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Cibus: il consumatore “infedele”

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Andrea Violi

(gazzettadiparma.it) I consumatori pensano che le vere grandi marche siano ormai poche e hanno anche "un’ansia da informazione": per questo la marca deve avere un’identità autorevole e "accompagnare" il consumatore, permettergli di scoprire i "segreti" dei prodotti.

A Cibus lo spiega Giuseppe Minoia (Gfk Eurisko), che fa un riassunto delle indagini sui comportamenti dei consumatori fatti dal suo istituto. Alle aziende alimentari Minoia spiega quindi che il consumatore è più critico e nel contempo più curioso: desidererebbe poter entrare negli stabilimenti produttivi – in modo concreto ma anche virtuale… – per vedere di persona e magari toccare con mano la qualità di cui le aziende parlano.

LA TECNO-ECOLOGIA. "I consumatori chiedono poi che i prodotti alimentari non siano un mero nutrimento ma che vadano oltre – prosegue Minoia -. Ad esempio, si può puntare sulla "tecno-ecologia" (ad esempio, prodotti ricavati grazie alle opportunità della ricerca tecnologica e nel contempo naturali, ndr). In Italia abbiamo fior di ricercatori, che possono aiutarci: bisogna che le aziende facciano più innovazione. La gente pensa che nelle imprese ci siano dei "think tank" ma, a parte le multinazionali, credo che non sia così. La risposta delle aziende? Nuovi prodotti ma non solo. Non bisogna trascurare i bisogni degli anziani, che avranno una vita più lunga e vogliono cibi adeguati alle loro esigenze".

LE NUOVE TENDENZE. Le scelte dei consumatori si muovono in dure direzioni:
1) Cercano piaceri e sapori. Intendono il cibo come esplorazione, come piacere di scoprire qualcosa, di arricchirsi nella mente e nel corpo: secondo Minoia le aziende non hanno "approfittato" abbastanza di questa opportunità di mercato

2) Si valorizza di più la convivialità legata al cibo. L’italiano medio non è pantofolaio, anzi a pranzo e a cena sempre più spesso: un altro mercato su cui puntare.

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