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Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

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lampionario

Marco Vettori
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Il Piccolo Principe incontra il lampionaio.

Nel quinto pianeta Il Piccolo Principe incontra il lampionaio che accende e spegne l’unico lampione del suo pianeta in un minuto in quanto il suo asteroide gira così velocemente così che in sessanta secondi si alternano un’alba e un tramonto. La fedeltà al dovere diventa per il soggetto causa di amarezze e di nevrosi. Lui, però, non se ne rende conto. Il lampionaio non si domanda la ragione per la quale sta compiendo quel servizio e a quale scopo serva. A lui importa dare una risposta positiva ed esaustiva alla sua coazione. Si sente costretto da fili invisibili che lo muovono a realizzare “la consegna” che il suo lavoro richiede. Egli è indisponibile a qualsiasi cambiamento personale, è impossibile per lui immaginare di mutare il suo modo di pensare e di esistere ed essere in grado di sottrarsi ad ua esistenza votata al più bieco e rigido conservatorismo. Tutti coloro che credono che gli esseri umani debbano essere governati dalle norme esteriori appartengono a questa categoria. Le realtà esteriori governano questi individui disturbati che sono fieri di sottomettersi e farsi dirigere dagli eventi esterni. Il loro ordine interiore, costruito sulla razionalità e la logica ed”il senso del dovere” imprigiona la loro anima in una desolazione assoluta, costringendoli a vivere una squallida e solitaria esistenza caratterizzata da tratti ossessivi.

Alla base delle nevrosi ossessive Jung aveva constatato situazioni emotive a tonalità affettiva: pensieri, ricordi, idee fortemente impregnate emotivamente capaci di sottrarsi  al controllo dell’individuo e che sono in grado di godere di una certa autonomia nel rapporto con la coscienza. Ciò permette loro di interferire nelle intenzioni della coscienza. Secondo lo psicoanalista svizzero le idee non sono governate da leggi fredde e razionali, ma traggono energia dall’affettività.  Se il sentimento di un essere umano in età evolutiva è stato disturbato da un’educazione familiare rigida e repressiva, l’emotività, l’affettività e il sentimento saranno relegate nell’inconscio. Dietro l’aspetto di un guerriero, senza macchia e senza paura, che si adegua ai dettami pubblici  e contesta la fragilità altrui, si nasconde un soggetto senz’anima. Jung ci fa sapere che la nevrosi ossessiva per ls sua “scrupolosità” superficialmente può avere l’aspetto di un problema morale, ma internamente è caratterizzata da un’ombra immorale e scellerata contro la cui integrazione la personalità dell’ossessivo resiste. Per fare da contrappeso al male che sta minaccioso in fondo, il soggetto è costretto ad agire in maniera scrupolosa. Se la persona disturbata non ha la disponibilità e la forza di mettersi in contatto e comunicare con le sue parti rimosse l’individuo non avrà alcuna possibilità di miglioramento ed eventuale risoluzione dei propri disturbi.
Il lampionaio, anziché guardarsi dentro, preferisce farsi guidare dalle situazioni esterne che divengono la sua guida e gli prescrivono i suoi comportamenti.  Lui ha paura di seguire un modello personale che lo costringerebbe a scegliere attraverso una scelta individuale e potrebbe metterlo in contrasto con i comportamenti pubblici ai quali da sempre si è ispirato. Il suo inconscio e i suoi sogni lo spingerebbero a servirsi della bicicletta invece del treno suo mezzo di trasporto ‘pubblico’ preferito. La scelta personale comporta difficoltà e pericoli che lui ha paura di affrontare. Pertanto meglio rimanere acriticamente legato a modalità superate che offrono una superficiale tranquillità e rendono il soggetto infelicemente insicuro. Il lampionaio vivendo solo per il dovere si obbliga a percorrere una strada che lo conduce alla depressione e all’insoddisfazione. Una esistenza  caratterizzata da noiosi ed iterativi monologhi incentrati sull’importanza del “dovere” e della sudditanza al “pubblico” porta da un lato: “alla fuga in avanti” caratterizzata da ossessive rigidità e compulsive manie; dall’altro “il blocco della libido”, caratterizzato dalla rabbia e l’amarezza con cui questo individuo compie il proprio lavoro e vive la propria esistenza, porta ad uno stato depressivo.
Per ovviare a quanto detto sopra sarebbe necessario che il soggetto si rendesse disponibile  ad accettare e scegliere un percorso individuale che gli permettesse  di scoprire le cause delle sue ossessioni anziché nascondersi dietro il paravento di discorsi superficiali  per non affrontare le sue paure e le sue ombre. Nella ricerca dell’equilibrio tra conscio e inconscio, attraverso il  superamento di una esagerata  adesione al dovere e  alle richieste pubbliche (che sembrano aver improntato la maggior parte della sua vita e avergli offerto una superficiale e infantile sicurezza) e l’adesione all’ inclinazione personale  che porta ad una sicurezza autentica (che in passato può essere stata disturbata da un’eccessiva risposta oblativa nei confronti del prossimo) il soggetto otterrà il giusto equilibrio tra la Persona (io sono il mio lavoro e sono dal medesimo sequestrato), in passato causa efficiente di nevrosi, e l’io autentico individuale.

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