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SALA OPERATORIA CHIUSA E MUORE: PROTESTA CITTADINA

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(ansa.it) NISSENA  MAZZARINO (CALTANISSETTA) – Dopo aver partecipato al funerale del figlio, ieri, morto il 21 agosto in un incidente stradale, si è incatenato davanti all’ospedale "Santo Stefano" per protestare per i ritardi nei soccorsi. Questa mattina Giovanni Li Gambi, 57 anni, ha spostato la sua protesta sulla strada statale 626, Caltanissetta-Gela. Chiede giustizia perché "ciò che è accaduto a mio figlio Filippo, a soli 23 anni, deve servire a salvare altre vite".

Li Gambi, protesta affinché non venga chiuso il nosocomio di Mazzarino inserito nel piano di ridimensionamento dell’assessorato alla Sanità. Assieme ai familiari stamani ha collocato sulla carreggiata una roulotte e alcune auto sulle quali campeggiano dei cartelli come: "Filippo, la prima vittima del decreto Russo". "La struttura di Mazzarino non deve chiudere – dice Li Gambi – chiedo a tutte le autorità della provincia di intervenire al più presto e in maniera concreta". Filippo Li Gambi è morto mentre era alla guida della sua moto acquistata da un mese. Il giovane era stato trasportato in gravi condizioni all’ospedale "Santo Stefano", da dove era stato disposto il trasferimento all’ospedale "Sant’Elia" di Caltanissetta. Il giovano, però, è morto all’arrivo. I familiari hanno presentato una denuncia sostenendo che il giovane si sarebbe potuto salvare se al "Santo Stefano" fosse stata aperta la sala operatoria. Il sit in è ancora in corso è attualmente il traffico sullo scorrimento veloce Caltanissetta-Gela, all’altezza del bivio per Riesi e Mazzarino, viene dirottato su strade secondarie. Molti cittadini di Mazzarino solidarizzano con Li Gambi e parecchi negozi stamattina sono rimasti con le saracinesche abbassate per solidarietà. L’assessorato regionale alla Sanità ha già disposto un’ ispezione nell’ospedale "Santo Stefano".

OSTETRICIA CHIUSA, A NISCEMI L’OCCUPAZIONE DELLE GESTANTI
Continua l’ occupazione del reparto di ostetricia e ginecologia del nuovo ospedale "Suor Cecilia Basarocco" di Niscemi (Cl) da parte delle puerpere che protestano contro la chiusura dell’unità avvenuta il 19 luglio scorso provocata dalla mancanza di medici che erano in ferie. Le donne hanno annunciato che continueranno il sit-in a tempo indeterminato, fino a quando non avranno certezze sulla completa riapertura del reparto maternità che oggi ha ripreso a funzionare ma solo come day hospital.

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