Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria LA CASSAZIONE ASSOLVE VITTORIO FELTRI

LA CASSAZIONE ASSOLVE VITTORIO FELTRI

240
0

"I giornali sono cani da guardia della democrazia e delle istituzioni (anche giudiziarie)". Si afferma finalmente in Italia la visione americana del ruolo della stampa. Botta micidiale indiretta al "ddl Mastella" sulle intercettazioni (che protegge i politici di destra e sinistra dalle "curiosità" dei cronisti). La sentenza recupera, ed era ora, la giurisprudenza della Corte dei diritti dell’Uomo.

Rom, 16 luglio 2007. I giornali sono un mezzo di espressione della libertà di opinione che negli ordinamenti democratici assurgono a veri e propri "cani da guardia" della democrazia. Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione annullando la condanna per diffamazione a mezzo stampa inflitta dalla Corte di Appello di Brescia a Vittorio Feltri per un articolo pubblicato su "Il Giorno" giudicato offensivo nei confronti di Gherardo Colombo, storico componente del Pool "Mani Pulite". La Cassazione ha in proposito chiarito che la libertà di manifestazione del proprio pensiero garantito dall’art. 21 della Costituzione e dall’art. 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee o critiche su temi d"interesse pubblico, senza ingerenza da parte delle autorità pubbliche. Secondo la Suprema Corte, "all’interno delle società democratiche deve riconoscersi alla stampa e ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei terni agitati all’interno delle Assemblee rappresentative e per il dibattito in genere su materie di pubblico interesse, ivi compresi la giustizia e l’imparzialità della magistratura, ed il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla libertà di stampa non consente in altri termini di escludere che essa si esplichi in attacchi al potere giudiziario, dovendo convenirsi con la Giurisprudenza della Corte dei diritti drell’uomo (o di Strasburgo) allorché afferma che i giornali sono i «cani da guardia» (watch-dog) della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie". E’ una sentenza, che segna una svolta nella storia giudiziaria del nostro Paese.

La sentenza richiama esplicitamente la giurisprudenza elaborata dalla Corte dei diritti dell’uomo (o di Strasburgo): "La natura di diritto individuale di libertà ne consente, in campo penale, l’evocazione per il tramite dell’art. 51 Cp, e non v’è dubbio che esso costituisca diritto fondamentale in quanto presupposto fondante la democrazia e condizione dell’esercizio di altre libertà. All’interno delle società democratiche deve di conseguenza riconoscersi alla stampa e ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia dei terni agitati all’interno delle Assemblee rappresentative e per il dibattito in genere su materie di pubblico interesse, ivi compresi la giustizia e l’imparzialità della magistratura. Il ruolo fondamentale nel dibattito democratico svolto dalla libertà di stampa non consente in altri termini di escludere che essa si esplichi in attacchi al potere giudiziario, dovendo convenirsi con la giurisprudenza della Corte dei diritti dell’uomo (o di Strasburgo) allorché afferma che i giornali sono i "cani da guardia" (watch-dog) della democrazia e delle istituzioni, anche giudiziarie (tra molte: Kobenter e Standard c. Austria caso n. 60899/00). Proprio la Giurisprudenza della Corte di Strasburgo ha costantemente ribadito che questi ultimi costituiscono il mezzo principale diretto a garantire un controllo appropriato sul corretto operato dei giudici. Sulle medesime premesse, la giurisprudenza di questa Corte ha già da tempo riconosciuto come sia, da un lato, "di enorme interesse per la comunità nazionale la corretta e puntuale esplicazione dell’attività giudiziaria e, dall’altro, come critica e cronaca giornalistica volte a tenere o a ricondurre il giudice nell’alveo suo proprio vadano non solo giustificate, ma propiziate" (Cass. sez. 5, n. 3 743 del 2-3. 1. 1984, Franchini, in Cass. pen. 1984, 1539). (fonti: www.francoabruzzo.it; www.cittadinolex.it; www.iusetnorma.it; www.legge-e-giustizia.it)