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CAMORRA: ARRESTATO IL BOSS DEI CASALESI GIUSEPPE SETOLA

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Alfonso Pirozzi e Patrizia Sessa

(ansa.it) CASERTA – Il cerchio, alla fine, si e’ stretto. E cosi’ la fuga del superlatitante Giuseppe Setola e’ finita. Il boss dei Casalesi e’ stato arrestato in un piccolo comune, Mignano Montelungo: ha tentato la fuga, sui tetti. Poi, quando si e’ reso conto che non c’era proprio piu’ nulla da fare si e’ arreso. Ha alzato le mani e ai carabinieri ha detto: ”Avete vinto voi”. Finisce cosi’ la latitanza di Setola, boss che ha ucciso piu’ e piu’ volte, che ha terrorizzato il Casertano.

Due giorni fa, per un soffio, sfuggi’ alla cattura: lo fece attraverso condotti fognari, poco prima che i carabinieri potessero arrestarlo. La fuga, dunque, ancora una volta, fino ad oggi, in un’abitazione a due piani, vicino a una clinica privata. Non era solo, c’erano due guardaspalle e due insospettabili, un’infermiera e un analista.

Proprio oggi erano stati sequestrati beni – per un valore di 10 milioni di euro – riconducibili a lui e alla sua famiglia. Nel sequestro anche due case date in affitto a militari Usa. Poi, poco dopo le ore 15, il blitz e il colpo portato a segno dai carabinieri del comando provinciale di Caserta. La guerra contro i Casalesi ”non e’ ancora finita”, dice il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore. La guerra contro la camorra ”continua”. Ma di certo oggi, come ha sottolineato il capo della Dda di Napoli, Franco Roberti, ”e’ stato un grande momento per lo Stato, la cattura di Setola l’avevamo promessa e la promessa l’abbiamo mantenuta”.

Tante le soddisfazioni espresse per la cattura del boss. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha parlato di un ”colpo durissimo inferto alla camorra”, e di successo ha parlato anche il presidente del Senato, Renato Schifani, un successo che ”segna un ulteriore e fondamentale passo avanti nella lotta ad una delle organizzazioni criminali piu’ pericolose”. Congratulazioni, ai carabinieri, sono arrivate anche dal leader del Pd Veltroni e dal capo della polizia, Antonio Manganelli, cosi’ come il ministro della Difesa, Ignazio la Russa, in una telefonata al comandante generale dell’Arma, Gianfrancesco Siazzu, ha definito i carabinieri ”esemplari” e il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha parlato di ”uno straordinario successo per tutti, forze dell’ordine, magistratura e cittadini”.

Sono diciotto gli omicidi imputati a Setola, dal maggio scorso. Il fiato sul collo lo sentiva. Nell’abitazione di Mignano Montelungo era scalzo, il boss tra i piu’ pericolosi d’Italia, e cosi’ e’ fuggito. Con lui c’erano due uomini, arrestati, molto probabilmente guardaspalle e che sarebbero fuggiti con lui anche due giorni fa, a Trentola Ducenta. Sono Paolo Gargiulo, di Aversa, 23 anni: secondo quanto si e’ appreso, l’uomo e’ cugino di Nicola Gargiulo, detto ‘Capitone’, del clan Bidognetti. In manette anche un italo-americano, John Peram Loran, di Pozzuoli (Napoli). Anche loro erano armati ma non hanno opposto resistenza e non hanno tentato la fuga quando i carabinieri sono arrivati nell’abitazione. C’erano, poi, due ‘insospettabili’, anche loro arrestati: un’infermiera, Luciana Comparelli, e un analista Riccardo Iovine, cugino di primo grado di Antonio Iovine.

La donna, proprietaria dell’abitazione, lavorava nella casa di cura ‘Villa Floria’, proprio vicino al covo di Setola. Secondo quanto si e’ appreso, la donna, Luciana Comparelli, era amante di Riccardo Iovine, l’altro ‘insospettabile’ che era in casa con Setola. L’uomo e’ un analista, lavora in un ospedale di Caserta. Ha un legame di parentela che ‘pesa’: quello con Antonio Iovine, l’altro superlatitante della camorra, in fuga da oltre dieci anni insieme con Michele Zagaria. Setola, nell’abitazione dove si rifugiava, aveva con se’ tanti medicinali, una busta, e poi armi, due pistole ed un fucile a pompa. E molti soldi, 200 mila euro.

 Il tutto in una borsa di quelle comunemente utilizzate per andare in palestra. Quando e’ stato arrestato Giuseppe Setola con i carabinieri si e’ lamentato per l’arresto della moglie. Ha da poco compiuto 38 anni, il boss. E’ nato il 5 novembre 1970 a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Era latitante – considerato uno fra i 30 di ‘massima pericolosita” – dall’aprile 2008 quando era fuggito dagli arresti domiciliari che gli erano stati concessi in una clinica oculistica di Pavia per una presunta grave malattia agli occhi. Fino a quel momento era accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso e omicidio.

Durante la latitanza, pero’, Setola avrebbe collezionato una nuova impressionante serie di reati. Fra l’altro e’ accusato anche di essere stato l’ ideatore ed anche uno degli esecutori materiali della strage di sei immigrati ghanesi, uccisi in un agguato a Castel Volturno il 18 settembre scorso. ”Giuseppe Setola non e’ un pazzo, non e’ uno stragista fanatico, non uccide in nome di Allah ma in nome degli affari”, ha detto il capo della Dda, Roberti. Ora c’e’ da prendere gli altri latitanti dei Casalesi, a cominciare da Iovine e Zagaria. Ora, ribadisce Lepore, la guerra contro la camorra continua.