Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria ‘Ndrangheta, capitano dei carabinieri in manette per concorso esterno

‘Ndrangheta, capitano dei carabinieri in manette per concorso esterno

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Accusato da due pentiti, È stato arrestato a livorno. Saverio Spadaro Tracuzzi avrebbe fornito a una cosca di Reggio Calabria notizie coperte da segreto investigativo in cambio di denaro, Porsche, Ferrari, abiti firmati

(corriere.it) MILANO – Concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione: con queste accuse è finito in manette Saverio Spadaro Tracuzzi, capitano dei carabinieri già in servizio al Centro Dia di Reggio Calabria. I magistrati ritengono che sia stato colluso con una cosca della ‘ndrangheta, quella dei Lo Giudice, fornendo notizie coperte da segreto investigativo su indagini in corso e anticipando l’adozione di provvedimenti restrittivi da parte dell’autorità giudiziaria. L’ufficiale originario di Catanzaro, arrestato dai carabinieri di Reggio Calabria, era stato trasferito mesi fa nella seconda Brigata mobile di Livorno, dove è stato fermato. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal gip reggino su richiesta della Dda. A Reggio Calabria Tracuzzi era stato in servizio prima al Nucleo operativo ecologico, dal 2003 al 2007, e poi alla Dia fino allo scorso giugno.

PORSCHE E FERRARI – Consistenti somme di denaro, una Porsche in regalo e una Ferrari in prestito, abiti firmati: è quanto avrebbe ricevuto il capitano, in cambio della sua collaborazione con la cosca. Nino Lo Giudice, capo pentito dell’omonima cosca, avrebbe anche ottenuto il pagamento di conti alberghieri e spese di viaggio. L’ufficiale sarebbe anche intervenuto, o avrebbe garantito il proprio intervento, per bloccare accertamenti nei confronti di esponenti della cosca. In particolare, avrebbe fornito informazioni in anticipo su una perquisizione effettuata a gennaio 2008 in una villa in cui abitava Antonio Cortese, uno degli esponenti di spicco del gruppo criminale, ma che era in realtà nella disponibilità di Luciano Lo Giudice, attualmente detenuto, fratello di Nino. L’ufficiale avrebbe anche garantito informazioni alla cosca sulle operazioni riguardanti la cattura dei latitanti del gruppo criminale, tra cui lo stesso Nino.

ACCUSE DA DUE PENTITI – Ed è stato proprio Nino Lo Giudice, che si è pentito da alcuni mesi e collabora con la Dda di Reggio Calabria, ad accusare Spadaro Tracuzzi. A ottobre, pochi giorni dopo il suo arresto, il capocosca è stato sentito per due giorni nel carcere di Rebibbia dal procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone e dal procuratore aggiunto Michele Prestipino. Il pentito ha riferito, in particolare, della collaborazione che il capitano avrebbe garantito alla sua cosca, fornendo notizie in anticipo su imminenti operazioni della Dda. L’ufficiale avrebbe anche indicato le cosche interessate da imminenti arresti e i nomi dei destinatari dei provvedimenti restrittivi. La fuga di notizie avveniva con la consegna di atti di indagine in cartaceo o in formato elettronico contenenti i nominativi degli affiliati indagati o contro i quali dovevano essere emesse ordinanze di custodia cautelare. Prima di Nino Lo Giudice, a Spadaro Tracuzzi aveva fatto riferimento anche un altro pentito, Consolato Villani, anch’egli affiliato alla cosca: le sue accuse sono state poi ribadite dal boss e hanno trovato riscontro nelle indagini dei carabinieri. È stato Villani, tra l’altro, a consentire il fermo di Nino Lo Giudice, il 7 ottobre. Ai magistrati aveva parlato a lungo di Spadaro Tracuzzi, consentendo l’avvio delle indagini. I due pentiti parlano dell’arrestato come "il maresciallo", facendo riferimento al ruolo svolto come sottufficiale prima al Reparto operativo del Comando di Reggio Calabria e poi al Ris di Messina.

 

 

Redazione online
19 dicembre 2010

La Toscanini