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VENEZIA, OZPETEK: NON PARLIAMO MALE DELL’ITALIA, BRAVO LO CASCIO

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(ansa.it) VENEZIA – Ha molto amato il Leone d’Oro ‘Lust, caution’ di Ang Lee ma voleva premiare ‘Le grain e le mulet’ di Abdellatif Kechiche. I film italiani non sono stati proprio presi in considerazione dalla giuria di Venezia 64 ma Ferzan Ozpetek invita a "non affondare il coltello nella piaga" e ha trovato bravo Luigi Lo Cascio ne ‘Il dolce e l’amarò di Andrea Porporati.

Ozpetek – nella giuria tutta di registi della 64/a Mostra del Cinema di Venezia, presieduta da Zhang Yimou – fa un bilancio della kermesse che si è conclusa ieri e della sua esperienza di giurato. "Sia chiaro – dice il regista de ‘Le fate ignoranti’ – sono completamente d’accordo con il verdetto della giuria. Abbiamo discusso nove ore la notte in cui abbiamo deciso i premi. Certo, non si finirebbe mai di premiare" e poi spiega: "ho amato molto il film di Ang Lee ma volevo premiare Kechiche. In giuria eravamo due a favore e cinque contro. Lee ha fatto un film bellissimo, perfetto, un classico che ti siedi e lo vedi volentieri con le sue scene scandalistiche, che ti imbarazzano. Molto eccitante. Premiare ‘Le grain e le mulet’, con le sue lunghezze, non perfetto, sarebbe stata una cosa rivoluzionaria, una novità. Sono rimasto molto deluso però dall’atteggiamento di Kechiche" che, convinto di vincere il Leone d’Oro, ha parlato, alla consegna del Premio Speciale della giuria, come di un "modesto riconoscimento".

E proprio sul Premio Speciale della giuria, andato ex aequo anche a ‘I’m not theré di Todd Haynes, "c’é stata – racconta Ozpetek – una discussione di tre ore". I film italiani? "Non sono stati nemmeno commentati ma non parliamo male dell’Italia – dice il regista italo-turco – delle cose che non vanno. Facciamo proposte positive. Io ho trovato bravo Lo Cascio nel film di Porporati. I francesi o i tedeschi non parlerebbero mai male del loro cinema anche davanti a brutti film ma l’autodemolizione fa parte del dna italiano. Ad Antonioni e Visconti hanno sputato in faccia". Il messicano Rodrigo Prieto, direttore della fotografia del film di Ang Lee, vincitore dell’Osella "é l’unico che ha avuto l’unanimita".

Ozpetek difende anche la Coppa Volpi come miglior attore, fischiata in sala stampa, a Brad Pitt. "Ho trovato Pitt bravissimo, mi metteva paura. Su sette avrà preso cinque voti. Io ero anche per George Clooney, Tommy Lee Jones, Casey Affleck, ma Pitt ci ha convinto di più". Nel "mio cuore avrei voluto premiare anche l’attrice inglese del film di Ken Loach, Juliet Ellis e poi Vanessa Redgrave, Susan Sarandon e Tang Wei che abbiamo amato tutti. Non si finirebbe mai". Anche Paul Haggis con il suo ‘In the valley of Elah’ "non ci ha convinto – continua Ozpetek – ma andrà benissimo come incassi. E’ un po’ nel mio stile di bontà. Mi sono commosso, ho pianto durante il film ma questo non vuol dire nulla". "Tanto di cappello" al Leone d’argento ‘Redacted’ di Brian De Palma ma non poteva vincere il Leone d’oro "c’era troppo significato politico nel film. La qualità di De Palma è che ha fatto film tutti diversi fra loro" ed è piaciuto molto anche ’12’ di Nikita Mikhalkov.

Elogi alla giuria di Venezia 64 (Catherine Breillat, Jane Campion, Emanuele Crialese, Alejandro Gonzalez Inarritu e Paul Verhoeven) e al suo presidente: "Zhang Yimou è un uomo meraviglioso. Lo vedo come un padre anche se ha la mia età, 48 anni. E’ stato fondamentale per il voto del Gran premio della Giuria. Con la Breillat eravamo sempre d’accordo, i due rompiscatole del gruppo, con la Campion ci siamo legati molto negli ultimi giorni, ho scoperto Verhoeven, con Crialese andavamo d’accordo. I rapporti sono stati buoni con tutti. Ci sono delle persone nuove ora nella mia vita". Ad ottobre Ozpetek inizierà a girare il suo nuovo film ‘Un giorno perfetto’ dal libro di Melania Mazzucco: "devo decidere – dice – la protagonista" e sarebbe bello, conclude, "fare un film su questa esperienza nella giuria di Venezia 64".

