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INTERPRETAZIONE ANALITICA DEL PICCOLO PRINCIPE – Prefazione

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Piccolo Principe

Marco Vettori
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PREFAZIONE
Può esistere la speranza per l’uomo del XXI secolo? La storia del “Piccolo Principe” di Saint-Exupéry esaminata dal punto di vista analitico ci invita a riflettere in tal senso. La nostra società è spesso disumana e molti di noi sentono di vivere in un deserto che avanza senza fine. E’ importante, allora, seguire il Piccolo Principe nel suo cammino fra le stelle, i pianeti e il nostro mondo per comprendere quanta luce possiamo scoprire anche attraverso l’Ombra.  Il nostro mondo non è cambiato da quando il Piccolo Principe lo ha lasciato. Se a ciascuno di noi   fosse data la possibilità di osservare il mondo con gli occhi del fanciullo, venuto dal cielo, le situazioni che per molto tempo ci sono apparse ‘serie’ apparirebbero ‘ridicole’ e molte che sembrano ‘frivole’ ci apparirebbero ‘serie’. Se l’umanità fosse in grado di comprendere e seguire gli insegnamenti che la volpe impartisce al Piccolo Principe avrebbe la possibilità di scoprire il valore del sentimento che dà significato al presente e permette di stabilire un’autentica relazione con il “qui ed ora” e porta al senso di responsabilità. Insegna, inoltre, agli uomini a diventare più umani, a comprendere, amare e sognare.
Nel racconto di Saint-Exupéry l’immagine del fanciullo appare nella sua duplicità. Se da una parte esso rappresenta un rinnovamento della vita, dall’altra manifesta un aspetto negativo e distruttivo. Il Piccolo Principe è l’archetipo del Fanciullo Divino. Il fanciullo è sempre dietro e davanti a noi. Quando il fanciullo sta dietro rappresenta un’Ombra infantile e ci porta a fuggire i problemi e le responsabilità della vita e ci mantiene ‘infantili’.

