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4 sentenze scrivono la verità sulla stagione vaccinista

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Andrea Zambrano
Nessun dato da Aifa (Agenzia italiana del farmaco); lecito esigere dai vaccinatori le informazioni; l’infermiera risarcita del danno dopo la sospensione; lo stipendio restituito ai professori: 4 sentenze “in nome del popolo italiano” riscrivono la storia e gli errori della stagione vaccinista. Materiale per la Bicamerale Covid.

Negli ultimi giorni la Bussola ha dato notizia di quattro sentenze molto importanti per la libertà e che riguardano la campagna vaccinale anti covid appena trascorsa. Si tratta di quattro sentenze molto importanti, che in alcuni casi potrebbero anche già fare scuola per altre sentenze dato che sono già passate in giudicato. In altri casi si tratta di primi gradi, su cui potrebbe incombere il ricorso o di rigetto della domanda, ma che nel loro significato profondo delineano un quadro a tinte fosche di alcuni aspetti della vaccinazione coatta.  

Vediamole in sequenza e cerchiamo di tirare le somme.  

  1. AIFA NON HA DATI
    La prima sentenza riguarda un pronunciamento del Tar del Lazio con il quale si rigetta la domanda di alcuni sanitari assistiti dall’avvocato Francesco Golinelli, che avevano portato in giudizio Aifa perché, nel giustificare la sospensione, non aveva dato loro le motivazioni necessarie su efficacia dei vaccini e rapporto rischi benefici. Il giudice ha dovuto rigettare la domanda per il semplice motivo che Aifa non era in possesso di quei dati: al momento della messa in commercio dei vaccini, infatti, Aifa non aveva dati sull’efficacia, la trasmissione del virus e il rapporto rischi/benefici.
    Il motivo?  Erano tutti in possesso, e lo sono tutt’ora, dell’Ema. La sentenza, se da un lato ha dovuto rigettare la richiesta dei sanitari di vedersi riconosciuta la ragione, apre però interrogativi inquietanti sull’approvazione dei vaccini alla cieca operata dall’agenzia nazionale del farmaco. Eppure, nel corso della campagna vaccinale non solo Aifa, ma anche il governo Conte II e poi Draghi hanno ripetuto come un mantra che i vaccini erano efficaci, che avrebbero bloccato il virus e che il rapporto rischi benefici era decisamente a favore di questi ultimi. Che cosa resta di queste granitiche certezze?
    Nulla evidentemente, non sarà però facile nascondere la sabbia sotto al tappeto perché con questa sentenza – che si aggiunge a una simile di un anno fa sulla sicurezza -, un giudice italiano afferma senza smentita che Aifa ha approvato i vaccini al buio, senza disporre di report o documenti o di verifiche effettuate internamente. Della serie: hanno mandato a vaccinare milioni di italiani affermando che tutto era testato e sicuro quando in realtà non avevano nulla che comprovasse queste così granitiche certezze.

  2. LECITO PRETENDERE INFORMAZIONI 
    Veniamo alla seconda sentenza di cui ci siamo occupati. Riguarda uno degli aspetti più odiosi della campagna vaccinale ed è stata pronunciata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Chieti Luca De Ninis. Due cittadini di Guardiagrele sono stati assolti dall’accusa di interruzione di pubblico servizio, annullando un decreto penale di condanna che gravava su di loro. Che cosa era successo? Nel 2021, durante la vaccinazione, si erano recati al centro vaccinale pretendendo risposte sulla sicurezza e l’efficacia dei vaccini, che il medico vaccinatore di turno non gli aveva fornito.
    Di più: il sanitario, spazientito aveva per giunta chiamato i carabinieri che, raccolte le informazioni e trasmesse in Procura hanno visto poi i due raggiunti dal decreto penale di condanna. Che cosa ha deciso il Gip sul loro caso? Che era un loro diritto sacrosanto chiedere informazioni sui vaccini e che pertanto non solo la loro non era interruzione di pubblico servizio, ma semmai è il medico ad aver eventualmente interrotto un servizio pubblico.
    Pertanto, la donna è stata rimandata al Procuratore che ora dovrà valutare la sua eventuale posizione penale. Solida e insolita la motivazione con la quale il Gip ha dato ragione ai due uomini. Una disamina scrupolosa e senza appello su tutti i fallimenti della campagna vaccinale che non ha esitato a definire in sentenza «approssimativa». «Basterebbe avere riguardo all’assenza di farmacovigilanza attiva ed all’incongruenza dei dati». Il giudizio del giudice De Ninis sulla campagna vaccinale, effetti avversi compresi, è il giudizio più duro pronunciato finora In nome del Popolo Italiano perché per la prima volta un giudice afferma in una sentenza passata in giudicato gli errori della campagna vaccinale.  

