casalmaggiore intitolata ” Brunivo Buttarelli and Friends l’arte, lo spazio, il tempo” alla quale hanno aderito 66 artisti europei per celebrare con lo scultore casalasco i sui 67 anni (Casalmaggiore, 1946). Ha insegnato dal 1971 al 1990 “Tecniche Pittoriche” murali” operando anche come restauratore di oggetti artistici e di affreschi. Da questa esperienza gli è nato il gusto del materiale trasformato dallo scorrere del tempo, del rispetto per questa nuova natura, ma anche dalla comprensione in forma immaginativa delle suggestioni che questi segni possono suggerire. Dall’esperienza di scultore e scenografo presso il Teatro Regio di Parma dal 1986 al 1991 si è confermata la sua vocazione di scultore, ma anche il senso della messa in scena dell’opera, del suo rapporto con lo spazio, del gusto per le dimensioni monumentali, dell’utilizzo di materiali poveri e dismessi. Il suo amore per l’archeologia, per cui a Casalmaggiore fonda il Centro Casalasco di Studi Paletnologici, partecipa a campagne di scavi e collabora con il Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento costituiscono il suo più autentico e profondo immaginario.  

 

GIUSEPPE BIGLIARDI 

           Anche Giuseppe Bigliardi (Parma, 1961) è un grande viaggiatore, affascinato dall’esotico, dal diverso, che nasce come fotografo, però. Nella seconda metà degli anni Ottanta, decide di essere fotografo anche per professione: si iscrive all’Istituto Europeo di Design di Milano, nel 1987 apre un attrezzatissimo studio a Parma dove  avvia collaborazioni importanti con aziende locali e internazionali. La fotografia commerciale che pratica in questi anni è ovviamente puntata sul prodotto, sull’oggetto. E’ un genere, un’applicazione che qualcuno chiama Still-Life, altri – e lo stesso autore, forse lo dimostra la sua storia successiva – preferiscono il termine più pittorico: natura morta. Su questa ricerca viene innestando la fotografia su materie diverse, di recupero, con indubbio interesse per il supporto e la sua superficie, nella relazione reciproca, per cui intervengono legni, lastre di metallo, superfici recuperate e riutilizzate. E’ anche una riflessione tra la immaterialità dell’immagine, il suo carattere illusorio e la corposità e solidità della materia coinvolta. “Nature Morte” , “Aqua”, “Indonesia”, “The New Beat Generation”, “Porta dei Sogni”, Terza Storia”, “Futurismi Materiali”, “Intrecci Fotografici”, “Internationart in Venice”, “Ogni viaggio un intreccio”, sono alcune delle mostre che ha esposto in questi ultimi anni. Ma viene anche progettando iniziative culturali di grande impatto immaginativo e di novità propositiva come la mostra realizzata dal 26 luglio al 26 agosto 2014 al Museo della via Francigena di Berceto su “L’isola che non c’è”, ricostruendo nel cinquantenario la vicenda de “L’Isola delle Rose”, conosciuta anche come “Insulo de la Rozoj”, realizzata su una piattaforma nell’Adriatico, che aveva il suo governo, la sua bandiera, una lingua ufficiale, una valuta e un ufficio postale dal quale fecero appena in tempo a partire un centinaio di lettere e cartoline affrancate con i propri francobolli.

IL TERZO PARADISO REBIRTH-DAY 

         Nel 2003 Pistoletto scrive il manifesto del Terzo Paradiso e ne disegna il simbolo, il Nuovo Segno di Infinito, costituito da una riconfigurazione del segno matematico d’infinito. Tra i due cerchi opposti, assunti a significato di natura e artificio, viene inserito un cerchio centrale, a rappresentare il grembo generativo del Terzo Paradiso, ideale superamento del conflitto distruttivo in cui natura e artificio si trovano nell’attuale società.

Nel marzo del 2004 l’Università di Torino gli conferisce la laurea honoris causa in Scienze Politiche. In tale occasione Pistoletto annuncia pubblicamente il Terzo Paradiso come prossima fase del suo lavoro. A partire da questa data, per Pistoletto e Cittadellarte, il Terzo Paradiso sarà la principale direttrice di un lavoro condotto intessendo una fitta rete di relazioni e collaborazioni con innumerevoli partner: singoli individui, associazioni, enti e istituzioni, attivi non solo in ambito artistico, ma nei più diversi ambiti della società.

           Il Terzo Paradiso è la fusione tra il primo e il secondo paradiso. Il primo è il paradiso in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura. Il secondo è il paradiso artificiale, sviluppato dall’intelligenza umana attraverso un processo che ha raggiunto oggi proporzioni globalizzanti. Questo paradiso è fatto di bisogni artificiali, di prodotti artificiali, di comodità artificiali, di piaceri artificiali e di ogni altra forma di artificio. Si è formato un vero e proprio mondo artificiale che, con progressione esponenziale, ingenera, parallelamente agli effetti benefici, processi irreversibili di degrado a dimensione planetaria. Il pericolo di una tragica collisione tra la sfera naturale e quella artificiale è ormai annunciato in ogni modo¹.

           Il progetto del Terzo Paradiso consiste nel condurre l’artificio, cioè la scienza, la tecnologia, l’arte, la cultura e la politica a restituire vita alla Terra, congiuntamente all’impegno di rifondare i comuni principi e comportamenti etici, in quanto da questi dipende l’effettiva riuscita di tale obiettivo.Terzo Paradiso significa il passaggio ad un nuovo livello di civiltà planetaria, indispensabile per assicurare al genere umano la propria sopravvivenza. Il Terzo Paradiso è il nuovo mito che porta ognuno ad assumere una personale responsabilità in questo frangente epocale.

           Le azioni, le attività e gli interventi dedicati alla rinascita si potranno sviluppare nel corso del 2014, e in particolare nel giorno di Rebirth-day, il 21 dicembre.

           Il 21 dicembre 2014 incontriamoci nelle strade e nelle piazze di tutto il mondo, e sul web, per prendere parte alla grande celebrazione del Terzo Paradiso.

 

Museo Pier Maria Rossi Berceto

La Toscanini