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Covid, Fabio Franchi: vi svelo tutto l’inganno

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Gioia Locati

Da tempo cullavo l’idea di intervistare Fabio Franchi sulla pandemia. O meglio, sulla “Catastrofe provocata dal virus che non c’è” parafrasando il titolo del suo ultimo libro (Ed. Youcanprint, 20 euro, pdf gratuito). [Ndr: il virus c’è; semmai è stato sbagliato il protocollo della cura, compreso il vaccino ].

Ora, che si discute molto dell’indagine della Procura di Bergamo e che in qualche modo si cerca di riflettere su quanto accaduto negli ultimi tre anni, è arrivato il momento.

Chi è Franchi. È stato per decenni dirigente medico agli Ospedali Riuniti di Trieste. È specializzato in Igiene, Medicina Preventiva e Malattie infettive. Poco prima di concludere il percorso di studi, alla Specialità di Infettivologia, ha rischiato di essere estromesso per le sue posizioni (che però mantenne anche in seguito). Nel 1996 pubblicò, assieme al prof Luigi De Marchi, il libro “AIDS, la grande truffa”, oltre a numerosi articoli critici verso la versione mainstream e contro l’utilizzo dell’AZT per curare l’AIDS.

Lei criticò le spiegazioni ufficiali sull’AIDS ma non è stato né perseguitato né allontanato dall’Università.

“Qualche problema lo ebbi, ma erano altri tempi, ora posso dire di essere stato fortunato, essendo il mio caso fra i pochi al mondo. Dimostrai ogni mia affermazione ma allora come oggi non ottenni contestazioni efficaci, solo un’efficace censura”.

Oggi, lei va dicendo (anzi lo afferma da tre anni) che il virus Sars Cov 2 non è mai stato isolato.

“Il virus è un’entità ben precisa, non ha solo il codice genetico ma pure un particolare involucro. La sua esistenza va provata. Per ragionare scientificamente occorre partire da dati veri altrimenti le conclusioni rischiano di essere false”.

Secondo la sua teoria, questo virus fisicamente non esiste in alcun laboratorio, allora cosa c’è?

“Non è una teoria solo mia, beninteso. L’isolamento virale è stato standardizzato negli anni ‘70, all’Istituto Pasteur di Parigi, vi sono procedure specifiche da seguire e ciò non è stato fatto. Per dettagli tecnici su questo particolare punto, si può leggere la mia replica alla prof.ssa Maria Rosaria Capobianchi, biologa e direttrice del laboratorio di Virologia dello Spallanzani di Roma, la quale aveva risposto ad una richiesta di fornire documenti a prova dell’isolamento virale”. Qui.

Sottoposi la questione al prof Giulio Tarro, il quale mi mandò uno dei primi lavori cinesi sull’isolamento…

“…sul presunto isolamento. Quello che è mostrato è un isolamento virtuale, elaborato al computer partendo da una ipotetica sequenza di nucleotidi. È mancato il primo passaggio, la prova che la catena nucleotidica appartenesse a un nuovo virus, separato e purificato da altro materiale in quantità adeguate per poter essere studiato. Il programma del computer elabora milioni di sequenze partendo dalla combinazione di piccoli segmenti, ritrovati nel materiale eterogeneo sotto esame, con lavoro di taglia e cuci. Se tra le varie combinazioni ipotizzate trova quella desiderata, allora conclude per l’identificazione di un virus intero (un virus per modo di dire: le varianti registrate sono arrivate ad oltre 15 milioni!). Glielo spiegò in un’intervista sul blog il prof Ariberto Fassati”.

Perché nessuno la segue in questo ragionamento?

“A onor del vero anche altri in Italia, in particolare il prof Stefano Scoglio, e più recentemente l’endocrinologo Alessandro Buccieri sono giunti alle stesse conclusioni, e molti altri studiosi stranieri. Ho interpellato noti ricercatori e nessuno ha risposto alle mie obiezioni, da Loretta Bolgan Paolo Bellavite, da Joseph Tritto Giovanni Frajese a Massimo Citro, mentre io ho contestato precisamente le loro affermazioni.

