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Nuovo stadio Tardini, molte criticità irrisolte: una eredità pesantissima per le future generazioni

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Il 24 maggio 2021 è stata avviata, su richiesta della società Parma Calcio 1913, la Conferenza di Servizi per una prima valutazione preliminare del progetto per il Nuovo Stadio Tardini. Il procedimento si è concluso con la pubblicazione degli atti il 4 di ottobre.

Nel verbale conclusivo, a firma del responsabile del procedimento, si esprime una valutazione sostanzialmente favorevole al progetto, pur raccomandando che il proponente tenga conto delle prescrizioni contenute nei pareri espressi come “indirizzi” per la messa a punto del progetto definitivo. Ma ad una lettura della documentazione, questa valutazione sostanzialmente favorevole risulta del tutto incongruente con i singoli pareri dei settori interpellati, le cui prescrizioni ed osservazioni risultano in molti casi assai critiche e negative, in altri praticamente insormontabili.

Particolarmente pesanti sono risultate le prescrizioni dei Settori Sport, Urbanistica, Pianificazione Territoriale, Edilizia e Patrimonio: lunghi elenchi di documentazione non pervenuta per la quale si chiedono integrazione di dati indispensabili e simulazioni non effettuate, specie in relazione alle nuove funzioni della struttura; prescrizioni in merito alle gravi criticità ed al pesante impatto che il nuovo stadio avrebbe  sul quartiere e sulla città intera dal punto di vista della compatibilità urbanistica e della sostenibilità ambientale e territoriale, con riferimento a questioni di ordine idrogeologico, sociale, viabilistico, acustico, commerciale, della sicurezza.

Ma il quadro già così preoccupante si fa particolarmente grave entrando nel merito di due pareri tecnici, sui quali non a caso sono state depositate due interrogazioni a Sindaco e Giunta.

Il primo rileva che il soggetto proponente appare privo delle necessarie garanzie economico finanziarie per la presentazione di un progetto di tale rilevante entità. Una serie di risultati negativi di gestione del Parma Calcio 1913 con consecutive consistenti perdite a fine 2020 (175 milioni di euro), molto prevedibilmente una crescita del debito complessivo a fine 2021 a 200 milioni di euro, cui si sommerebbero i 93 milioni di impegno per la realizzazione del nuovo impianto, il cui Piano Economico Finanziario appare francamente irrealistico quantomeno nelle previsioni di entrata sul piano gestionale. Come è possibile che il Comune, che dovrebbe essere garante dell’interesse pubblico, possa accontentarsi di dati tanto lacunosi ed approssimativi prima di dare in concessione un bene della collettività per 90 anni, a titolo gratuito, ad un imprenditore privato sulla cui salute economico finanziaria quasi nulla è dato sapere?

Il secondo rileva che sotto il profilo normativo giuridico il proponente Parma Calcio 1913 non risulta essere in possesso dei requisiti previsti inderogabilmente ed espressamente dal concessionario, requisiti che il proponente deve possedere già in sede di formulazione della proposta e mantenere fino alla stipulazione del contratto. Il difetto di tali requisiti non può in alcun modo essere integrato e compensato durante il procedimento che segue la presentazione del progetto. Ciò renderebbe di per sé stesso irricevibile l’intera pratica.

I cittadini si aspettano non solo che i decisori politici siano neutrali in operazioni di questa entità, ma che prendano chiaramente posizione: dalla parte dei cittadini. Nella presentazione del progetto, invece, abbiamo assistito ad un lungo ed entusiastico elenco di benefici che la squadra e la società potrebbero trarre dal nuovo impianto: totalmente assente una qualunque valutazione dell’interesse collettivo, anzi, la chiara indicazione che le regole saranno dettate dal mercato, che importa se quelle regole impatteranno pesantemente sul benessere dei cittadini. E’ necessario che il Comune si faccia garante dell’interesse collettivo nel trattare con un investitore privato, sui cui requisiti economico finanziari e giuridici restano gravi interrogativi irrisolti.

Dispiace notare al contrario che non ci sono né libertà da condizionamenti, né visione globale del futuro della città, anzi il Comune ha persino assunto il ruolo di principale promoter dell’intero progetto: prima accettando sondaggi farlocchi a dimostrazione di una presunta accoglienza entusiastica da parte della città della “generosa” offerta di un benefattore; poi facendo passare come “ristrutturazione e abbellimento” la demolizione dello stadio (tra l’altro sotto parziale tutela da parte della Soprintendenza ai Beni artistici e paesaggistici) e la costruzione di un nuovo manufatto (che sconvolgerà l’intero assetto urbanistico e viabilistico di un quartiere residenziale e della città) per potersi giocare la carta della sostenibilità ambientale e dell’affettività che lega i parmigiani all’attuale Tardini; infine, chiudendo tutti e due gli occhi di fronte ai rilievi della Conferenza di Servizi e ai dubbi sui prerequisiti indispensabili che il proponente deve avere e facendo passare qualunque opposizione come una questione di gusti e di opinioni minoritarie.

L’atteggiamento dell’attuale amministrazione cittadina, che pur essendo ormai in scadenza pare intenzionata a lasciare un segno indelebile e devastante del proprio passaggio, si tradurrà in una eredità pesantissima per le future generazioni. (Parma, 23/10/2021)

Roberta Roberti
(consigliera Comunale)

INTERROGAZIONE RG. PDF  
(sui Requisiti Giuridici)

 

INTERROGAZIONE SEF.PDF(sulla situazione economica e finanziaria)