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DIMISSIONI CELESTI: L’ASP DI PARMA USATA DALL’AUSL E DAL COMUNE COME DISCARICA DI MALATI ANZIANI E DI DISABILI

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di Raffaele Zinelli – Presidente associazione CartaCanta onlus

Quanto deve costare la sanità‬?”, si è chiesto il 28 luglio scorso Gino Strada su Il Fatto Quotidiano: “A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. Idealmente, non un euro in più, né un euro in meno”. Poi il fondatore di Emergency ha aggiunto: “La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà.

La spesa sanitaria è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività, del ‘sistema sanitario’, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa ‘medicina difensiva’ a dilapidare danaro pubblico. C’è però una cosa nella sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private ‘convenzionate’, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più ospedali. Il profitto stimato nel settore della sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a tagliare da lì? Con i soldi risparmiati, dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità… e molto meno costoso”.

Ebbene questa risposta di Gino Strada andrebbe estesa anche alla spesa necessaria per la cura della cronicità e della non autosufficienza che, pur essendo compresa nei LEA (i livelli essenziali di assistenza sanitaria), con la “riforma” costituzionale del 2001 voluta dal Governo Amato è diventata legislazione concorrente tra Stato e Regioni, inghiottita e maciullata da 20 differenti sistemi sanitari regionali (altrettanti centri di potere e clientelismo), svuotata della sua primaria valenza sanitaria, relegata al comparto assistenziale dei Comuni, consegnata da questi al privato cooperativo che foraggia il famelico partito di Renzi e già di Bersani (“politici famelici, mai pagato così tanto il PD”, a dirlo ai magistrati è il Buzzi di Mafia Capitale) e quindi privata dei seppure dovuti finanziamenti, tradendo così i già deboli paradigmi di equità, universalismo e uniformità fissati dalla legge 833/1978 istitutiva il Servizio Sanitario Nazionale.

In questo contesto di federalismo del malaffare e di sanità negata al quale non sfugge neppure la nostra Regione quale madrina dei natali della peggiore cooperazione d’affari e sociale oltre che autrice di una fallimentare e pubblicida procedura di accreditamento dei servizi socio-sanitari per anziani e disabili disegnata in complicità con la terna CGIL-CISL e UIL per aggiudicare il 75% dei servizi al privato cooperativo, il bilancio sociale 2014 dell’ASP di Parma si apre con una frase attribuita a San Filippo Neri (il presbitero passato alla storia più come il “giullare di Dio” che per l’intitolazione a suo nome della “Congregazione della carità” legata alla storia degli ex Iraia): Bisogna desiderare di far cose da grandi. Il santo però non immaginava che gli apostati Fabi, Pizzarotti e Giorgi si sarebbero distinti in “cose da grandi” come lo scaricamento condiviso nelle strutture dell’ex Iraia di disabili “anziani” provenienti da gruppi appartamento e di malati anziani gravissimi dai reparti ospedalieri, fatto che nel 2014 si è tradotto nelle strutture di ASP in un mostruoso incremento dei decessi rispetto al 2013: ben 46 in RSA (un aumento del 70,37%!!!) e “solo” 81 nelle Case Protette (in aumento del 10,96%!):

pagina 59 Bilancio Sociale 2014 ASP Ad Personam

Le tabelle però non mostrano soltanto i numeri di questa che assomiglia a una preordinata mattanza di anziani e per il 2014 evidenziano sia nei posti di ex RSA che di ex Casa Protetta un calo di 7.054 giornate di accoglienza rispetto al 2013: fortissimo in RSA (-4.877 giornate, pari a un -21,31%) e comunque sensibile nelle Case Protette (-2.177 giornate, pari a un -2,17%).