Isolamento a parte, i fatti hanno dimostrato che ho ragione in ogni altro aspetto, compreso quello epidemiologico. Non c’è necessità di alcun nuovo virus per spiegare tutto”.

Quali fatti?

“Per esempio che abbiano brevettato le sequenze “specifiche” per il SARS-CoV-2 e che abbiano iniziato a preparare un vaccino specifico anni prima che nascesse: L’ipotesi del virus ingegnerizzato e poi liberato al momento opportuno decade per altri motivi. Poi, pochi sanno che il 50% circa delle polmoniti interstiziali definite Covid era negativo al test molecolare PCR, a Wuhan come in Italia. Perfino Fabrizio Pregliasco lo ha ammesso in un’intervista e in una pubblicazione scientifica. Un test positivo non è necessario né sufficiente per la ‘nuova’ infezione respiratoria acuta grave”.

Le avrei chiesto: senza un virus considerato responsabile di che cosa ci si ammala?

“Le polmoniti, come le influenze, non sono provocate da un unico microorganismo. Spiegai già (anche sul blog) che le sindromi influenzali sono determinate da almeno 200 agenti conosciuti. L’influenza vera (quella per la quale viene preparato un vaccino annuale) rende ragione solo dell’11% circa delle sindromi influenzali. Per una grossa quota di queste ultime non si riesce ad accertare la causa. Inoltre bisogna tener ben presente che “COVID” è un termine che induce confusione, infatti può essere di tutto…”.

Però durante i primi mesi di Covid le persone morivano in poche ore.

“In poche ore … a partire da quando? Va detto che in clinica i casi eccezionali ci sono però, nella situazione creata allora, moltissimi non venivano visitati, i malati sono stati letteralmente abbandonati nelle loro abitazioni per molti giorni fino a peggioramento, e poi ricoverati quando le condizioni erano già aggravate. Nelle terapie intensive spesso venivano intubati, si praticavano talvolta pressioni respiratorie incongrue e li si bombardava di farmaci non scevri di pesanti eventi avversi…”

Sta dicendo che chi veniva intubato subiva pressioni respiratorie incongrue?

“Sì, come riportato da alcuni noti intensivisti, per esempio il dott Luciano Gattinoni (Università di Goettingen, Germania) ed il dott Samuele Ceruti (Lugano, Svizzera). Conosco miei colleghi che hanno curato molte polmoniti a domicilio, senza guardare al risultato del test e per ciascun malato modulavano la terapia, dopo aver effettuato visita medica e diagnosi differenziale. C’era chi aveva bisogno di antibiotici, chi di ossigeno e così via. Le polmoniti di varia natura esistevano anche prima del 2019 e nella stagione fredda talvolta mettevano in crisi le terapie intensive. Ma nel 2020 è stato proibito ai medici di visitare i malati, non era mai accaduta una cosa simile…La Sanità ha mostrato di voler creare il problema, piuttosto che risolverlo”.

Per quale altra malattia è stato vietato dare un saluto ai familiari morti, fare loro un’ultima carezza o vestirli?

“Nessuna”.

Quando è accaduto che i morti fossero infilati nei sacchi della spazzatura?

”Mai. C’era rispetto per i defunti”.

Perché afferma che la Sanità abbia dimostrato di non voler risolvere il problema?

“Per esempio hanno subito additato come cialtroni e allontanato i medici che erano capaci di risolverlo. Ci sono anche altri motivi. Molti colleghi con i quali mi sono confrontato erano spaventati, altri sentivano il peso di dover obbedire alle direttive insensate, altri han trovato comodo non visitare”.

Lei ha passato tanti anni al reparto Malattie Infettive, per quali altre malattie siete stati costretti a non visitare i malati? 

“Nessuna. Non ci è mai passato per la testa di non visitare i pazienti fossero ricoverati per polmoniti, meningiti, Aids, Tbc, epatiti, encefaliti o infezioni di origine sconosciuta. Si prendevano le precauzioni del caso, spesso molto semplici e, se si trattava di malattie respiratorie, si curava il ricambio d’aria nella stanza. Mai abbiamo contratto infezioni ospedaliere, i miei colleghi ed io”.

