Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria Sardegna, incostituzionali le tasse sulle seconde case

Sardegna, incostituzionali le tasse sulle seconde case

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Valentina Maglione

(ilsole24ore.com) Le tasse sul lusso della Regione Sardegna sono, in parte, incostituzionali. La Consulta, con una sentenza in via di deposito e anticipata ieri da una nota, ha bocciato l’imposta regionale sulle plusvalenze che derivano dalla vendita delle seconde case a uso turistico (regolata dall’articolo 2 della legge regionale 4/2006) e la maxi-Ici regionale sulle seconde case vicine al mare (articolo 3 della stessa legge).

Mentre sono state dichiarate non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate sulle imposte di soggiorno, che i Comuni hanno la facoltà di imporre ai turisti (articolo 2 della legge regionale 2/2007) e sullo scalo turistico di barche e aerei (articolo 4 della legge 4/2006). Per quest’ultima imposta, la Corte ha però sospeso il giudizio su due ipotesi: lo scalo di barche esercitate a fini di lucro e quello di aerei che svolgono operazioni di «aviazione generale di affari», vale a dire il trasporto di persone gratuito per ragioni relative all’attività d’impresa. Circa l’applicazione dell’imposta a questi due casi, sarà la Corte di giustizia dell’Unione euriopea (interpellata in via pregiudiziale per la prima volta dalla Consulta) a valutare la compatibilità con il Trattato Ue.
Si chiude così a favore del Governo solo il primo round della lite che lo ha opposto alla Giunta regionale guidata da Renato Soru. L’intervento della Corte costituzionale è stato infatti sollecitato da due ricorsi presentati dal Governo. Il primo, del 2006, ha seguito di pochi mesi l’approvazione della legge regionale 4/2006 che ha istituito le imposte su seconde case e scali di barche e aerei privati. Il secondo, presentato l’anno scorso, ha riproposto le contestazioni nonostante l’alleggerimento delle tasse deciso dalla Giunta sarda con la Finanziaria regionale per il 2007 (legge 2/2007). Il Governo ha messo sotto accusa le leggi regionali per la violazione sia del riparto di competenze tra Stato e Regioni in materia tributaria, sia del principio di uguaglianza (le imposte sono a carico dei non residenti in Sardegna).
Aldilà del ricorso del Governo, contro le tasse sul lusso si sono da subito schierati in molti: uomo-simbolo della protesta, nell’agosto 2006, era stato Flavio Briatore e il suo Billionaire si era trasformato nel luogo della contestazione.
Eppure, per Renato Soru, si tratta di tasse «per l’ambiente» dalle quali la Regione si aspetta di incassare almeno 75 milioni di euro l’anno, destinati per la maggior parte a un fondo regionale per lo sviluppo e la coesione territoriale.
Ieri Soru ha spiegato che la Regione, «in un momento di gravissima difficoltà del bilancio e in assenza di risposte da parte del Governo di allora», aveva deciso di utilizzare «la possibilità offerta dall’articolo 8 dello Statuto di imporre tasse sulle attività turistiche». E ora deve constatare con «dispiacere» che «non può utilizzare una propria autonoma capacità impositiva nei confronti delle seconde case».

Decisione selettiva
È stata la legge regionale 4/2006 a introdurre le tasse sul lusso: imposte che colpiscono le seconde case e gli scali di barche e aerei privati sull’isola, dalle quali la giunta guidata da Renato Soru si attendeva di incassare almeno 75 milioni di euro l’anno. Dopo il ricorso presentato alla Corte costituzionale dal Governo, la giunta sarda ha ammorbidito le regole con la Finanziaria regionale per il 2007 (legge 2/2007). Le correzioni non hanno però convinto il Governo, che l’anno scorso ha presentato un nuovo ricorso alla Consulta (come riportava «Il Sole 24 Ore» del 28 luglio). I giudici costituzionali hanno dichiarato illegittime la maxi-Ici e l’imposta sulle plusvalenze delle seconde case. Sull’imposta sugli scali è attesa la pronuncia della Corte di giustizia Ue