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BANCA D’ITALIA: NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA

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In merito al contenuto dell’articolo che mi hai inviato (di cui non conosco la fonte), occorre precisare alcuni importanti aspetti, soprattutto laddove si afferma che “possiamo stampare la nostra moneta” e al riferimento del “Gold Standard”.
Ammesso sia vero, che lo Stato Italiano abbia rilevato le quote di partecipazione azionaria detenute per il 95% dalle varie banche commerciali, (valore 7 miliardi di euro). Questo non significa che lo Stato Italiano possa stampare moneta sovrana. La Banca D’Italia, sotto questo aspetto, è una scatola vuota, in quanto, con la sottoscrizione del Trattato di Maastricht del 1998 con l’articolo 128 del (TUE– trattato Unione Europea; 1) “la Banca Centrale Europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca Centrale Europea e le Banche Centrali Nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali Nazionali, costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”.), l’Italia, alla pari di tutti gli Stati membri, ha trasferito la facoltà di emissione alla Banca Centrale Europea. Quindi l’Italia senza la modifica, o la revoca, o l’uscita dall’Unione Europea, non può giuridicamente stampare moneta. L’Italia, però, volendo, potrebbe emettere una moneta fiscale parallela all’Euro, ovvero un titolo (BOT?) che circoli all’interno del Paese in forma di moneta con cui il cittadino possa pagare tasse, multe, obbligazioni finanziarie verso lo Stato, ecc. Lo Stato a sua volta potrebbe utilizzare questo strumento monetario per aumentare il potere di acquisto dei cittadini, incrementando le pensioni, finanziando opere pubbliche sociali e infrastrutturali e pagare i propri debiti nei confronti di fornitori di beni e servizi; (debiti ammontanti oggi a circa 70 miliardi di euro). 

Per quanto riguarda il rientro dell’oro depositato presso la BCE, se la notizia fosse vera, sarebbe rilevante sotto l’aspetto patrimoniale, ma non sotto l’aspetto monetario, in quanto tutto l’oro detenuto dalla Banca d’Italia (soggetto giuridico privato anche se di Diritto Pubblico) sarebbe divenuto di proprietà dello Stato Italiano. Dopo la sua privatizzazione tutto il patrimonio posseduto dalla Banca, oro compreso, è passato da proprietà pubblica a proprietà privata. Questo aspetto, però, nonostante le numerose interrogazioni parlamentari, non è mai stato definitivamente chiarito.
Ma ciò, sotto l’aspetto monetario non sarebbe rilevante perché non è la riserva aurea a dare valore alla moneta. Il valore non è mai una proprietà della materia, il valore è una astrazione mentale, spirito, tempo e previsione. Il coltello ha valore perché prevedo di tagliare; la moneta ha valore perché prevedo di comperare, di conseguenza, il possesso della moneta è una previsione e non riserva o materia.

Il sistema monetario Gold Standard è stata una grande truffa posta in essere dai banchieri per detenere e giustificare la proprietà della moneta all’atto dell’emissione; un espediente per poterla emettere a debito e increditarsi, indebitamente, il valore nominale della moneta. Il valore della moneta non dipende dalla convertibililita’ (non è creditizio ma è fiduciario).

L’assunto dei banchieri è sempre stato: “siccome la banconota è rappresentativa dell’oro, l’oro è il nostro, per cui la moneta è la nostra”. Questo assunto è stato clamorosamente smentito con l’abolizione della riserva aurea avvenuta nel 1971 (accordi di Bretton Wood 2).

Se la storiella della riserva raccontata dai banchieri fosse stata vera, la moneta dopo il 1971 avrebbe dovuto perdere il proprio valore, invece l’ha mantenuto intatto.

Il valore nominale della moneta (valore indotto o potere di acquisto), come detto, non è creditizio, ma di natura meramente convenzionale; un valore di costo nullo creato dall’accordo sociale e dal corso legale (la moneta ha valore solo perché noi ci siamo messi d’accordo che lo abbia). Quindi, il contenuto dell’articolo, a mio avviso, è del tutto fuorviante se non politicamente tendenzioso perché produce illusorie aspettative. (Parma, 06/10/22; aggiornato il 09/10)

Gian Fabrizio Pioli

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