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DIVORZIO COSTOSO: IL PARMA FA CAUSA AD ERREA’ E LA PERDE. IN FUMO 1.400.000 EURO

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Mentre, come sottolineano in rete diversi supporters Crociati, il Parma Calcio ha iniziato la preparazione alla serie A con lo stesso materiale training e tempo libero griffati Puma delle passata stagione e non con una nuova dotazione, magari rivisitata per la massima serie (che indubbiamente sarà stata ordinata, ma che stranamente non è pervenuta in contemporanea con raduno e primi allenamenti, proprio come un anno fa, quando staff e calciatori si dovettero accontentare, non essendoci i capi nuovi in magazzino di una classica, semplice, anonima t shirt di colore blu non brandizzata stile Fruit), la Gazzetta di Parma oggi in edicola ci racconta, in un taglio basso a pagina 32, degli sviluppi legali che ha avuto il divorzio con il precedente sponsor tecnico, la parmense Erreà.

Come scrive il giornale (qui il richiamo in prima), la società del presidente Kyle Krause, che aveva chiamato in giudiziol’azienda di Angelo Gandolfi (e non viceversa, attenzione…), nella speranza di abbassare la penale prevista per il passaggio fortemente voluto ad un marchio di grande appealinternazionale, nonostante avesse ancora un anno e mezzo di contratto con quella del territorio a cui era legata dal Gennaio 2006 (per scelta dall’amministrazione straordinaria di Bondi ed Angiolini, con l’AD Baraldi, fautore del ritorno della maglia Crociata), è stata condannata al pagamento di 1.400.000 euro, inclusi interessi, e spese processuali e legali anche della controparte. Se fosse una partita di calcio, il punteggio di questo primo round (sempre ammesso che il Parma non intenda riprovarci, non si sa bene con quali possibilità di successo, in appello, dal momento che il dispositivo, molto tecnico, sembrerebbe non lasciare molte speranze) sarebbe al meno una manita.
Lecito che un Paperon de’ Paperoni ambizioso possa scegliersi la lana con cui andar vestito (ad esempio le sue rinomate mono redingote) ed anche la cara sartoria per i suoi sottoposti, però questa vicenda appare piuttosto paradigmatica circa l’approccio un po’ hard (ubris) del conquistatore in tutte le questioni (vedi quella non banaledel New Tardini) sul territorio.
L’infatuazione per l’azienda tedesca sarebbe avvenuta prima della rescissione del contratto in essere con Erreà, senza che ci sia stata almeno uno straccio di telefonata di cortesia al socio di minoranza nel Parma Calcio (Angelo Gandolfi, come noto, è uno dei sette soci di Nuovo Inizio), al di là di una laconica email formale dei propri dirigenti per comunicare, unilateralmente, l’interruzione del contratto che naturalmente sarebbe terminato 18 mesi dopo.
Erreà, per quanto avvilita da questo comportamento (dopo 17 anni e mezzo di collaborazione!), prende atto della decisione, ricordando, tuttavia, che il contratto prevede anche una corposa penale per il recesso anticipato, parametrata al tempo residuo di contratto (come temporibus illis concordato dai rispettivi uffici legali, con carta canta un inequivocabile scambio di email tra i legali delle parti) e dunque chiede al Parma di corrispondere quanto dovuto.

La società di Kyle Krause, però, non solo si rifiuta di adempiere alla legittima richiesta, ma contesta la cifra in ballo e porta Erreà in Tribunale, chiedendo al giudice di rideterminare una penale più bassa. Quando, forse, sarebbe bastato chiedere lo sconto con un gentlemen agreement.
Il giudice del Tribunale Civile di Parma, Marco Vittoria, nei giorni scorsi ha emesso la sentenza di primo grado, non solo giudicando la penale congrua e motivata, ma obbligando il Parma a riconoscere ad Erreà Sport, oltre all’indennizzo, gli interessi di mora e le spese legali, per un totale di oltre 1.400.000 euro. E il Parma Calcio ha già provveduto ad eseguire il pagamento nelle casse di Erreà.

Angelo Gandolfi era stato tra i primi imprenditori a rispondere all’iniziativa di Nuovo Inizio per la rinascita del Parma Calcio nel 2015 – la Gazzetta ricorda, ad esempio, quando nel luglio di nove anni fa Erreà tappezzò i portoni di centinaia di case parmigiane con i fiocchi gialloblù con la lieta novella: “E’ nato il Parma Calcio 1913” (foto sopra dall’archivio di Emilia Gol) – non si sarebbe certo mai immaginato che la fine del rapporto con il club finisse addirittura in Tribunale, ed è per questo che, nonostante il risarcimento ottenuto, Gandolfi è tuttora profondamente deluso, proprio perché al tempo, sarebbe bastato un incontro o anche una semplice breve telefonata col Presidente per trovare velocemente un accordo per la rescissione. Ma che dopo quasi vent’anni di rapporto, il club non abbia ritenuto di farlo, è un atteggiamento – confidano persone vicine a Gandolfi – veramente difficile da comprendere.

L’Avvocato Mattia Grassani – noto per l’attività specialistica, in materia di diritto sportivo, sia in sede stragiudiziale che giudiziale anche avanti agli organi U.E.F.A., F.I.F.A. e al T.A.S. di Losanna – che ha difeso Erreà in questa causa, ha dichiarato, tra l’altro, alla Gazzetta di Parma: “Mi preme innanzitutto fare chiarezza su un aspetto.È stato il Parma Calcio e non la mia assistita, a rivolgersi al Tribunale e “la cosa più importante per la mia assistita non è tanto il risarcimento ottenuto, ma vedere, per Erreà e la famiglia Gandolfi, riconosciuta e tutelata la storia di una partnership onorata sempre con grande professionalità per quasi vent’anni ed interrotta dal nuovo club senza alcun preavviso o motivazione”.
Gabriele Majo

Fonte Link: stadiotardini.it