Oggi la Covid sembra una malattia diversa, meno virulenta degli esordi, cos’è cambiato?

“Dovremmo prima chiederci cosa si intende per Covid. Secondo la definizione dell’OMS, dei CDC, dell’EMA e dell’Aifa si ha un caso di Covid accertato “quando il tampone PCR è positivo indipendentemente dai sintomi clinici” (quindi non è necessaria la polmonite, va bene anche l’unghia incarnita, o la perfetta salute). È chiaro che una definizione così generica è fatta apposta per prestarsi ad abusi. Nel mio saggio ho pubblicato diversi casi eclatanti suffragati da ritagli di giornale. Il Resto del Carlino di Bologna, il 13 maggio 2020 titolò “Muore di Covid a 30 anni: è la vittima più giovane”. Sottotitolo: “Michele Grauso, finanziere, era in coma da tre anni, un collega gli sparò accidentalmente”. Altro titolo. “Coronavirus. Quattordici nuovi positivi in Abruzzo. Tra i morti il 41enne annegato a San Salvo”.

Sì, ancora oggi in Italia, i decessi per tutte le cause diventano Covid se nelle ultime ore di vita il malato, ricoverato o no, diventa positivo al virus. Che spiegazione si è dato?

Questa definizione e questa prassi sono utili ad allargare la platea dei malati. La prova ce l’ha fornita la Cina che in dicembre ha cambiato la definizione di malattia. Dopo aver liberato gli abitanti dalle pesantissime segregazioni, la diagnosi di Covid è stata ristretta soltanto alla polmonite interstiziale (e risultato positivo al test, la cui sensibilità può essere regolata a piacere)”.

Parliamo dei test. Nel libro vi sono diverse testimonianze di persone risultate positive in una regione e negative nell’altra. Qualcuno anche nello stesso giorno a distanza di poche ore.

“Fra questi c’è Elon Musk che ha fatto 4 test nello stesso giorno nello stesso laboratorio: due negativi e due positivi. Il problema è che questi test non sono stati né validati né standardizzati, come riconosciuto anche da Giorgio Palù, presidente Aifa. Devono esseri usati con lo stesso criterio, altrimenti c’è il caos. In Italia ad esempio ce sono centinaia, ognuno ha parametri diversi, ogni kit è garantito da chi lo produce”.

Cosa si trova allora con il test PCR?

“Sequenze di nucleotidi attribuiti senza prova ad un nuovo virus. Se ci si basa su un test non validato, non si possono fare che affermazioni false, non si può spiegare una malattia, né risalire alle cause di morte”.

Insomma, la Covid può essere tutto, i test non sono attendibili, eppure c’è qualcosa che fa ammalare.

“Non ho mai detto che non esistono le malattie, ma che l’impostazione era ed è totalmente irrazionale. Niente di nuovo sotto il sole, se non un cambiamento dell’approccio che ha permesso di aggravare quello che negli anni precedenti si risolveva senza tante sceneggiate. Non solo. Abbiamo già parlato anche sul blog della presenza di anticorpi (specifici per il SARS-CoV-2) trovati nel sangue di una quota rilevante di pazienti anni prima del supposto arrivo della Covid. Quindi ci sono due possibilità: a) i test anticorpali sono affidabili e il nuovo virus è un virus vecchio già diffuso abbondantemente nella popolazione e che non aveva dato luogo a nessuna pandemia negli anni precedenti il 2019; b) il nuovo virus è un artefatto di laboratorio, nel senso che i test (con risultati in disaccordo tra loro) sono aspecifici e danno risultati erratici (io propendo per il b)”.

La prima Sars e la Mers scomparvero presto e restarono circoscritte ai Paesi asiatici, furono isolati quei virus?

“Non furono isolati. Ma la differente definizione fece sì che la malattia scomparisse. Si era malati solo con polmonite interstiziale e sintomi respiratori gravi oltre al test positivo”.

Oggi non si teme più la Covid.