I VERDETTI DI IERI

LEONE D’ORO A ”LUST, CAUTION” DI ANG LEE – Il Leone d’oro di Venezia 64 è andato al film del taiwanese Ang Lee ‘Lust, Caution’, coproduzione americana-cinese-taiwanese (distribuzione italiana Bim). Lee aveva vinto nel 2005 il Leone d’oro con I segreti di Brokeback Mountain con cui poi ha vinto l’Oscar per la migliore regia nel 2006.

LEONE D’ARGENTO A BRIAN DE PALMA – Brian De Palma, regista di Redacted, un duro film ambientato in Iraq, ha vinto il Leone d’argento a Venezia 64 per la migliore regia. Il film in Italia é distribuito dalla Eagle.

A BRAD PITT LA COPPA VOLPI MASCHILE – Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Brad Pitt, protagonista con Casey Affleck di The Assassination of Jesse James by the coward Robert Ford, del neozelandese Andrew Dominik, in concorso a Venezia 64. Il film è distribuito in Italia dalla Warner.

A CATE BLANCHETT LA COPPA VOLPI FEMMINILE – Cate Blanchett ha vinto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile per il ruolo di Jude, androgina rockstar nel film liberamente ispirato alla vita e al lavoro di Bob Dylan, Io non sono qui di Todd Haynes. Il film è distribuito in Italia dalla Bim.

ITALIA SENZA PREMI – Italia senza premi a Venezia 64. Il verdetto della giuria, tutta composta di registi e presieduta da Zhang Yimou, ha bocciato tutti e tre i film italiani in gara: Nessuna qualità agli eroi di Paolo Franchi, Il dolce e l’amaro di Andrea Porporati, L’ora di punta di Vincenzo Marra. E l’opera prima del messicano Plà (La Zona) è stata preferita all’esordio nella regia di Andrea Molaioli, con La ragazza del Lago, selezionato nella Settimana della Critica e che avrebbe potuto vincere il Leone del Futuro, il premio Venezia Opera Prima ‘Luigi De Laurentiis’, assegnato trasversalmente alle diverse sezioni della Mostra del cinema.

IL FILM DI LEE TRA PASSIONE, SESSO E POLITICA – Lust, Caution di Ang Lee, Leone d’oro di questa 64ma edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, racconta in 156 minuti una bella storia d’amore tra un aguzzino e una ragazza destinata a ucciderlo, ma che poi alla fine, presa da una sorta di Sindrome di Stoccolma, sceglie di sacrificarsi e salvarlo. Il tutto condito da scene di sesso esplicito. Per il film firmato dal maestro taiwanese Ang Lee, giàtrionfatore a Venezia due anni fa con Brokeback Mountain (2005), si era già parlato di scandalo, ma le scene forti non intaccano la poesia dell’opera. Ambientato a Shanghai, nel 1942 durante l’occupazione giapponese, il film racconta la storia di una giovane e bella studentessa-attrice, Wang Hui Ling (l’esordiente Tang Wei), che sposa, insieme a improvvisati suoi amici, la causa della resistenza. Il gruppo di impacciati studenti sceglie come obiettivo dacolpire il collaborazionista Mr. Yee (l’icona del cinemaasiatico Tony Leung) vicino al governo giapponese. La ragazza entra nella vita dell’uomo creandosi così una finta identità, ma solo dopo molto tempo riesce a scalfire la diffidenza e la chiusura al mondo dell’uomo impaurito dal suo stesso ruolo di massacratore dei suoi connazionali. Il sentimento di Wang per Mr.Yee ha insomma ha i tempi lunghi del film che ricorda molto quelli di Wong Kar-wai. Nasce piano piano come le cose che poi diventano ancora più forti. E mentre la ragazza collabora ancora con la resistenza anti-giapponese convinta di voler davvero morto il suo amante con il quale condivide una smodata passione, non riesce proprio a capire come le cose dentro di lei stiano cambiando. Il film, tratto da un racconto della scrittrice cinese EileenChang (da noi conosciuta come Zhang Ailing), è distribuitoin Italia dalla Bim.