Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria Iole Tassitani ritrovata uccisa e fatta a pezzi da un italiano

Iole Tassitani ritrovata uccisa e fatta a pezzi da un italiano

301
0

Atroce scoperta a tarda notte in un garage di Bassano del Grappa. Il responsabile del sequestro, un falegname di Bassano è stato arrestato

PIERO COLAPRICO

(repubblica.it) BASSANO – Iole Tassitani è stata uccisa. La figlia del notaio di Castelfranco Veneto è stata trovata in un garage di Bassano del Grappa, dove da tempo si concentravano le ricerche dei carabinieri. L’esile speranza di trovarla viva è naufragata poco dopo l’una della notte scorsa, quando il nucleo operativo di Treviso e i Ros sono entrati in un garage e, nei sacchi neri della nettezza urbana, a pezzi, c’era questa povera donna quarantenne.

E’ chiaro che la certezza matematica che sia proprio lei ci sarà solo dopo gli esami e l’autopsia, quando parleranno cioè il biologo e il medico legale. Ed è chiaro che è difficile, impossibile trovare conferme a questa notizia che rappresenta una tragedia insostenibile, per la sua famiglia e per i tanti che le hanno voluto bene. Ma il rapitore, un falegname di Bassano del Grappa, è stato arrestato. Si cercano ora i possibili complici dell’uomo.

A notte fonda, magistrati e carabinieri vanno a Castelfranco, per dare di persona all’avvocato e alla famiglia Tassitani la notizia più terribile da raccontare. Le indagini erano arrivate a un punto delicato poco prima delle 20 di ieri e, attraverso il legale Roberto Quintavalle, era stato chiesto il "silenzio stampa assoluto". Ma adesso in questa antica e civile cittadina fortificata, che annunciava di spegnere le luminarie per Natale in solidarietà con Iole, è entrato, proprio quando molti sembravano ottimisti, un feroce lutto.

Per la verità, nei giorni scorsi, un vecchio maresciallo aveva confidato la sua paura: "A capo di questa banda che non conosciamo c’è qualcuno che ha cervello, possiamo solo sperare che abbia anche un po’ di cuore e la lasci in vita". Lo diceva per due ragioni. Sia perché chi mandava i messaggini con le richieste di riscatto alla famiglia lo faceva spostandosi in città diverse, in moto da tentare di depistare i cacciatori tecnologici. Sia perché – salvo sorprese che possono venire solo dalle indagini – sembrava quasi che i rapitori comunicassero tra loro non usando nessun mezzo intercettabile. Avere cervello non significa però non essere spietati.

La procura antimafia veneziana, impegnatissima su questo caso, aveva avviato la procedura per il blocco dei beni della famiglia. Nel frattempo l’analisi girava intorno al fatto che solo i tre cellulari di Iole avevano "parlato". Da uno, com’è noto, era partito un sms a un’amica: "Sono stata parità aiuto", e cioè sono stata rapita. Gli altri due erano stati riaccesi, per pochi istanti, in varie zone della trafficata campagna veneta ai confini tra le province di Padova, Treviso e Vicenza.
La prima volta a Cittadella, borgo antico diventato famoso nelle settimane scorse per l’ordinanza comunale che vuole cacciare gli stranieri senza reddito e lavoro. Poi, in un altro comune.

Via sms era stata intavolata la trattativa, con la richiesta di 800mila euro. Non una voce umana. Non una parola scritta a mano. Tutto via etere. Questa la strategia dei rapitori. Persone convinte che si possa "fare come i calabresi", e cioè come i clan che dominano interi territori in Aspromonte. Ma in questa provincia veneta molti passaggi di macchine e uomini non restano inosservati, molte sono le telecamere in funzione, e non esistono le omertà che vigono in Calabria.

I marescialli, che conoscono come funziona la polizia giudiziaria, hanno saputo restare con i piedi per terra. Iole Tassitani era sparita la sera del 12 dicembre. Nel garage di casa erano stati trovati i suoi occhiali da vista e un guanto: forse di uno degli uomini che l’ha portata via. Di uno di quelli che non ha mai fornito la "prova in vita".

Le indagini, anche se non hanno mai lasciato l’etere e i messaggini, si sono basate molto di più su interrogatori, sui riscontri e anche sulle "soffiate" degli informatori. Una è stata particolarmente utile. E così, passo dopo passo, i carabinieri hanno inquadrato, e poi escluso, alcune piste. Come, per esempio, quella di una sgangherata compagine di rapitori marocchini.
Anche le varie voci di avvistamenti di Iole, che girava da sola nelle campagne, non hanno mai trovato conferma. Gli investigatori hanno però tenuto in grande considerazione l’abitudine di Iole di conoscere persone via computer. E – questo era il loro sospetto – forse è stata qualche finta amicizia internettiana a indicarla come un obiettivo possibile e vulnerabile. Forse qualcuno, sapendola sola e senza una storia sentimentale importante, ha pensato di potersela portar via.

Dopo giorni e giorni di appostamenti, di pedinamenti, di difficile "aggancio" dei sospettati, ieri pomeriggio i militari del nucleo operativo hanno circoscritto un isolato di Bassano, dove un appuntato aveva visto posteggiare l’uomo che sospettavano essere il sequestratore.

A notte fonda, quando il sospettato numero uno è andato a dormire, uomini in borghese e in divisa hanno dato il via a un’irruzione in stile commandos, per evitare conflitti a fuoco. Una strategia simile era stata studiata anche nell’ultimo caso risolto tre settimane fa, quello di una ragazzina cinese rapita nella Marca Trevisana e portata a Milano, nella Chinatown di via Paolo Sarpi. Ma se allora l’ostaggio era stato liberato senza sparare un colpo e tutti i rapitori catturati, qua a Bassano per la povera Iole non c’era purtroppo più nulla di buono da fare. "Salvo prenderli tutti e mandarli, come si meritano, all’ergastolo", dice uno dei detective, che fatica a trattenersi, di fronte a un simile orrore, a un simile dolore.

(24 dicembre 2007)