È evidente che per l’ASP (come per qualsiasi altro gestore) le cui entrate sono costituite essenzialmente dalle rette (formate da quote a carico degli utenti e da rimborsi a sanitari e a rilievo sanitario provenienti dall’AUSL e dal FRNA), il calo generale delle giornate di accoglienza e quindi delle presenze ha pesato negativamente sul suo equilibrio economico. A confermarlo è l’Azienda stessa con una nota nel Bilancio Sociale e una specifica tabella: “Volendo confrontare il biennio 2013-2014, solo per l’ex Casa Protetta, poiché è più significativa in termini di volumi, si rileva una diminuzione dell’accoglienza effettiva in tutte le strutture, al di là delle assenze che potrebbero maturare per gli accolti. Nel nuovo contratto di servizio sarà opportuno valutare se possano essere individuati meccanismi meno penalizzanti per l’ASP”;

In conclusione, come provano le due tabelle qui sotto, il “diritto del signore” sui posti di RSA esercitato dall’AUSL che sta costringendo l’ASP a mantenere dei posti letto vuoti in attesa di anziani malati quasi sempre gravissimi provenienti dagli ospedali e per il Comune “le difficoltà probabili dei servizi territoriali, per coniugare tipologia di domanda e di offerta, in tempi più compatibili” per l’ASP (in altre parole il farraginoso sistema di comunicazione via fax tra Comune e ASP dei posti letto che si liberano nelle Case Protette a seguito dei decessi), hanno generato all’Azienda 1.623 giornate di totale inoccupazione dei posti letto, 577 nelle Case Protette e ben 1.046 in RSA, con gli scontati effetti di consistenti mancate entrate nel suo bilancio d’esercizio:

pagina 60 Bilancio Sociale 2014 ASP Ad Personam




Venendo quindi alla vera e propria gestione sanitaria, dalle sottostanti due tabelle sui ricoveri ospedalieri oltre a notare la pressoché equa spartizione dei decessi tra ASP e ospedale (23 su 46 per i malati in RSA e 38 su 81 nelle Case Protette) si nota, solo per la RSA, l’allarmante aumento di tutti gli indici rispetto al 2013: +21,15% il numero dei ricoveri, +24,32% il numero di anziani interessati, +22,69% il numero di giornate di degenza, +16,67% di ricoveri nei sabati o nei festivi e un +35,71% di ricoveri nei giorni feriali dalle 8 alle 20, quindi in presenza del medico; il solo calo, -8,33%, riguarda invece il numero dei ricoveri nella fascia serale e notturna dalle 20 alle 8, quando il medico è assente.

L’ASP nel Bilancio Sociale spiega così quest’ultimo dato:La riduzione di ricoveri nelle fasce notturne può derivare, in questo contesto, dalla presenza di un servizio infermieristico nelle 24 ore”. Dunque l’ASP riconosce l’importanza della presenza infermieristica nell’arco delle 24 ore e in particolare nelle ore notturne quando il medico è assente ed è sostituito dal servizio di guardia medica

pagina 61 Bilancio Sociale 2014 ASP Ad Personam

La riprova dell’efficacia della presenza infermieristica viene fornita dalla prossima tabella sulle Case Protette che nella fascia oraria notturna evidenzia, al contrario della RSA, un aumento dei ricoveri del 14,81% essendo costretti gli operatori di turno a chiamare in caso di necessità la guardia medica che non conoscendo gli anziani e loro patologie per non rischiare ne dispone l’invio al pronto soccorso con aggravio di impegni e costi per la sanità insieme al malessere causato agli anziani per l’imperizia della struttura ospedaliera ad accoglierli adeguatamente (lunghe attese su lettini-barelle, impreparazione a mobilizzare gli anziani, assenza di figure di supporto psicologico, ecc.) e al disagio dei famigliari che spesso li accompagnano.

Anche la DGR 1378/99, la delibera regionale di riferimento per i parametri assistenziali e sanitari legati al sistema di accreditamento dei servizi socio-sanitari, prevede che le AUSL “valutano complessivamente i benefici derivanti dalla copertura infermieristica considerando anche l’effetto positivo indotto da una adeguata copertura infermieristica in termini di riduzione del ricorso ad altre prestazioni sanitarie.

D’altronde nonostante il bugiardino del case-mix degli “ospiti” della ex RSA e delle ex Case Protette (ora tutte raggruppate sotto la demenziale sigla di CRA, Case Residenza Anziani, che intende unificare le strutture protette verso il basso cancellando le RSA) per amore del minore finanziamento della spesa sanitaria regionale abbia classificato al ribasso la presenza nella CRA di malati anziani delle categorie A (“soggetti con gravi disturbi comportamentali”) e B (“soggetti con elevato bisogno sanitario e correlato elevato bisogno assistenziale”), malati cioè che esistono realmente in misura maggiore di quanto si legge nel case-mix ma che però non possono tutti comparire perché la sanità regionale non ha stanziato fondi sufficienti per rimborsare i gestori delle prestazioni necessarie alle loro cure, la relativa tabella ci mostra comunque una presenza in crescita di malati anziani complessivamente classificati nelle due categorie più gravi: la percentuale di malati A e B assomma nel 2014 al 77,17% contro il 74,35% del 2013.

