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Cibus tra successi e tanti vip spunta il sapone alla bufala

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(parma.repubblica.it) Seconda giornata di Cibus: successo crescente e giudizi positivi sia da operatori che buyers. Tra le tante storie quella della rinascita della mozzarella di bufala. Nella luminosa cornice degli stand una sola ombra: due black out in quindici minuti dopo le 14.30, probabilmente a causa di un calo di tensione

Alessia Ripani

Un bagno nel sapone di bufala e una risata seppelliranno tutte le "bufale" sulla mozzarella. Ma per rimediare al danno di immagine e alle perdite dovute all’allarme diossina scoppiato con l’emergenza rifiuti "la politica dovrà fare la sua parte". Parte da Cibus la strategia di rilancio della mozzarella di bufala campana Dop. Il Consorzio di tutela ha infatti scelto di presentare durante il salone dedicato all’alimentazione made in Italy i numeri della crisi e quelli che oggi possono attestare la sicurezza di un prodotto diventato nell’ultimo mese l’alimento "più controllato d’Europa".

Quel Cibus dove i buyer della Corea – il paese che per primo ha minacciato di chiudere le porte dell’import – guardano solo pasta e pomodoro perché "la mozzarella – dicono – la produciamo in casa" e gli basta, e gli imprenditori più attenti al marketing distribuiscono a mani piene gadget scacciacrisi.

La campagna
Il consorzio ha ingaggiato il comico Dario Vergassola per animare l’incontro con la stampa "responsabile di una campagna mediatica vergognosa" e speso 200 mila euro per comprare spazi promozionali sui maggiori quotidiani italiani. Ha rivisto e corretto il significato del marchio Dop, aggiungendo alla tradizionale "origine protetta" quello di prodotto controllato "da ogni prospettiva". Una mozzarella sotto la lente di ingrandimento è il simbolo della campagna, ma la Campania per voce dell’assessore all’agricoltura e alle attività produttive della Regione, Andrea Cozzolino, chiama in causa il futuro ministro dell’agricoltura del governo Berlusconi perché "vengano risarciti gli imprenditori messi in ginocchio dalla disinformazione, ossia il 90% di tutti i produttori. Le imprese campane – ha tenuto a precisare – non chiedono assistenzialismo, ma iniziative concrete di rilancio. È per questo che abbiamo già chiesto un tavolo di confronto per individuare le strade da percorrere. La Campania sta facendo tanto sul fronte dell’ambiente e dell’emergenza rifiuti: oltre il 35% del 1.800 milioni di euro dell’Unione europea verranno impiegati nella bonifica e il recupero dei 78 siti contaminati da diossina, anche attraverso l’uso di coltivazioni non a uso alimentare".

L’allarme e le perdite
Un calo delle vendite del 35 per cento nel primo trimestre del 2008 rispetto al 2007. Meno 80 per cento del fatturato ad aprile. Tanto è costato alle 1400 aziende produttrici di mozzarella di bufala campana l’incubo diossina e l’allarmismo internazionale. Lo dice il veterinario Franco Consalvo, presidente del consorzio di tutela che rappresenta oltre 130 caseifici e 2000 allevamenti che danno lavoro a 20.000 addetti. Producono 40.000 tonnellate di mozzarella all’anno e ne esportano il 16 per cento. Nei giorni della crisi internazionale – quando Cina, Corea, Francia e Germania hanno minacciato di bloccare le importazioni – le perdite dell’intero settore bufalino campano sono state stimate nell’ordine di uno-due milioni di euro al giorno. "Ma sa quanto esportiamo in Cina?", chiede il direttore del consorzio Vincenzo Oliviero, "zero". E spiega: "Hanno un regolamento per cui devono tenere in quarantena le mozzarelle per 21 giorni. Sarebbe folle esportarle là". E in Corea? "Un nulla, circa 10 tonnellate all’anno". D’altronde, in Corea, la mozzarella per i più è quella prodotta in loco. H.J.Lee, buyer trentenne della catena di produzione e distribuzione di prodotti alimentari Maeil Dairies Co. Ltd, in Italia ospite di Cibus, ammette candidamente: "La mozzarella di bufala alla diossina? Non ce ne siamo preoccupati, perché la nostra azienda non importa mozzarella, la produce". Ma mozzarella di bufala? "Yes, of course, mosarela yea".

I controlli
"Su un totale di circa 1400 allevamenti analizzati – spiega il commissario dell’Istituto zooprofilattico del Mezzogiorno di Portici, Antonio Limone – 120 sono risultati contaminati. Meno del 10 per cento. In realtà il numero è inferiore, perché le analisi sono riferite a gruppi di quattro aziende. Ora si tratta di andare a vedere quali in effetti sono ‘colpevoli’". Colpevoli? "Sì – dice – perché non sono affatto sicuro che le fonti della diossina siano le stesse per tutti. C’è chi brucia il materiale plastico sui terreni, chi ha la sfortuna di trovarsi su un terreno infetto, chi ha acquistato del foraggio contaminato. Si tratta di approfondire l’indagine, ma i controlli sono stati realizzati in tempi record e oggi non c’è un prodotto più controllato della mozzarella di bufala in tutta Europa. E più sicuro. Le stesse analisi effettuate da Francia e Germania hanno dato risultati più che positivi".

Il gadget
Intanto ognuno si ingegna come può. Il sapone al latte di bufala, che evoca i benefici di quello d’asina, è l’invenzione del caseificio Principe di Qualiano, in provincia di Napoli. Un’azienda che fattura 8 milioni di euro e esporta il 20% della sua produzione annua, circa 80 tonnellate. Visti i chiari di luna, e un calo elle vendite che a marzo ha toccato il 45%, ha preso contatti con la Sydex (detergenti industriali) per produttore un gadget mirato per Cibus. Ma, considerato il successo, il sapone rischia davvero di finire sul mercato. "In due ore abbiamo regalato più di 300 saponette – racconta il titolare Luigi Buonanno – la curiosità è tanta e non ce l’aspettavamo. L’idea è venuta quasi per gioco e l’abbiamo realizzata a tempo record. Ci fa piacere sapere che c’è interesse, perché dopo quello che è successo è importante proteggere il nostro lavoro e le nostre aziende. Non è possibile che per quei pochi che sbagliano siano tutti gli altri a pagare".(06 maggio 2008)