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Farmacopea africana e cure anti-Covid. L’Africa potrebbe incrinare Big Pharma

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Gli scienziati occidentali avevano previsto che il Covid avrebbe causato una strage in Africa. Nonostante quello che si è paventato nel mainstream occidentale, così non è stato anche grazie ai governi africani che sono riusciti ad applicare efficaci misure anti-contagio. Resta comunque un enigma il mancato tracollo sanitario dell’Africa e, tra le ipotesi che sono state avanzate, c’è un “privilegio immunitario”: la popolazione africana avrebbe sviluppato naturalmente maggiori difese contro il Covid. Non essendo pervenuti i vaccini occidentali e la scarsità delle terapie proposte dall’Occidente, nei laboratori africani molto legati alla farmacopea1 tradizionale, sono stati creati decotti, tisane e farmaci naturali in compresse di origine vegetale che sono stati somministrati a migliaia di pazienti ammalati di coronavirus.

I medici e gli scienziati africani hanno fin da subito fatto la loro parte nella ricerca contro la diffusione del Covid-19 e per la ricerca di cure contro i sintomi. La farmacopea a base di piante, di cui si fida circa l’80% degli africani, si è distinta almeno per la prevenzione primaria: Artemisia herba-albaSutherlandia frutescensPelargonium sidoidesCatharanthus roseus, l’artiglio del diavolo e quella che noi chiamiamo comunemente “gomma arabica”. Tutti unguenti che da anni aiutano gli africani a proteggersi dalle malattie più svariate.

«Persino all’uscita da un ricovero in ospedale, il paziente riceve sempre una piccola ricetta di farmaci tradizionali per rafforzare la guarigione» disse, durante un’intervista ad Africa Rivista, il dottor Kevin Eric Bolou2, biochimico ivoriano, specializzato in farmacologia delle sostanze naturali. Il team del biochimico è stato l’inventore di una soluzione per le mani e per le superfici, 100% bio e 100% ivoriana, utile nella lotta al coronavirus: “Vedendo le grandi difficoltà nel poter reperire sul mercato ivoriano prodotti disinfettanti, ci siamo messi al lavoro e abbiamo creato questo spray, battezzato Ivoire Nature Cleaner, a base di piante dotate di proprietà già dimostrate contro i germi”. Secondo le stime, più di 10.000 flaconi del prodotto sono stati offerti dall’università alle istituzioni ivoriane per la lotta preventiva al virus.

A parlare di queste cure è stata la Dottoressa Rokia Sanogo3, studiosa maliana di farmacopea naturale, docente di Farmacologia a Bamako, promotrice e Presidente dell’Ong Aiuto allo Sviluppo della Medicina Tradizionale4 (Aidemet), professoressa titolare di Farmacognosia del CAMES (Consiglio Africano e Malgascio dell’Insegnamento Superiore) e capo del Dipartimento di Medicina Tradizionale del Ministero della Salute del Mali. Ai microfoni di Africa Rivista ha dichiarato: “Gli studi sono ancora in corso, non posso anticiparne gli esiti, che andranno anzitutto pubblicati su autorevoli riviste e sottoposti al vaglio della comunità scientifica. (…) Posso tuttavia affermare che stanno emergendo indicazioni promettenti che invitano a guardare con maggior interesse alla medicina tradizionale, troppo spessa ignorata e banalizzata”.

La Professoressa Sanogo è Vicepresidente di un comitato di esperti in medicina tradizionale creato a Brazzaville dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per condurre ricerche sugli effetti dei farmaci naturali sperimentati in Africa per combattere il Covid. In mancanza di possibilità dei vaccini occidentali, l’Africa ha puntato molto sulla territorializzazione della prevenzione primaria.

