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I sexy veleni infestano anche casa Agnelli

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Tony Damascelli

(ilgiornale.it)
Torino – Sarà anche un Paese di santi, navigatori, acque minerali e commissari tecnici. Ma ormai qualunque storia finisce in un letto, non coricata ma avvolta e travolta da una storia di sesso, di femmine clandestine, di denari milionari. Il Mondo piazza in copertina, oggi, l’affaire Agnelli, con il titolo in rosso «I Segreti dell’Avvocato». Sulla saga dell’eredità, discussa e contestata dalla figlia Margherita de Pahlen, si è scritto, si scrive e si scriverà fino all’ultimo centesimo.

Ma adesso entrano in scena le maîtresses, sostantivo che, in francese, a differenza del significato italiano di tenutaria di bordello, sta, più semplicemente si potrebbe dire, per «le amanti». Dunque il tesoretto lasciato da Gianni Agnelli, il montepremi del quale la figlia sta chiedendo notizie e chiarimenti da cinque anni, da quando si aprì in famiglia la contesa ereditaria su un patrimonio che ammontava a millecentosessantasei milioni di euro, tra dimore, opere d’arte, liquidità, titoli azionari, questo tesoro segreto sarebbe stato riservato alle donne con le quali il Presidente della Fiat si era legato, al di là di un semplice flirt.

Per questo Grande Stevens avrebbe suggerito alla stessa Margherita di rinunciare alle contestazioni, di evitare qualunque battaglia legale per conoscere chi fossero «i terzi» destinatari della donazione, figure sicuramente estranee alla famiglia e all’asse ereditario. Sarebbero dunque le amanti di Gianni Agnelli, sparse per il mondo, tenute segrete ma non tutte, stando al repertorio fotografico dei favolosi anni Sessanta e Settanta, con l’Avvocato impegnato su più fronti, quello imprenditoriale, quello finanziario, quello ludico sportivo e, a proposito, quello del piacere, nei mari del sud della Francia, nelle notti americane, con la brigata di amici e di amiche che si sono poi, lentamente, silenziosamente, defilate. La dolce vita e la vita dolce assieme, in un’Italia che giorno per giorno sembra essere soprattutto un’alcova, la stazione di servizio per il sesso e la finanza, il carrefour di tresche e di delazioni.

A chi gli domandava perché non frequentasse più l’isola di Capri e tutti gli annessi, Gianni Agnelli così rispose: «Andavo a Capri quando le signore facevano le puttane ma ormai, adesso, le puttane fanno le signore». L’epitaffio potrebbe essere trasferito e applicato agli ultimi accidenti di cronaca mondana, e uso l’aggettivo nel senso buono.
Sta di fatto che l’inchiesta de Il Mondo apre uno scenario tumultuoso per la dinastia del «Patriarca» e, al tempo stesso, manda sul palcoscenico una turba di avvocati (questi, nel racconto, hanno la «a» minuscola), molti dei quali del foro svizzero di Ginevra, mentre al centro del contenzioso esistono e resistono Grande Stevens e Gabetti, oltre a Sigfried Maron, il banchiere svizzero che si è occupato delle questioni finanziarie di Agnelli, da vivo, e ha quindi informato la figlia sull’esistenza di certi patrimoni off shore, definiti in un affidavit «hors d’Italie». Lo stesso nipote John Elkann ha deciso di intervenire in maniera decisa per evitare le baruffe tra i vari protagonisti di questa vicenda, nel nome del nonno e della famiglia tutta.

Nei documenti viene alla luce anche una parcella di venticinque milioni di euro presentata a Margherita di Pahlen dalla coppia di avvocati Patry-Gamna, in merito alla conclusione della vicenda ereditaria. Non sono asterischi ma pagine di una vicenda che sembra non avere limiti.

Ma i dettagli legali diventano paradossalmente una nota a margine, anche noiosa, rispetto alla rivelazione di un patrimonio clandestino, nel senso vero, al quale potevano (e possono ancora?) attingere le maîtresses dell’Avvocato. E qui, rispetto ad altri personaggi di cronaca, svetta la grande dignità, accompagnata dal silenzio discreto, di donna Marella Caracciolo di Castagneto la quale trova illustrati, anche con un album fotografico in bianco e nero, non soltanto i capricci del marito ma anche i suoi segreti impegni finanziari, sei anni dopo la morte. E anche questa storia continua.

La Toscanini