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Nicola Gratteri procuratore capo a Catanzaro.

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di Mario Portanova

Promosso il magistrato impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta, bloccato da Napolitano come possibile ministro della Giustizia di Renzi. Ma anche la relazione conclusiva della sua commssione è ferma da oltre un anno: “Nessuno la porta in aula”. La prima dichiarazione: “Sciolto il Comune di Brescello? Un buon lavoro”. Ma contro la criminalità calabrese “stiamo solo pareggiando”

Nicola Gratteri, uno dei magistrati più impegnati nella lotta alla‘ndrangheta, è diventato procuratore della repubblica diCatanzaro. Una promozione, quella del fino a oggi procuratore aggiunto di Reggio Calabria, sancita all’unanimità dal Csm. Gratteri entrò fra l’altro nela lista dei ministri del nascituro governo Renzi, per la Giustizia, ma fu stoppato all’ultimo minuto dal no dell’allora presidente Napolitano. Con un effetto domino: secondo i retroscena di Palazzo, per risposta Renzi cancellò Emma Bonino, in corsa per gli Esteri con il favore del Colle, e optò per la giovane Federica Mogherini,

Gratteri ha dedicato il suo primo intervento da procuratore capo proprio alla ‘ndrangheta, ma a quella trapiantata in Emilia. Loscioglimento del Comune di Brescello per condizionamento mafioso, ha affermato al Gr3, “e’ un fatto importante e dimostra il buon lavoro che sta facendo il prefetto di Reggio Emilia”. Ed è anche “la conferma di quello che diciamo da più di dieci anni, cioè la presenza sistematica in alcune aree dell’Emilia Romagna della ‘Ndrangheta, ormai radicata come in alcune parti del Piemonte e della Lombardia”.

Gratteri è entrato nei dettagli della storica presenza mafiosa nella regione “rossa”: “In alcuni paesi della provincia di Reggio Emilia – ha aggiunto – dei capi mafia si sono spostati da Cutro (in provincia di Crotone, bdr) a lì e hanno costituito cloni, con regole, usi e costumi, e hanno iniziato a interagire anche con il territorio, con i pubblici amministratori, con imprenditori che hanno ritenuto conveniente rivolgersi a imprese gestite dalla ‘ndrangheta. Perché, ha spiegato Gratteri, “la ‘ndrangheta offre servizi a basso costo, manodopera in nero sottopagata, smaltimento dei rifiuti”.

Il “buon lavoro” sull’Emilia non basta, però. Contro la ‘ndrangheta “stiamo pareggiando la partita. Ci vogliono ancora riforme normative al codice penale, al codice di procedura penale, all’ordinamento giudiziario. Bisogna investire ancora di più in istruzione prima che in cultura, bisogna pensare ad una scuola a tempo pieno”.

Oltre ad aver scritto diversi libri sulla ‘ndrangheta, spesso in coppia con il giornalista-studioso Antonio Nicaso, Gratteri ha presieduto una commissione che – tra luglio 2014 e gennaio 2015 – ha elaborato una serie di proposte normative per la lotta alla criminalità organizzata. Proposte volte anche ad accelerare i tempi dei processi e a snellire le procerdure formali, che però a oggi sono rimaste lettera morta. “Nessuno finora ha ritenuto di portarle all’esame del Parlamento”, ha rimarcato Gratteri nel corso di una recente iniziativa sulla criminalità organizzata a Milano, “anche se molti dei nostri suggerimenti potrebbero diventare legge attraverso un semplice decreto”.

“Spero di poter dare subito quelle risposte di giustizia che la collettività si aspetta”, è stato il primo commento di Nicola Gratteri alla nomina. Il magistrato dovrebbe prendere possesso del suo nuovo incarico alla fine di maggio, ma non è escluso che possa essere deciso l’anticipato possesso.

In magistratura dal 1986, Gratteri ha cominciato la carriera come giudice a Locri. E’ stato poi sostituto procuratore nela paese aspromontano e a Reggio Calabria, dove dal 2009 è procuratore aggiunto. Tra le sue inchieste più note, quella sulla strage di Duisburg del 2007 e “Crimine-Infinito”, la maxioperazione congiunta delle procure di Reggio Calabria e Milano che nel lugio del 2010 portò all’arresto di circa 300 persone. 21 aprile 2016

Fonte Link ilfattoquotidiano.it