Ad aprile 2021 aveva fatto clamore la promozione del Tambavy CVO, o Covid Organics, una tisana-sciroppo a base di artemisia annua5, prodotta dal Malagasy Institute of Applied Research (Istituto malgascio di ricerche applicate). La presentazione ufficiale era stata fatta dal Presidente del Madagascar Andry Rajoelina, definendolo “un efficace rimedio per prevenire e curare l’infezione da Covid-19”. La bevanda dalle presunte proprietà preventive e persine curative, era stata distribuita gratuitamente alle fasce più deboli della popolazione e alcuni campioni erano stati inviati a Paesi africani come il Ciad, la Guinea Bissau o la Tanzania. Proprio in Tanzania, il Presidente John Magufuli aveva promosso un trattamento tradizionale a base di inalazioni con essenze di limoni e zenzero, un metodo che già veniva usato molto comunemente dalla popolazione per curare l’influenza. Ad ottobre 2021 Rajoelina ha lanciato un nuovo medicamento: una capsula chiamata CVO+, prodotta da Pharmalagasy, ancora a base di artemisia e che si suppone come “cura – per – la malaria, la dengue e il Covid-19”. E ancora, in Camerun, il Presidente Paul Biya aveva deciso di incoraggiare “gli sforzi per sviluppare un trattamento endogeno” ed il cardiologo camerunese Euloge Yiagnigni Mfopou ha sviluppato una medicina tradizionale a base di polvere secca di timo. All’inizio di luglio 2021, le autorità competenti hanno dato il loro benestare alla commercializzazione6 del prodotto che, secondo il ministro camerunese della sanità pubblica, dovrebbe essere un “coadiuvante nel trattamento del Covid-19”.

Sebbene non si abbiano notizie sulla loro reale efficacia nella cura del virus, si va rafforzando l’idea che la medicina tradizionale possa dare un effettivo apporto ai “moderni” servizi sanitari: unire la copertura offerta dagli uomini-medicina e dalle donne-medicina all’assistenza convenzionale significa garantire l’accesso universale alle cure mediche, arricchendo la lista dei farmaci ufficiali con numerose altre risorse provenienti da secoli di uso.

D’altronde, non si può dubitare dell’efficacia dei rimedi naturali anti-Covid, dal momento che non vi è stata alcuna volontà di eseguire seri studi. Le Agenzie del Farmaco continuano a mettere in guardia da queste cure definendole “miracolose” e pericolose per la salute, ma non hanno dati per poterlo accertare. La dottoressa Sanogo ha dichiarato: “Prima di giudicare, la comunità scientifica occidentale dovrebbe condurre studi approfonditi e interrogarsi senza pregiudizi sui rimedi naturali sperimentati in varie parti del continente. (…) Già oggi in tutto il mondo milioni di persone vengono curate per numerose patologie con farmaci di origine naturale.”

D’altronde tanti sono i medicamenti naturali che vengono utilizzati. L’aspirina, che deriva da una sostanza estratta dalle cortecce di salice, viene da sempre usata per le sue proprietà antinfiammatorie. Che dire del chinino, alcaloide naturale ricavato dalla corteccia di una pianta andina conosciuta come cinchona, che ha proprietà anti-piretiche, anti-malariche e analgesiche.

Ci sono decine di farmaci naturali che già oggi sono contemplati nei protocolli di cura consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come ha affermato Sanogo: “Curiamo con successo decine di malattie gravi con rimedi naturali di cui abbiamo documentato i benefici. La medicina tradizionale e quella convenzionale non sono in antitesi: già ora collaborano e si integrano vicendevolmente. Lo stesso potrebbe accadere con il coronavirus, se solo ci fosse la volontà di fare ricerche serie in questo campo. (…) Ma ci sono immensi interessi economici nella gestione della pandemia, Big Pharma fa profitti record, non c’è volontà di cercare rimedi alternativi. Certo oggi i vaccini sono fondamentali per uscire dalla crisi, come in passato sono stati cruciali per debellare malattie terribili. Ma c’è una certa supponenza nel guardare all’Africa come a un continente malato e incapace di fornire soluzioni ai problemi sanitari. Sapremo vincere la vostra sfiducia e stupirvi. (…) L’Africa potrebbe incrinare – così – il potere di Big Pharma”.

