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Scope: l’Italia non deve scordare le regole di Maastricht. Solo i Btp indicizzati costano 10 miliardi in più

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Steven Maijoor European Sustainable Finance Conference, Amsterdam
Steven Maijoor
European Sustainable Finance Conference, Amsterdam

Il tetto al 3% nel rapporto deficit/Pil previsto dalle regole di Maastricht è sospeso, ma gli analisti ritengono che sarà ripristinato, con varianti, nel 2024. A quel punto avere un avanzo primario almeno dell’1% sarà fondamentale per rientrare nei parametri. E farsi così proteggere dalla Bce | Steven Maijoor (Esma): dividendi e buyback vanno rivisti, le banche inizino a preparare gli azionisti | Bloomberg: non solo tassi, la Bce prepara un taglio al bilancio. Ecco quando parte e a che ritmo

Il debito dell’Italia è sostenibile con questo continuo aumento dei tassi da parte della Bce? Se lo chiedono gli analisti di Scope Ratings in una nota di lunedì 17 ottobre mentre il Btp decennale vede il rendimento in leggera discesa al 4,686%.

Gli esperti prevedono che il rapporto debito/Pil dell’Italia (BBB+/Stabile) scenda quest’anno al 146% del Pil dal 150% nel 2021 su una crescita economica reale del 3,2% nonostante un “sensibile indebolimento delle prospettive nella seconda metà del quest’anno a causa della crisi energetica”.

Tuttavia, dal prossimo anno, “una crescita del Pil nominale più moderata e tassi di interesse più elevati peseranno sul rapporto debito/Pil”, avvertono gli esperti. Che ricordano come “i tassi di finanziamento dell’Italia siano aumentati sostanzialmente negli ultimi dodici mesi, con il rendimento dei titoli di Stato a 10 anni che è salito a oltre il 4,5% da poco meno dello 0,6% nell’estate dello scorso anno, livelli che non si vedevano dal 2013″.

I tassi sono in aumento per tutte le economie dell’area dell’euro, ma il loro impatto è più grave “per i Paesi altamente indebitati come l’Italia: lo spread sui Bund tedeschi è aumentato di circa 100 punti base da gennaio a 250 punti base, mentre la politica interna e internazionale e le sfide economiche che l’Italia deve affrontare dopo le elezioni del mese scorso aggiungono ulteriore pressione” alle emissioni governative.

I Btp indicizzati all’inflazione faranno salire il debito di 10 miliardi nel 2023

Il pagamento degli interessi dell’Italia salirà a circa il 4% del Pil quest’anno, dal 3,6% nel 2021, ovvero di oltre 10 miliardi a circa 75 miliardi di euro soprattutto a causa dell’aumento dei costi dei Btp indicizzati all’inflazione, che rappresentano più del 10% dello stock di titoli di debito pubblico in circolazione.

Ipotizzando che i costi di finanziamento si stabilizzino ai livelli attuali, scrive Scope, i pagamenti annuali di interessi saranno di 20-25 miliardi di euro più elevati nel 2026-27 rispetto al 2021. E questo avrà luogo anche se l’impatto sarà attenuato dalla struttura del debito favorevole dell’Italia data una scadenza media superiore a sette anni.

E’ necessario avere un avanzo primario di almeno l’1% del Pil 

Di conseguenza, sarà necessario un rapido ritorno a un avanzo primario elevato di almeno l’1% del Pil perché l’Italia mantenga il disavanzo nominale entro la soglia di Maastricht del 3% del prodotto interno lordo. Le regole di bilancio dell’Ue sono attualmente sospese e in fase di revisione, ma gli analisti prevedono che “una versione modificata delle regole diventi nuovamente vincolante a partire dal 2024″.

Per l’Italia, ma anche la Francia (AA/stabile) e la Spagna (A-/stabile), le future valutazioni della Commissione europea sulla sostenibilità del debito dipenderanno, tra gli altri fattori, dal ripristino della regola del deficit fiscale del 3%, che gli analisti non prevedono cambierà in modo significativo”. Questo dato sarà importante per la decisione della Bce sul definire idonee le obbligazioni nel suo Strumento di protezione della trasmissione (Transmission Protection Instrument), qualora fosse attivato.

L’Italia è sempre stata prudente

Il lato positivo, mette in evidenza Scope, è che “contrariamente a Francia e Spagna, l’Italia ha un record di politica fiscale prudente, con avanzi primari elevati in media dell’1,4% del Pil nei cinque anni prima della pandemia. Svanito l’impatto delle misure una tantum per far fronte al Covid-19 e alla crisi energetica, il “nuovo governo eredita un bilancio che, in assenza di ulteriori misure fiscali, dovrebbe favorire il ritorno agli avanzi primari”.

Le finanze pubbliche italiane, nota Scope, “si sono riprese rapidamente dalle sostanziali cicatrici della pandemia. È probabile che il disavanzo di bilancio scenda a quasi il 5% del Pil quest’anno, al di sotto dell’obiettivo del 5,6% e del 7,2% registrato nel 2021, nonostante i maggiori costi per interessi”. Il disavanzo primario dovrebbe “scendere appena al di sopra dell’1% del Pil grazie a un aumento del gettito fiscale – favorito dall’elevato tasso di crescita del Pil nominale in un contesto di inflazione in ripresa – un mercato del lavoro forte e una minore spesa connessa alla pandemia”.

Crisi energetica e invecchiamento della popolazione non aiutano

Tuttavia, “l’ulteriore 2% del Pil nel risanamento di bilancio ha bisogno di anni per mantenere il disavanzo nominale al di sotto del 3% del Pil e quindi un graduale calo del rapporto debito/Pil, un fatto tanto più importante a causa del rallentamento della crescita economica nel mezzo della crisi energetica dell’Europa e di un aumento della spesa pubblica legata all’invecchiamento della popolazione italiana”.

Scope stima una crescita del Pil dell’Italia di circa lo 0,5% l’anno prossimo, un rimbalzo dell’1,5% nel 2024 e solo circa l’1% negli anni successivi. “Questo sottolinea la necessità che il nuovo governo si attenga, se non rafforzi, le riforme a favore della crescita avviate dal governo di Mario Draghi e mantenga un percorso di graduale risanamento di bilancio per garantire la sostenibilità del debito pubblico italiano”, concludono gli analisti. (riproduzione riservata) (18 ottobre 2022)

Fonte Link: milanofinanza.it

 
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