pagina 58 Bilancio Sociale 2014 ASP Ad Personam

Ciò nonostante l’ASP e il Comune suo socio al 99%, pur sapendo di farsi male e di far male soprattutto ai suoi anziani malati, ha deciso di dimezzare dal 1° agosto la presenza infermieristica notturna alla RSA dei Tigli (52 posti disposti su 3 piani) riducendola ad un solo infermiere. Questo è stato possibile soltanto “convincendo” gli infermieri, tutti neoassunti nell’aprile scorso e ricattabili per essere ancora in periodo di prova, della fattibilità di un nuovo piano di lavoro che prevede un alleggerimento dell’attività sanitaria notturna per consentire di osservare un numero doppio di malati e un allentamento della vigilanza diretta ad un malato molto grave sostituita dall’impiego di un dispositivo elettronico di monitoraggio a distanza. È chiaro che la decisione degli infermieri di accettare turni più stressanti è stata quanto meno imprudente perché potrebbe mettere a rischio l’incolumità degli assistiti e renderli complici loro malgrado di eventuali eventi avversi e quindi correi di colpe anche gravi. Su questo, nel caso, i famigliari non faranno sconti.

Vogliamo tranquillizzare i responsabili del taglio delle presenze infermieristiche in RSA che comunque la loro assurda e deleteria decisione si inserisce perfettamente nel quadro europeo disegnato dall’OCSE che vede l’Italia agli ultimi posti per numero di infermieri ogni 1.000 abitanti, soltanto 6,1 contro una media dell’Europa a 15 di 9,8 e peraltro tendenzialmente in calo dato che nel 2011 i nostri infermieri erano 6,3 su 1.000 abitanti:

Ma purtroppo i cattivi dati dell’ASP sulla salute degli anziani che gli sono stati affidati non finiscono qui perché dal Bilancio Sociale 2014 ne emergono altri forse ancora più gravi che dimostrano come l’AUSL, senza incontrare resistenza da parte dell’ASP e del Comune, si sta lentamente defilando anche dalle visite specialistiche a domicilio e cioè quelle svolte da specialisti esterni direttamente presso le strutture dove si trovano gli anziani malati e in condizione di non essere trasportati presso i reparti ospedalieri:

 

Considerato che i dati fin qui esposti (fra tutti l’aumento del 21,15% nel 2014 dei ricoveri tra i malati in RSA e del 5,92% nelle Case Protette) dimostrano l’incremento e non la diminuzione di gravità sanitarie tra i malati anziani dell’ASP appare inconcepibile che tra le 17 specialità della precedente tabella per le quali era prevista la visita dello specialista “a domicilio”, ben 9 (cardiologica, chirurgica, dermatologica, ecografia diagnostica, fisiatrica, geriatrica, nutrizionista, psichiatrica e urologica) abbiano subito una contrazione delle visite dall’11,54% al 100% e 3 (diabetologica e ginecologica) non abbiano avuto alcuna attivazione mentre solamente 3 (oculistica, otorinolaringoiatrica e odontoiatrica) risultino in aumento.

Dunque nel 2014 il prezzo pagato dai malati anziani delle strutture (ex) protette dell’ASP all’insipienza del Comune socio, alla mannaia dell’AUSL e all’accreditamento pilotato dalla Regione verso il privato è salatissimo: 127 decessi su un totale di 483 “ospiti” in corso d’announa media di decessi del 26,29% suddivisi tra il 39,32% in RSA e il 22,13% nelle Case Protette. Davvero un modo efficace per assicurare la veloce rotazione dei loro posti letto e così sfoltire le lunghe liste d’attesa. Tuttavia si tratta di un modo feroce e sporco per risparmiare sulla spesa sanitaria e che ci ricorda quanto scritto da un noto geriatra americano: “Le case di riposo sono figlie bastarde delle case della carità e degli ospedali, ed esprimono le peggiori caratteristiche dei due genitori”.

Stereotipo o realtà? A voi il giudizio…

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