Varie sono state negli anni le iniziative avanzate a livello governativo e intergovernativo per continuare il lavoro di promozione del settore. Nel 2000, i ministri della salute africani hanno adottato, durante la 50esima Sessione del Comitato Regionale dell’OMS per l’Africa, “una risoluzione sulla medicina tradizionale in cui gli Stati membri sono stati invitati a generare prove sulla sicurezza, l’efficacia e la qualità della medicina tradizionale”. Come aveva indicato l’OMS, a questi Paesi era stato chiesto di conformarsi a “standard internazionali, che raccomandano in particolare che il prodotto segua un rigoroso protocollo di ricerca e sia sottoposto a test, oltre che a sperimentazioni cliniche”. Autorizzando la commercializzazione del Corocur e della bevanda Covid-Organics, Camerun e Madagascar non hanno rispettato questo impegno. Ciò non significa, tuttavia, che la farmacopea tradizionale non trovi posto nelle farmacie africane. L’Oms ricorda di “lavorare di concerto con gli istituti di ricerca per selezionare dalla farmacopea tradizionale i prodotti sui quali effettuare indagini al fine di determinarne l’efficacia clinica e la sicurezza nel trattamento del Covid-19”. In tal senso, l’OMS ha sostenuto sperimentazioni cliniche che hanno “portato 14 Paesi a concedere autorizzazioni all’immissione in commercio per 89 prodotti derivati ​​dalla farmacopea tradizionale”: rimedi per la malaria, infezioni legate all’HIV, diabete o ipertensione. Ad oggi, nessun farmaco naturale contro il Covid-19 ha soddisfatto i criteri dell’OMS. Motivazioni economiche, geopolitiche e preservazione dell’interesse multinazionale? Non è dato sapere. Sta di fatto che molti Stati africani stanno lavorando per l’istituzione di uffici nazionali per la medicina tradizionale è il riconoscimento dei loro benefici. Il Sudafrica, per esempio, ha istituito un direttorato apposito e promulgato un atto volto a regolamentare l’esercizio di tali pratiche; o addirittura la Nigeria, già nel 1987 per la valorizzazione del patrimonio locale, ha creato un ente incaricato di sviluppare farmaci da risorse autoctone. Nel 2018, ha ricordato l’Oms, erano 34 gli istituti di ricerca attivi per valutare la sicurezza e l’efficacia dei farmaci tradizionali usati contro la malaria, l’aids, il diabete, l’ipertensione. Il 31 agosto di ogni anno ricorre inoltre l’African Traditional Medicine Day, una giornata internazionale per promuovere il ruolo della medicina tradizionale nei sistemi sanitari.

Non si può più tollerare la violenza epistemica che consiste nella marginalizzazione dei saperi locali e della medicinale tradizionale a favore dei grandi interessi economici e dell’egemonia di unico sapere che ignora la peculiarità dei luoghi. Affermare l’importante ruolo della medicina tradizionale non equivale alla banalizzazione dei vaccini, ma la necessità di valorizzare le conoscenze custodite dai guaritori indigeni. La superficialità con la quale l’Occidente si rivolge al sapere autoctono degli altri popoli è parte di una strategia più ampia all’interno di quella che possiamo definire l’economia di rapina: si sminuiscono i saperi per poi rubarli e farli propri. Un esempio lampante è quello della Vincapercinca rosada, pianta africana con la quale la compagnia farmaceutica Eli Lilly elaborò due farmaci contro il cancro dei testicoli e la leucemia dei bambini guadagnando milioni di dollari senza spartire un centesimo con le popolazioni africane che custodivano i diritti di proprietà intellettuale e le conoscenze riguardo le proprietà della pianta. Inoltre, come ben ribadito dalla Dottoressa Sanogo, non si può ignorare l’importanza dei guaritori all’interno della comunità come mediatori tra i saperi. ci sono dati e studi seri sulla medicina tradizionale? La verità è che non c’è interesse al dialogo da parte delle industrie farmaceutiche.

https://www.africarivista.it/medicina-tradizionale-e-moderna-sanita-lunione-fa-la-forza/170377/

https://www.africarivista.it/e-se-lafrica-avesse-la-medicina-giusta-contro-il-covid/193678/

https://www.focus.it/scienza/salute/africa-minore-impatto-covid

1 Farmacopea è arte di preparare i farmaci e l’insieme delle varie tecniche di preparazione dei farmaci

2 dottor Bolou lavora presso il Centro nazionale floristico (Cnf) della Costa d’Avorio, un istituto fondato nel 1964 per procedere all’identificazione della flora locale. Il centro, che fa parte dell’Università Felix Houphouet Boigny di Cocody, si occupa anche di censimento e di valorizzazione delle piante medicinali e dei loro principi attivi.

3 Rokia Sanogo è stata inoltre presidente del “Movimento Popolare 22 Marzo” di Mali, tra le fondatrici del circolo intitolato a Thomas Sankara di Messina. Studiosa, scienziata e politica, Sanogo non solo ha fatto la rivoluzione degli anni ’90 in Mali, ma ha anche sempre combattuto contro lo sfrenato imperialismo. Il suo partito è stato all’opposizione del governo di Amadou Toumani Tourè, dal 2007 al 2011, ed è stato determinante per la sua caduta. http://www.aidemet.org/doc/edit_0714_3.pdf

4 Aidemet è una organizzazione non-governativa senza fini di lucro che si occupa di promuovere e salvaguardare le medicine tradizionali africane

5 Artemisia annua – pianta usata da secoli nella medicina tradizionale cinese e nota in particolare per il suo impiego contro la malaria

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