Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria THYSSEN: SOSTITUITI GIUDICI E SI’ ALLE TV, AL VIA IL PROCESSO

THYSSEN: SOSTITUITI GIUDICI E SI’ ALLE TV, AL VIA IL PROCESSO

50
0
Link

Mauro Barletta

(ansa.it) TORINO – Le telecamere entrano nel processo Thyssenkrupp perché è un caso "di rilevante interesse sociale" ed è "doveroso" permettere ai cittadini di seguirlo nel modo più completo: dice questo la prima ordinanza pronunciata dalla Corte d’assise di Torino nella causa contro i sei dirigenti della multinazionale per i sette morti del rogo del 6 dicembre 2007. L’udienza si è aperta questa mattina nella maxi-aula 1 del Palazzo di Giustizia, che a stento (nonostante la capienza ufficiale di 253 unità) è riuscita a contenere la folla di magistrati, penalisti e collaboratori, parti lese. Ognuno si è seduto dove capitava, tanto che la presidente della corte, Maria Iannibelli, non ha trattenuto un commento salace sulla "confusione".

Ma dal prossimo appuntamento, fissato per il 22 gennaio, si cambia: il giudice ha assegnato un posto fisso per ciascuno (che sarà contrassegnato da un cartellino) e a udienza finita ha invitato gli avvocati a sistemarvisi per verificare l’effetto della nuova disposizione. In tanti hanno voluto seguire l’apertura del processo. C’erano i parenti delle vittime, con le solite t-shirt decorate dai volti dei loro cari e con il loro carico di rabbia e di dolore. C’erano i rappresentanti dell’associazione "Legami d’acciaio", i sindacalisti, gli ex colleghi, c’era il deputato del Pd Antonio Boccuzzi nella sua veste di sopravvissuto al disastro. C’erano anche, per la prima volta, due degli imputati, Cosimo Cafueri e Raffaele Salerno, accolti da sguardi gelidi. "Eccoli – ha detto Rosa De Masi, la mamma di Giuseppe – sono quelli che hanno ucciso i nostri ragazzi". E quando la Iannibelli ha chiesto loro se avessero dei figli, dal pubblico si è levato un rancoroso mormorio.

"Non deve essere un processo esemplare ma un processo giusto", ha spiegato a fine udienza il pm Raffaele Guariniello, che sostiene l’accusa con le colleghe Francesca Traverso e Laura Longo e che con una mossa senza precedenti ha contestato l’omicidio volontario (al solo amministratore delegato dell’azienda, Harald Espenhahn; gli altri rispondono di omicidio con colpa cosciente) per un incidente sul lavoro. Anche per questo ha detto "sì" alle telecamere in aula. "A differenza di recenti casi di cronaca – ha spiegato la Traverso – qui da parte del pubblico non c’é un’attenzione morbosa verso gli imputati, ma un legittimo interesse sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro". "Con il nostro ‘no’ – ha ribattuto l’avvocato Ezio Audisio, dello staff difensivo – volevamo solo evitare che le pressioni mediatiche prendessero il sopravvento. Comunque apprezziamo la Corte, perché ha detto che prenderà degli accorgimenti opportuni". Il primo: tutte le telecamere saranno piazzate in un punto preciso dell’aula. Il processo Thyssenkrupp ha rischiato di saltare per le interviste fatte due giorni fa da quotidiano a tre giudici popolari. "Hanno letto il giornale con sorpresa", come ha sottolineato la Iannibelli, e si sono fatti da parte per "spirito di servizio e per evitare intralci processuali".

Per esempio, la ricusazione dell’intero collegio. I tre si sono astenuti e, dopo una laboriosa procedura (ci sono volute due ore di camera di consiglio), sono stati sostituiti. E a metà mattinata, finalmente, la causa ha mosso i primi passi. L’azienda – con l’avvocato Franco Coppi – si è inserita nella causa come responsabile civile; 54 operai, esclusi all’udienza preliminare per colpa del verbale di conciliazione firmato con la Thyssenkrupp, hanno chiesto di aggregarsi al già sterminato elenco delle parti civili. La difesa ha annunciato una questione di nullità che, se venisse accolta, costringerebbe la procura a rifare il capo d’accusa e a perdere diversi mesi.