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Coppa Davis, 2023 chiama 1976: dal ciuffo castano di Panatta ai riccioli carota di Sinner due generazioni vincenti

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STEFANO SEMERARO
Una storia che si rinnova nei gesti, negli oggetti, nei rituali sdoganati quasi cinquant’anni fa da Adriano, Paolo, Corrado e Tonino. E che ci fa sentire tutti uniti


Da Santiago a Malaga, da «Ada-dri-aaa-noo» a « Sinnèr, Sinnèr», il cuore si gonfia di un sentimento che non sai, assorbito e riflesso nell’argento della coppa più amata e prestigiosa, fossile del secolo scorso – nata nel 1900 – ma nonostante tutto ancora sostanza dei nostri sogni.
Chi, cresciuto con il tennis nel cuore o anche solo negli occhi, non ha mai sognata di alzarla, l’Insalatiera? 1976-2023: da stasera le due date sono legate, e due generazioni si chiamano e si rispondono, dal ciuffo castano di Panatta ai riccioli carota di Jannik.
Chiedi chi erano Panatta e Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli, e rivedi volti e fisici anni ’70, inquadrati da telecamere in bianco e nero. Magliette attillate, baffi spessi, capelli lunghi. Molto estro, poca palestra. Un impresa, quella delle Davis vinta nel 1976 a Santiago, stampata sugli anni di piombo, il terrorismo, gli attentati, la guerra del Vietnam che sfumava negli orrori di Pol Pot, il Medio Oriente in perenne ebollizione. Ma circondata da altri lampi meravigliosi ancora accesi o appena svaniti: la valanga azzurra di Thoeni e Gros, la Ferrari vincente di Lauda, il calcio in transito dalla finale indigesta di Città del Messico ai futuri trionfi bearzottiani, Mennea che cresceva. Poi guardi ai ragazzi di oggi, che la tv neppure se la filano, vivono in un mondo sempre connesso, sparato verso l’intelligenza artificiale dove immaginare significa (sembra significare) già possedere.

Panatta e & Co divisi in clan ma comunque vincenti, Sinner e i suoi fratelli uniti da sogni diversi che convergono sulla Coppa, un Liceo allargato con Jannik che mette d’accordo tutti con la sua zazzera rossa e i suoi precetti da saggio della montagna, glamour ma essenziale, ragazzo d’altri tempi che sa viaggiare in mille dimensioni ma poi preferisce i sentieri di montagna, una sciata il giorno di Natale, le risate da spendere in spogliatoio o a tavola con nonni, amici e genitori.

I quattro di Una Squadra ci sembravano fratelli maggiori, idoli scafati e adulti, pantalone a zampa d’elefante e serate al Piper. I Fab Five di Malaga sono fratelli minori, o forse figli, per qualcuno nipoti, magari timidi ma già esperti della loro porzione di un mondo diverso, diviso in bolle, in compartimenti stagni, disincantato e continuamente esposto, trasparente alla vetrina di Instagram o TikTok, eppure più castigato, tormentato, comunque sempre piagato di guerre e di orrori, dall’Ucraina alla Palestina

Lo sport di allora alla storia e alla cronaca ci si mescolava, andare a Santiago fu una impresa politica prima che sportiva. Oggi a Malaga dell’assenza della Russia non parla nessuno. Però, oggi come allora, finisce che ti entusiasmi per la grinta tentacolare di Sonego, per le giocate di Musetti, braccio d’oro come lo era quello di Bertolucci, per i diritti ultrasonici di Sinner che sostituiscono le veroniche di Panatta.

E’ un mondo che viaggia dieci volte più veloce, fuori e dentro il campo, ma poi ti ributta indietro, alle emozioni basic, alla gioia della condivisione anche in un sport che è il massimo dell’egocentrismo. Tutti davanti alla tv, ora come allora, tutti in piedi sul divano o in strada ad abbracciarsi, a discutere di tagli sotto e tie-break, da domani tutti vestiti come gli eroi giovani di Malaga per il doppio fra amici al tennis club.

I ragazzini anni ’70 diventati padri rispolverano le vecchie Maxima, le esoteriche Wip; domani iscriveranno il figlio alla scuola tennis regalandogli l’attrezzo di Jannik o quello di Sonny il rapper. E’ una storia che si rinnova nei gesti, negli oggetti, nei rituali sdoganati quasi cinquant’anni fa da Adriano, Paolo, Corrado e Tonino. E che ci fa sentire tutti uniti. E per un pomeriggio un poco migliori. 26 Novembre 2023

Fonte: lastampa.it

Fonte Link Diretto: https://www.lastampa.it/sport/tennis/2023/11/26/news/coppa_davis_2023_chiama_1976_dal_ciuffo_castano_di_panatta_ai_riccioli_carota_di_sinner_due_generazioni_vincenti-13890954/?ref=LSHA-BH-P1-S2-T1