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Monoclonali Covid, ecco il “super” anticorpo che blocca anche le varianti

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Miriam Carraretto

A più di un anno dalla pandemia ancora non esiste una cura certa contro il Covid. Ma ora un nuovo anticorpo monoclonale potrebbe cambiare tutto

A più di un anno dalla pandemia ancora non esiste una cura certa contro il Covid. Diverse le sperimentazioni in corso, ma nessun farmaco ancora in grado di mettere la parola fine al virus. I dati preclinici e gli studi clinici di fase III indicano che gli anticorpi monoclonali potrebbero essere rivoluzionari se impiegati per la prevenzione o il trattamento della malattia.

Non solo. Gli esperti sostengono che i “cocktail” di due o più anticorpi monoclonali insieme sono preferibili rispetto a un singolo anticorpo, perché determinano una maggiore efficacia e riescono a prevenire la cosiddetta fuga virale.

Chi può ricevere anticorpi monoclonali in Italia, e come

Gli anticorpi monoclonali non sono stati ancora completamente studiati e non hanno ricevuto l’approvazione dell’Agenzia europea per i medicinali, tuttavia in Italia sono stati autorizzati in via temporanea con un decreto del Ministro della Salute Speranza il 6 febbraio scorso per il trattamento della malattia da Coronavirus da lieve a moderata, sia in pazienti adulti che pediatrici.

Sono stati, nello specifico, oggetto di autorizzazione temporanea l’anticorpo monoclonale bamlanivimab e l’associazione di anticorpi monoclonali bamlanivimab-etesevimab, prodotti dall’azienda farmaceutica Eli Lilly, e l’associazione di anticorpi monoclonali casirivimab-imdevimab dell’azienda farmaceutica Regeneron/Roche. La distribuzione dei medicinali viene effettuata dal Commissario straordinario Figliuolo (qui le prime Regioni ad averli introdotte).

Anticorpo monoclonali nel nuovo Protocollo cure domiciliari Covid

La novità è che gli anticorpi monoclonali sono stati anche aggiunti al nuovo Protocollo per le cure domiciliari del ministero della Salute (trovate il dettaglio qui).

Documento a dire il vero molto contestato per via della conferma di “vigile attesa e paracetamolo” e la mancata presa in carico delle indicazioni terapeutiche di comprata efficacia di alcuni esperti, come il prof. Remuzzi a Bergamo oppure quelle offerte, gratuitamente, dai comitati di medici e infermieri sorti durante la pandemia per aiutare i pazienti Covid a casa, come il Comitato Cura Domiciliare Covid di Erich Grimaldi o il gruppo Ippocrate.

Ad ogni modo, il Ministero stabilisce che la terapia con anticorpi monoclonali anti SARS-CoV-2 deve essere riservata a pazienti con Covid di recente insorgenza, meglio entro 72 ore dalla diagnosi d’infezione e comunque sintomatici da non oltre 10 giorni, con infezione confermata da SARS-CoV-2 e definiti ad alto rischio di sviluppare forme gravi. Il trattamento con anticorpi monoclonali deve essere iniziato il più precocemente possibile rispetto all’insorgenza dei sintomi.

In accordo con l’AIFA, nel nuovo Protocollo viene precisato che la selezione del paziente da trattare con anticorpi monoclonali è affidata ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, o ai medici delle USCA e, in generale, ai medici che abbiano l’opportunità di entrare in contatto con pazienti affetti da Covid di recente insorgenza e con sintomi lievi-moderati. Questi devono essere indirizzati rapidamente ai centri regionali abilitati alla prescrizione degli anticorpi monoclonali.

È raccomandato il trattamento nell’ambito di una struttura ospedaliera o, comunque, in un contesto che consenta una pronta ed appropriata gestione di eventuali reazioni avverse gravi.

Tuttavia, recenti evidenze indicano che come alcuni degli anticorpi monoclonali in uso o di prossimo utilizzo possano non essere efficaci contro determinate varianti virali come la sudafricana e la brasiliana.

Perché il “cocktail” di anticorpi è meglio

Fare un mix di anticorpi monoclonali sarebbe la strategia migliore, ma questo richiede maggiori costi e volumi di produzione tali da essere problematici in un momento in cui la catena di fornitura è sotto pressione per soddisfare l’elevata domanda di farmaci e vaccini. Un’alternativa è usare anticorpi multispecifici, che hanno gli stessi vantaggi dei cocktail e delle strategie monomolecolari.

Una scoperta che potrebbe davvero essere rivoluzionaria arriva ora da un team di ricerca europeo, di cui fa parte anche l’ospedale San Matteo di Pavia. Un nuovo super anticorpo monoclonale scoperto dagli scienziati sarebbe infatti in grado di proteggere dal SARS-CoV-2 e dalle sue varianti.

Lo studio condotto da ricercatori europei, tra cui un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia, e finanziato dalla Commissione Europea, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature. I ricercatori hanno unito due anticorpi naturali in una singola molecola artificiale.

Test preclinici hanno dimostrato che questo “super anticorpo” protegge dalle varianti di SARS-CoV-2, inclusa quella inglese, ormai decisamente prevalente in Italia, tanto da raggiungere quasi il 90% di diffusione, con picchi addirittura del 100% in alcune aree del Paese.

I ricercatori hanno progettato anticorpi “bispecifici”. A differenza degli anticorpi che riconoscono un singolo antigene, il doppio legame degli anticorpi bispecifici riduce sensibilmente la selezione di varianti resistenti. L’anticorpo bispecifico ha un’elevata efficacia e caratteristiche che lo rendono un ottimo candidato per la sperimentazione clinica, con buone possibilità di utilizzo sia nella prevenzione della malattia sia nella cura dei pazienti.

Gli anticorpi monoclonali che prendono di mira il SARS-CoV-2 S come abbiamo visto sono in studi clinici avanzati e mostrano risultati promettenti contro il Covid. L’uso concomitante di più anticorpi è preferibile perché più potente. Infatti il virus può sfuggire alla pressione di un singolo anticorpo, come ha dimostrato questo studio sia in vitro che nei topi.

Tutti i vantaggi del “super” anticorpo CoV-X2

“Grazie al lavoro dei ricercatori finanziati dall’UE, questa nuova scoperta potrebbe prevenire e trattare i casi di Covid-19, salvando in definitiva delle vite”. ha commentato la Commissaria per l’istruzione, gioventù, sport e cultura della Comunità Europea Mariya Gabriel. “La peculiarità di questo anticorpo monoclonale consiste nel riconoscimento contemporaneo di due diversi antigeni del virus, da qui il nome di “anticorpo bispecifico”.

I ricercatori hanno dimostrato che l’anticorpo bispecifico CoV-X2 è più efficace dei relativi anticorpi monoclonali. È in grado di legarsi e neutralizzare anche le varianti di preoccupazione inglese, sudafricana e brasiliana.

Inoltre, a differenza di altri anticorpi multispecifici, il CoV-X2 è adatto per ulteriori sviluppi, è di derivazione umana e ha già dimostrato di essere sicuro negli studi clinici. Per questo, concludono gli scienziati, “vale la pena aggiungere gli anticorpi bispecifici agli strumenti che utilizziamo per affrontare SARS-CoV-2 e le sue future mutazioni”.

Fonte Link: quifinanza.it

La Toscanini