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Per una nuova Pasqua (estetica) da Buonarroto a Serrano

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Crocifissione - 1492, Michelangelo -Casa Buonarroti - Firenze Piss Christ -1987 ( Cristo di piscio) di Andres Serrano

Dal 1492, data della Crocifissione di Michelangelo, al 1987, anno che data il Cristo immerso nell’urina, è trascorso circa mezzo millennio. Pochissimo tempo in confronto all’eternità, e assolutamente tantissimo in confronto alla brevità dell’Arte.

Attendere Mezzo secolo per un’orinazione (estetica) è paradossale!  

Che dire! Dal neoplatonismo Michelangiolesco al postmodernismo di Andres Serrano è avvenuta una tale evoluzione, etico-estetica, tanto complessa e difficile da giustificare una gestazione millenaria.

Di fronte a un Cristo immerso nell’urina (povero Uomo, altro che inchiodato sulla croce!), gli Ignoranti di oggi restano senza Parola e si affidano a quella di Dio. Gli esperti e saggi della critica d’arte, di una tale pisciata (blasfema?) invece ne parlano con entusiasmo e di parole ne scrivono molte, anche di tono profetico. Neanche i violenti Romani concepirono tanta umiliazione: essere immersi nel piscio! Preferirono inchiodare i loro nemici e farli arrostire dal sole rovente!

Cristo, incompreso dal sinedrio prima, crocifisso poi, immerso nel piscio ora, nega di parlare ai  Prefetti della nuova Giudea: si è ammutolito. Lascia parlare i sommi sacerdoti dell’arte nuova: i vari Anna e Caifa, di cui l’Umanità e l’Arte non si sono mai liberate.

Per sdrammatizzare l’irreparabile rileggiamo, per l’ennesima volta, l’epigramma di Giovanni Battista Strozzi e quello del Buonarroto: loro sì che erano, al pari della loro genialità, ironici e icastici, senza mai orinare su qualcuno o qualcosa. Scrisse il Giovanni Battista Strozzi sulla Notte del Buonarroto:

La Notte che tu vedi in sì dolci atti

dormir, fu da un Angelo scolpita

in questo sasso, e, perché dorme, ha vita:

destala, se nol credi, e parleratti.

 

Rispose il Buonarroto:

Caro m’è ‘l sonno, e più l’esser di sasso,

mentre che ‘l danno e la vergogna dura;

non veder, non sentir, m’è gran ventura;

però non mi destar, deh, parla basso.

Adattamento

 

Se il pisciar è tanto estetico e parecchio sospirato

Da Hermann Nitsch fino a Serrano 

Salubre arte più che fisiologia animale

Tanto valea pisciar prima dell’Idea

Prima ancora dello Giotto o dello Masaccio

Se il pisciar è divenuto cultura

“Caro m’è ‘l sonno, e più l’esser di sasso”

E morir non mi è duolo

Manco i Romani degli Imperi

Tanta umiliazione inflissero per le strade magne!

Ed ora che “ ‘l danno e la vergogna dura”

Di tanti sterchi e svuotamenti vescicali

“non veder, non sentir, m’è gran ventura;

però non mi destar, deh, parla basso”

Del pisciar oggi è gran musica!

Pasqua 2017

Giuseppe De Filippo

3 COMMENTS

  1. Contro Piss Christ di Serrano

    Carissimo De Filippo,

    se penso, anche per un solo istante, alla “reiterazione dell’osceno” (sulla quale ti soffermi in altri tuoi testi critici ) come a un qualcosa cui si debba riconoscere per forza un qualsivoglia tipo di valore artistico-culturale, mi viene da concludere senza ombra di dubbio che ci troviamo di fronte allo sfascio completo di ogni ideologia e di ogni valore. Il Piss Christ di Serrano ha per me un valore tale da poter assurgere (l’artista?) a “soviet dell’ignoranza”. Molto più semplicemente, volendo esprimere una critica “seria” (tenendo a bada l’impulso interiore che è di rifiuto tout court) si può pensare di intravedere nel tema un “lato edonistico che ha dato luogo al ‘liberismo etico’, parallelo a quello economico”. Vogliamo parlare di libertà critica, non avversa, non disconoscente di nulla. Ma è comunque uno sforzo cosciente. È per me  inammissibile non segnalare subito il netto collegamento volgarmente (di rimando) fatto dall’Autore tra “terrorismo mentale” e tesi, storiograficamente debole ma, a suo sentire, ideologicamente fortissima.

    L’ ‘ideologicamente fortissima’ “è in effetti la presa di parola dal basso, un atto di quel “potere di tutti”, teorizzato in passato come la politica nonviolenta”. Un atto per certi aspetti positivo in partenza, ma che poi si deve valutare di quale contenuto, specialmente nei suoi sviluppi, si è riempito. La presa di parola è per me qui fine a se stessa e priva di ogni possibilità di sviluppo ulteriore. Riempita solo di un prevalente individualismo, io temo. Ci fu un tempo una sorta di  comunitarismo piuttosto apparente, un assemblearismo leaderizzato, una libertà scivolante nella massificazione, tutti aspetti che in momenti diversi possono aver dato l’idea di poter supportare mentalmente una siffatta “ideologia”. Ma poi la diaspora andò alla ricerca della felicità e della logica. Nel Cristo di piscio la libertà individuale (dell’Autore) prevale sulla giustizia fino a rendere ragione apparente di un discorso inconsulto, che non procede da maturo consiglio. Questo fatto mi tormenta, senza accennare in nessun punto ad una componente cattolica del mio pensiero. Non è cioè la figura del Cristo profanata che mi tormenta, quanto piuttosto l’idea che un qualsiasi sedicente artista possa permettersi di dettare le regole del gioco al di fuori di ogni ragionevole costrutto. 

    Giuseppe Stranieri