Home Economia e Finanza Cronaca Nera e Giudiziaria Inchiesta Venus per prostituzione nei night, al via maxiprocesso con 42 imputati

Inchiesta Venus per prostituzione nei night, al via maxiprocesso con 42 imputati

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Udienza preliminare a Parma per gli indagati, tra cui ex poliziotti, avvocati, un vigile e un carabiniere, accusati di essere coinvolti in un giro di squillo stroncato nel 2012

Il tribunale di Parma non accoglieva un processo così imponente dai tempi del crac Parmalat. Quarantadue imputati, quasi altrettanti difensori, due sostituti procuratori a sostenere l’accusa.

Si è aperta stamattina nell’aula della Corte d’Assise davanti al gup Mattia Fiorentini la prima udienza preliminare dell’inchiesta Venus, la maxioperazione che nel 2012 smantellò un consolidato giro di prostituzione in nightclub e circoli privati di Parma. Per anni, dal 2006 al 2011, quelli che venivano considerati locali notturni erano state vere e proprie case d’appuntamento, in cui i clienti consumavano rapporti sessuali per poche centinaia di euro. La Castorina Birichina, La Coccinella/Bataclan The Club, Diana Park/Garden Club, Quasar, Bodegon, Bucarest La Notte, Aeroflot 2, Can Am. Questi i nomi dei club disseminati tra Parma e Colorno, dotati di stanze privé in cui si prostituivano giovani ragazze soprattutto del’Est Europa, a cui l’autorità giudiziaria appose per sempre i sigilli.
Settanta indagati, 26 arresti. L’indagine venne condotta con un imponente lavoro di intercettazioni e appostamenti dai carabinieri di Parma, coordinati dal pm Roberta Licci. Ora il fascicolo è passato ai sostituti procuratori Lucia Russo e Paola Dal Monte. 
L’udienza di oggi, a porto chiuse, ha impegnato magistrati e difensori per tutta la mattinata. Oltre ad eccezioni preliminari, sono state presentate le prime richieste per il rito abbreviato (per ora l’ha scelto un solo imputato). Alcuni legali nelle scorse settimane hanno presentato istanza di patteggiamento per i propri assistiti. Il procedimento è stato rinviato a marzo 2017, quando potrebbero già prendere il via le discussioni. 

Alcune delle posizioni più rilevanti nel giro d’affari illeciti vennero già definite e stralciate con condanne con rito abbreviato e patteggiamenti nei mesi successivi al maxiblitz dei carabinieri. Il conto in sospeso con la giustizia è rimasto aperto per i tanti collaboratori – italiani e stranieri – che gravitavano intorno ai locali, occupandosi di reperire ragazze e gestire le attività dei clienti. Per loro l’accusa è di favoreggiamento della prostituzione. Si tratta di Gianluca Uccelli, Stefano Beltrame, Giorgio Puliti, Sfefka Stefanofa, Eugenio Maresca, Alvaro Alviti, Atalla Ashraf Abdellaziz, Pietro Gandolfo, Piergiorgio Petrella, Vincenzo Morini, Ali Yassine, Edoardo Rossi, Kais Trabelsi, Salvatore Metrangolo, Adratik Hanija, Emil Tonelli, Ugo e Mauro Sertorelli Pizzatti, Fausto Montagna, Orazio Cellamare, Flavio Certo, Albert Guza, Roberto Giacomazzi, Luisa Ferrari, Lyubov Sezemina, Roberto Donelli, Gian Pietro Maccari, Ermanno Lasagni, Giuliano Oliverio, Enrico Morini, Al Dory Ali e Al Dory Muhammad.

Tra gli imputati del procedimento avviato oggi spiccano alcuni nomi che fecero scalpore. Ci sono i poliziotti Antonio Ciotta e Francesco Reda, oggi in pensione, accusati di aver favorito attivamente e coperto l’attività di prostituzione nei nightclub, approfittando della propria qualifica all’interno delle forze dell’ordine. Debbono rispondere a vario titolo di numerosi capi d’imputazione per favoreggiamento della prostituzione, falsità ideologica, calunnia, concussione.

Il favoreggiamento della prostituzione viene contestato anche ai fratelli avvocati Antonio e Serena Dimichele, che secondo le accuse avrebbero favorito l’affiliazione dei night allo Csen, Centro Sportivo Educativo Nazionale. I legali debbono rispondere anche di estorsione perché, secondo le accuse, avrebbero ricevuto somme di denaro dai gestori per non denunciarne la reale attività. Cadute invece le accuse di falsità ideologica e calunnia, oltre che di truffa per Antonio Dimichele, inizialmente contestate. 
L’agente di polizia municipale Angelo Di Maggio è accusato di aver falsificato un permesso di soggiorno, di rivelazione di segreti d’ufficio e di concussione, per aver abusato della sua qualifica per ottenere consumazioni in un night. Stessa accusa, concussione, nei confronti del carabiniere Ugo Crescini che avrebbe usufruito di consumazioni gratuite anche di rilavante importo al Diana Park. (maria chiara perri) 01 dicembre 2016

Fonte link parma.repubblica.it