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Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

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Marco Vettori
marco.vettori.512@psypec.it
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Saint-Exupéry il Boa ed i Baobab

-Un tempo molto lontano, quando avevo sei anni, in un libro sulle foreste primordiali, intitolato Storie vissute della natura, vidi un magnifico disegno. Rappresentava un serpente boa nell’atto di inghiottire un animale. [..] C’era scritto :”I boa ingoiano la loro preda intera, senza masticarla. Dopo di che non riescono a muoversi e dormono durante i sei mesi che la digestione richiede”. Meditai a lungo sulle avventure della giungla: E a mia volta riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero uno era così: Disegno N.1 [allegato n.1]

cappello

Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domando se il disegno li spaventava: Ma mi risposero: ”Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?” Il mio disegno non era il disegno di un cappello: Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa. Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi. Il mio disegno numero due si presentava così:

Elefante
Disegno n.2 [allegato n.2]

Questa volta mi risposero di lasciare da parte il i boa, sia di fuori sia dentro, e di applicarmi invece alla geografia, alla storia, all’aritmetica e alla grammatica.[..]

Il fallimento del mio disegno numero uno e del mio disegno numero due mi aveva disanimato- (*)

Dal punto di vista analitico possiamo identificare  questa enorme figura di serpente  nella madre del piccolo Antoine. La madre di Saint-Exupéry desiderava un figlio “grande e forte “ che  potesse soddisfare con la sua esistenza i suoi bisogni e le sue esigenze affettive. Con la sua vita il figlio, doveva essere ‘il piccolo principe’ che offriva pienezza di vita ai desideri di chi l’aveva messo al mondo. Era importante che si prendesse cura dei fratelli e realizzasse le aspirazioni di sua madre come enorme e potente ”Baby elefante”.  Obbligando il figlio a dare delle risposte inadatte al tempo della sua infanzia lo imprigiona in una situazione che non gli permette via d’uscita e gli impedisce di vivere libero da condizionamenti nevrotizzanti che indirizzano la sua esistenza verso la depressione.

Molti adulti, guardando in modo superficiale il disegno numero uno “il boa che inghiotte l’elefante, ”vedono “un cappello”. In modo analogo adulti benpensanti  hanno pensato all’infanzia di Saint-Exupéry  come ad “un mondo sereno e protetto” . In realtà Saint-Exupéry ha vissuto la sua infanzia come una prigione a vita.

La superficialità e l’insipienza dei soggetti sopra citati di fronte al suo disegno che voleva rappresentare il processo digestivo del Boa [grande Madre divoratrice] provoca nel fanciullo la perdita di fiducia nel mondo degli adulti dai quali non riesce a farsi capire. La superficialità e le mistificazioni, che gli adulti vivono e mettono in atto, scoraggiano completamente il bambino e trovano il modo di impedirgli di pensare di essere nel giusto. I danni nei confronti dell’interiorità del bambino e della fiducia in se stesso sono notevoli. Gli adulti  sorridono di fronte ad una tragedia infantile perché incapaci di  provare un autentico sentimento che permetterebbe loro di “andare oltre a quello che si vede con gli occhi”.

Il bambino  soffre di fronte ad un mondo adulto che  dice che la ragione sta sempre dalla loro parte  ed  è costretto ad esprimere in modo autoironico la sua rassegnazione  per l’infanzia non vissuta.

Proprio la rigidezza e l’unilateralità degli adulti  aveva distolto il piccolo Antonio  da un rapporto autentico con se stesso e la sua interiorità.  Il ruolo che il pubblico degli adulti gli aveva imposto lo aveva portato al “blocco” del rapporto con la sua Anima. Le conseguenze per la sua vita furono il senso di inadeguatezza e dolorosa melanconia che l’individuo avverte quando la “maschera” della ‘Persona’,”il suo ruolo pubblico”, imposto dalla società e dai familiari, uccide l’autenticità del soggetto.

Rimanere imprigionati nella “Persona” significa la morte psichica dell’individualità e dell’interiorità.

Baobab

Disegno N.3[allegato n.3]

La personalità  di S.Exupéry  deve anche  fare i conti con le contaminazioni ricevute dalla nevrosi della madre. Ciò che pensa e ciò che dice non riesce a tradurlo nella realtà pratica. L’inconscio Uroboro, la madre soverchiante, domina il Piccolo principe .[I boabab soverchiano il suo pianeta ed il piccolo principe possiede solo una piccola accetta]. Antoine non ha l’energia sufficiente (la piccola accetta)  per contrastare la grande Madre, farvi fronte, e salvare la propria vita. Alberi e Natura lussureggiante, con le loro propaggini serpentesche, trattengono e isteriliscono S.Exupéry impedendogli di agire. In questo momento Il Piccolo Principe non ha l’energia sufficiente [possiede solo una piccola accetta] per contrastare  il suo inconscio  contaminato dalla  madre. Per uscire da questa situazione disturbata  è necessario confrontarsi  con l’inconscio   e divenire capace e disponibile’al restringimento’  dei propri orizzonti infantili  avvolti in una nuvola di fantasia.   Obbligarsi a toccare terra e con sacrificio rimanere con  i piedi per terra.

Una volta che S.Exupéry tocca terra, seppur malconcio, è per lui possibile l’incontro con il Piccolo Principe espressione delle forze inconsce collettive che spingono al mutamento. Il bambino ‘divino’, proveniente dalle stelle, rappresenta “l’espressione dello spirito e la manifestazione dei suoi messaggi”. In coloro che l’accolgono, il fanciullo regale opera in modo vivificante   e trasformativo   inducendo l’individuo a riflettere su se stesso e  a riprendere le fila di un discorso interiore   che nel tempo si era insterilito e aveva perduto di senso.

Per Jung il fanciullo extraterrestre è originato dall’inconscio collettivo  e rappresenta l’anelito di ogni essere al compimento di sé. Egli rappresenta la tendenza più forte e più irriducibile di ogni essere umano: quella di realizzare se stesso. E’ una legge di natura e quindi una forza invincibile anche se, all’inizio, la sua azione può sembrare insignificante e inverosimile. 

(*)A.De Saint- Exupéry “Il Piccolo Principe” BOMPIANI 2008.pp35-36

Traduzione Nino Bompiani Bregoli.