Se intendiamo trattare la figura del Piccolo Principe  come un’ Ombra infantile  distruttiva  lo possiamo descrivere  come un puer [fanciullo] condannato ad apparire solo in forma negativa.
Chi troviamo spesso nell’anamnesi di un uomo “puer”? Una madre che ha combattuto la sua spontaneità virile fin dalla più tenera età.
Come si considera il puer nei confronti degli altri esseri umani? Un individuo speciale, un piccolo dio che non può vivere una vita media con una donna normale. Tanto più il giovinetto si identificherà nel dio della giovinezza, tanto meno la sua vita sarà vissuta in un modo umano ed individuale.
Come si presenta l’Ombra del puer?  L”Ombra ha i germi della vitalità e per “il puer di mascolinità” ma, a causa di fattori esterni ed interni che l’hanno ingrossata e gonfiata, è divenuta carica di possibilità negative e distruttive. Il puer, attraverso il pensiero statistico, si convince che esistono tante ragazze uguali alla sua attuale compagna, non ha alcun senso sprecare energie per costruire un rapporto con una donna ‘ordinaria’ come colei che attualmente è la sua ragazza. Lui non è in grado di vedere o non vuole vedere le caratteristiche di unicità e di originalità della attuale compagna e la straordinarietà della quotidianità.  Il puer, al contrario degli alberi, che traggono il nutrimento dalle radici che sono in contatto con la terra, è una creatura che si libra nell’aria.
Come si comporta l’uomo ‘puer’ con un femminile positivo ovvero con una donna matura che lo vuole radicare nella terra con una relazione stabile? La fugge come la peste. Il giovanotto non ama essere costretto ad una relazione stabile che l’obbligherebbe a vivere nella realtà che considera una prigione che lo incatena. Lui preferisce la pancia della Madre che è per la sua esistenza: “albero di morte”.  Il puer rifiuta pertanto -l’albero- simbolo di vita [compagna matura che desidera costruire una relazione stabile con lui] e sceglie” l’Uroboro materno” che lo porta alla morte ovvero ad essere ‘killer’ di se stesso.
Come si comporta il puer quando conclude una relazione? Non ha alcuna compassione e sentimento di pietà per la sua vittima.
Come mai il puer, dopo aver improvvisamente terminato un rapporto, non ha alcun pensiero o pietà per la sua vittima? L’uomo puer, disturbato da un’ombra negativa (fredda, aggressiva e distruttiva), che generalmente proietta sugli altri, è convinto che se la sua vittima “soffre” è perché lei si è messa nella condizione di attirare sopra di sé il dolore  e la sofferenza e pertanto come dice la saggezza popolare: “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”.
Qual è la principale preoccupazione del puer nei confronti di una relazione e della vita? Ha paura ‘della delusione’.
Che cosa succede  a chi ha paura che qualcosa gli accada? Molte volte il suo comportamento “preoccupato” finisce per mettere in moto comportamenti atti a far sì che ciò di cui ha paura si realizzi.
Che cosa succede al puer che vuole evitare la delusione che lo preoccupa e potrebbe causargli sofferenza? Prepara la ritirata da un rapporto per il solo fatto che potrebbe accadergli una delusione. Che cosa comporta questa modalità di atteggiamento? Anticipa la delusione fuggendo, ma in questo modo fa “come il cane che si morde lo coda” perché rifiutando “l’urto della delusione” si frustra, fa il proprio male, e rifiuta di vivere.
Cosa sarebbe necessario per il puer? Non è assolutamente utile ritirarsi ‘prima’ per prevenire una delusione, ma soffrire potrebbe essere la medicina giusta per fare un salto di qualità nei confronti della vita provvisoria che normalmente il puer sperimenta. Spesso i pueri pensano che un giorno sapranno cambiare le cose, che un giorno ce la faranno e vivono in attesa di quel giorno invece “la vita è adesso”. La miglior medicina per una vita provvisoria è concedersi di vivere.  La noia è sintomo di vita trattenuta. Quando non sappiamo cosa fare delle nostre pulsioni e siamo incapaci di trasportarle nella realtà, allora dobbiamo metterci in movimento e soffrire calandoci nella realtà di ogni giorno. Dobbiamo rimanere attivi, anche se ci costa molto!!!
A volte i pueri sono disturbati dalla noia. A quali rimedi possono pensare?  Tutto ciò che teniamo dentro di noi senza viverlo, cresce contro di noi. La noia è sintomo di vita trattenuta. Quando non sappiamo che cosa fare di ciò che abbiamo dentro dobbiamo rimanere attivi a tutti i costi!!!
Come possiamo conciliare la realtà cosciente con l’inconscio? Attraverso l’individuazione.  Come possiamo definire “l’individuazione”?  Un rapporto equilibrato tra conscio e inconscio. Se rifiutiamo il processo di individuazione ingrossiamo l’Ombra e la proiettiamo sugli altri diventando disturbati e disturbanti. Nel tempo diventiamo killer di noi stessi.
Quali sono e che valore hanno i due aspetti del puer? Il fanciullo è sempre dietro e davanti a noi. Quando il fanciullo ci sta dietro rappresenta l’aspetto regressivo e porta alla malattia e al disagio. Quando il fanciullo appare davanti a noi rappresenta il rinnovamento della vita e una nuova possibilità esistenziale verso un futuro creativo.
Jung precisa che è diverso essere “infantili” diventare bambini  ed essere come bambini ovvero possedere  “l’autenticità”  caratteristica dell’infanzia non disturbata. Altre caratteristiche del fanciullo “sano” sono la fiducia nella bontà della madre Terra e negli esseri viventi che la popolano.  
Riportiamo un esempio del rapporto  con la terra dei nativi pellerossa dell’America del Nord.
Per esprimere lo stretto legame degli indiani Nordamericani  con il mondo vegetale dicevano: “Un albero è l’immagine  della vita.  Esso cresce.  Se non sta bene si cura da sé. Se non ha più forze muore. Un albero è lo specchio dell’essere. Si trasforma. Cambia, si ristabilisce, e resta sempre lo stesso. Un albero dona la vita. E’ costante. Garantisce la vita agli altri senza che la propria venga sminuita. Gli alberi mi danno tutto, tutto ciò di cui ho bisogno. Non ho nulla da offrir loro tranne il mio inno di lode. Quando guardo un albero penso che il melo può placare il mio appetito, l’acero estinguere la mia sete, l’abete può lenire le mie ferite e i miei tagli… La felce può avvolgere il mio corpo durante il sonno, il tiglio può diventare la bombola di mia figlia… Il tabacco può portare a Dio le mie preghiere… Rose e margheritine sanno toccare l’animo di una donna, le foglie al vento sanno aprire il mio spirito”.
 Nell’essenza di un albero gli uomini potevano osservarsi come in uno specchio; si sentivano affini a lui e gli erano grati per qualità della sua bellezza, per la quiete della sua natura e per la varietà dei suoi doni. 
Gli uomini della nostra società, al contrario dei nativi americani, si sentono spaventati, spauriti, piccoli e impotenti e spesso nevroticamente angosciati di fronte ai pericoli dell’esistenza.  L’uomo che prova angoscia cercherà sicurezza identificandosi nei valori comuni della massa   e di coloro che ammira e ritiene importanti.  La conseguenza di tale comportamento è un soggetto alienato da se stesso, nemico di se stesso e cattivo nei confronti degli altri. L’adulto -folla-  si gonfia di valori non propri. ‘Cattivo’ in tedesco si di dice ‘Bose’ che deriva da ‘Bhuo’ =’gonfiato’. L’adulto “folla” si gonfia di valori non suoi e diventa narcisista e pretenzioso, arrogante e formalista.  Il fanciullo sano è un individuo che per sua natura non aderisce alle ombre angosciose e disturbate degli adulti nevrotici, cronicamente angosciati che portano nel prossimo disagio e malessere. Il fanciullo non disturbato desidera realizzare un mondo più mite e nel complesso più giusto. L’amore del bambino non esclude nessuno sia esso uomo o animale che abbia bisogno d’aiuto. Per la maggior parte degli individui che fanno parte dell’attuale società sono valori importanti: lo status sociale, l’abito indossato, o l’automobile che il soggetto possiede. Ciò che erano importanti per il bambino Gesù non erano i riti formali a cui i discepoli si dovevano uniformare. A Gesù Cristo non interessava nulla sapere se i suoi discepoli si lavavano le mani prima dei pasti, ma importava ciò che passava nel cuore di ogni uomo: quali pensieri e sentimenti portava in sé. Questo decideva ai suoi occhi di che uomo si trattasse.
Chi impedisce che le attitudini positive vengano disturbate attraverso gelate precoci?
Gli uomini che si identificano con la loro Ombra  e che si sono adattati  alla normalità della loro freddezza e rigidità, del oro cinismo e della perdita di speranza.  Gli individui che vengono ammirati perché non riescono a sperare in nulla, che sono morti nel bel mezzo della vita e fanno sì che chi non è uguale a loro venga isolato e perisca attraverso l’ostracismo. Sono capaci di distruggere anche le cose che loro amano perché dissimili dal loro concepire l’esistente e l’esistenza.
Il Piccolo Principe ci dice di ciò che è stato ucciso in noi prima di vivere come simbolo del ricordo di ciò che fu perduto in noi prima di vivere. Come ritratto indelebile di ciò che non fu vissuto e che necessariamente doveva e deve essere vissuto.

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