  3. RISARCIRE IL DANNO AI SOSPESI
    Veniamo alla terza sentenza. È stata pronunciata a Firenze dal giudice Susanna Zanda ed è in primo grado, quindi ancora appellabile. A un’infermiera non vaccinata e sospesa per un anno è stata riconosciuta la discriminazione e disposto il reintegro degli stipendi, condannando l’Asl a un risarcimento di 200 euro per ogni giorno senza lavoro.
    Decisivo, nel giudizio della toga, il report Inail sui sanitari in malattia per covid che dimostra come il vaccino non abbia protetto dal virus. In sostanza, dato che nel 2022 l’Inail ha avuto oltre il 62% di sanitari in malattia causa covid, il ragionamento è stato semplice: come è stato possibile dato che essendo tutti vaccinati non avrebbero dovuto contrarre neanche un raffreddore? Usando così la logica, il giudice ha riconosciuto all’infermiera il suo diritto a vedersi riconosciuti non solo gli stipendi arretrati con tanto di previdenza, ma anche il risarcimento danni nella misura di 200 euro per ogni giorno di lavoro perso.
    La sentenza è importante perché smonta pezzo per pezzo i decreti poi convertiti in legge con i quali i governi Conte II e Draghi hanno letteralmente privato di libertà migliaia di italiani e minacciato tutti gli altri con lo spauracchio della sospensione dal lavoro.  

  4. RIDATE LO STIPENDIO AI PROF
    Infine, quarta sentenza: il giudice di Viterbo ha condannato il Ministero dell’Istruzione a versare gli stipendi arretrati a tre docenti che furono sospesi dal lavoro perché senza vaccino.
    È stata riconosciuta la retroattività del reintegro per colpa anche della legge scritta male. Ciò che è importante di questa pronuncia è che, essendo passata in giudicato, non è appellabile quindi come tale potrebbe essere utilizzata da molti altri avvocati che stanno difendendo migliaia di sospesi che ora chiedono giustizia.  

Come detto, si tratta di sentenze importantissime, passate ovviamente sotto silenzio dalla stampa mainstream; eppure, pronunciate da giudici pienamente inquadrati dentro quel potere giudiziario che secondo la classificazione di Montesquieu rappresenta una delle tre prerogative dello Stato.  

Questo potrebbe essere materiale utile per la nascente commissione bicamerale covid che a gennaio dovrebbe cominciare i suoi lavori. Analizzando le varie sentenze sul caso, si potrebbe anche disegnare una sorta di geografia della pandemia andando a evidenziare tutto ciò che è andato storto.

Si tratta di una paziente opera di ricucitura, di sutura di un tessuto, quello della convivenza che è stato strappato a brandelli facendo strame del diritto. Oggi qualche giudice sta provando con coraggio a cucirlo per riscrivere la storia della pandemia senza gli occhi della paura, del terrore e della minaccia, ma solo con lo sguardo libero e razionale della Giustizia. 05/12/2023

Fonte Link: lanuovabq.it