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L’Italia è al quarantanovesimo posto nella classifica della libertà di stampa 2010

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Editoria. Fieg: Libertà di stampa è il vero rating di ogni democrazia.
L’Italia è al quarantanovesimo posto nella classifica della libertà di stampa 2010, pubblicata poche settimane fa da Reporters sans Frontières

(IL VELINO) Roma, 10 novembre 2010. "a libertà di stampa è da sempre la cartina di tornasole del carattere democratico di un ordinamento. Il grado di libertà di stampa è il vero rating di una democrazia. Esso è, non a caso, considerato come diritto essenziale in tutte le carte dei diritti fondamentali dell’uomo. Il rating democratico condiziona il benessere sociale ed economico di un popolo. Non solo la libertà individuale ne è interessata, ma anche la stessa affidabilità collettiva: l’investimento in un Paese senza libertà di stampa è considerato oggettivamente più a rischio per assenza di trasparenza".

È quanto ha dichiarato oggi il presidente della Federazione italiana editori di giornali, Carlo Malinconico, in occasione dell’incontro con i rappresentanti dell’International Press Institute sullo stato della libertà di informazione in Italia. "Per essere cittadini partecipi delle scelte collettive occorre un’informazione libera e pluralista. Non ci devono essere ‘se’ o ‘ma’. Non si può essere liberi senza i giornali, e questo gli oltre 24 milioni di italiani che ogni giorno leggono in media un quotidiano lo sanno bene. L’invito della Fieg è: leggete i giornali".La delegazione dell’Ipi, organizzazione internazionale non governativa con sede a Vienna, è in questi giorni in Italia per discutere, con i rappresentanti del governo e del mondo dell’informazione, dell’esercizio della libertà di stampa nel nostro Paese. Gli editori italiani "non riscontrano in Italia un problema di limiti all’informazione, almeno non nella carta stampata. Il mercato editoriale italiano è caratterizzato da una pluralità di mezzi diffusivi, come testimoniato dall’esistenza di circa 3.000-3.500 testate diverse tra quotidiani e periodici". Ma la Fieg ha ravvisato "un rischio di compromissione della libertà di stampa nei limiti alla libertà di cronaca contenuti nel recente disegno di legge in materia di intercettazioni, e a tale rischio si è opposta, insistendo, tra l’altro, perché non si introducesse la responsabilità diretta dell’editore". Ciononostante, l’Italia è al quarantanovesimo posto nella classifica della libertà di stampa 2010, pubblicata poche settimane fa da Reporters sans Frontières. "La ragione di una tale collocazione – secondo la Fieg – è da ravvisarsi, oltre a casi (per fortuna isolati) di perquisizioni nelle redazioni e di suggerimenti a non comprare i giornali, in un’anomalia tutta italiana del mercato delle comunicazioni, in particolare di quello televisivo, caratterizzato da una concentrazione di risorse economiche e pubblicitarie in capo ai due maggiori broadcaster, senza eguali in Europa. Tale circostanza rafforza e cronicizza il sostanziale squilibrio che caratterizza il mercato pubblicitario. Mentre, infatti, nella generalità dei Paesi europei la stampa continua ad essere il principale mezzo di veicolazione dei messaggi pubblicitari – Gran Bretagna (39,4%), Francia (39,3%), Germania (42,6%) – in Italia è la televisione ad avere questo primato, con una quota di mercato che sfiora il 60%. Su questo terreno – conclude Malinconico – si impongono interventi volti a riequilibrare il mercato. In un settore nevralgico come quello dell’informazione, non c’è niente di più rilevante della pubblicità: essa è una risorsa fondamentale per tutti i mass media, tradizionali ed elettronici. Dalla sua equa distribuzione fra i vari mezzi, dunque, dipende direttamente il livello di pluralismo e di libera concorrenza nell’intero sistema".