“Ormai le persone sono stufe di sentir parlare della pandemia, all’inizio erano terrorizzate, poi la paura è diminuita tanto che, paradossalmente, molti hanno cercato di “ammalarsi” per poter avere il Green Pass. Perfino Bassetti, il portabandiera dei virus a oltranza, ha visto cadere nel vuoto i suoi ultimi tentativi di creare allarmismo, dal virus dei cammelli a quello delle scimmie al ritorno dell’aviaria. Infatti, di recente, ha detto che “siamo tornati alla normalità grazie all’eroismo dei sanitari e ai vaccini”. È importante capire cosa è successo e seguire cosa sta accadendo perché queste situazioni seguono schemi che verranno riproposti in futuro con piccole variazioni. La gente tende a dimenticare …”

Quali situazioni, gli allarmi pandemici?

“Sì, dall’aviaria del 2005 alla suina del 2009, una farsa via l’altra. Nel 2005 si parlò di “salto di specie” per il virus degli uccelli (H5N1) senza che fosse mai dimostrata la trasmissione da uomo a uomo. Bastò ritrovare qualche cigno e qualche pappagallo morto per far partire il circo mediatico, si distrussero interi allevamenti di volatili, ogni giorno per mesi i giornali riportavano notizie della pandemia in prima pagina. All’epoca, ricordo, andai ad un corso di aggiornamento e fuori conferenza un rappresentante di una casa farmaceutica ci disse che i vaccini erano già pronti per il lancio in grande scala (pur non essendo ancora nato il virus aviario umano). Rinunciarono perché la preparazione della popolazione non era stata ottimale dal loro punto di vista”.

Ci fu un tentativo di creare il panico anche con la suina ma la popolazione non si preoccupò quando si accorse che si trattava di un’influenza, più benigna che negli anni precedenti.

“Anche in quel caso l’Italia acquistò milioni di vaccini che poi dovette buttare via o regalare al Qatar. Per la Covid, in base agli accordi segreti, come scritto da lei, ne avremo 175 milioni da utilizzare entro il 2023: 2-3 dosi a testa entro dicembre, ce le faremo?”.

Lei scrive “le pandemie sono il pensiero fisso di certi miliardari” pensa che quest’ultima sia stata programmata?

“Tutte lo sono. Ci sono le prove. Bill Gates si ostinò a prevederne già dal 2015, poi nel 2018 (“33 milioni di morti in sei mesi” disse) e nel 2019, attraverso l’Event 201, da lui finanziato, ne prospettò con assoluta sicurezza una con 65 milioni di morti in 18 mesi (si trattò di una simulazione di pandemia da coronavirus al Johns Hopkins Center nell’ottobre 2019 che, e che si trattasse di pura coincidenza non ci credette nessuno). Il refrain era sempre lo stesso: ‘Non sappiamo quando arriverà, sappiamo solo che arriverà e sarà devastante’. Per inciso nella nostra epoca le malattie infettive virali non rappresentano un problema di salute pubblica nel mondo sviluppato”.

La popolazione è stata indubbiamente condizionata. La paura ha attecchito più nella parte di mondo sviluppata che in quella sottosviluppata. Ma a che pro tutto questo, solo per vendere i vaccini?

Jacques Attalì, nel 2009, scrisse “Una piccola pandemia permetterà di instaurare un governo mondiale”.

Si riferisce a un modello cinese esteso su scala globale?

“L’identità digitale permette di controllare i cittadini, con un clic si fermano i conti correnti. È già successo in Canada ai camionisti che protestavano contro il Green Pass. I governi decideranno chi sono i bravi cittadini anche dal numero delle vaccinazioni fatte. Da noi sono già stati sdoganati i principi che i figli appartengono allo Stato e non ai genitori e che ci si deve iniettare farmaci per un fantomatico bene collettivo”.

Ma non è detto che ogni dettaglio di questo disegno globale vada in porto…

“No, non è detto. Le ultime scandalose rivelazioni sul complotto (La Verità), oltre a confermare in pieno quanto da noi detto fin da subito, rendono meno probabile che molti vi credano ancora”. 10 marzo 2023

Fonte Link: blog.ilgiornale.it