Home Argomenti Giochi e Sport Parma, Manenti: “Pago i debiti e apro all’Est. La squadra può salvarsi”

Parma, Manenti: “Pago i debiti e apro all’Est. La squadra può salvarsi”

324
0

A meno di due mesi di distanza, nuova conferenza stampa, stessa location (lo stadio Tardini), interpreti diversi. Il Parma F.C. ha cambiato nuovamente proprietà. Da Tommaso Ghirardi ai “tre tenori” (Doca, Giordano, Kodra) della Dastraso Holdings Limited fino ad arrivare a Giampietro Manenti, attuale presidente della società emiliana. Affiancato dal manager Fiorenzo Alborghetti e accompagnato dal direttore generale Pietro Leonardi (la cui unica frase è stata: “C’è stata troppa gente che si è pulita l’anima. Io parlerò in futuro”) è stato il patron a offrire speranze ai tifosi: “Fidatevi di me. Stiamo rincorrendo il tempo. Giovedì notte abbiamo definito l’operazione. Mapi Group ha comprato il Parma a ridosso di scadenze importanti ma spero di riuscire a chiudere. Penso che ce la faremo. In questi giorni abbiamo avuto l’assistenza di Pietro Leonardi. Abbiamo quantificato l’impegno economico nell’immediato. Al più tardi domani mattina partirà la prima tranche di pagamenti”.

IL PRESENTE E IL FUTURO — Manenti, poi, ammette: “C’era stato interesse nei confronti del Parma già a ottobre. Non avevamo trovato accordi con la vecchia proprietà. Il piano industriale prevede diversi step: si parte dalla ristrutturazione aziendale. Poi, lavorando, nell’arco di cinque anni, vogliamo portare a Parma una rosa di partner locali e internazionali. Conosco bene l’Europa dell’est: Polonia, Slovenia, Bulgaria e Turchia”.
LE MOSSE — “Vogliamo saldare l’intero debito Irpef e una parte degli arretrati entro il 16 febbraio. Poi tra il 18 e il 20 abbiamo l’intenzione di chiudere con i restanti stipendi. Parlo indiscriminatamente di giocatori e dipendenti”.
RISCOSSA SUL CAMPO — “La squadra non cede. Ho guardato i ragazzi negli occhi: ci credono. Penso non sia impossibile vincere dieci partite su diciassette. Abbiamo spiegato tutte le problematiche ai calciatori: al primo incontro con il gruppo guidato da Donadoni, devo ammettere di avere visto dei volti perplessi. Non abbiamo promesso loro la luna: alla fine della chiacchierata erano molto più tranquilli. Avendo conosciuto la loro professionalità, sono convinto che, nell’arco della stagione, la parte sportiva non sia stata condizionata. Questa situazione ha avuto sicuramente importanza a livello psicologico”.
CREDERE NELLA SALVEZZA — “Raggiungere un’impresa dal punto di vista sportivo e vederla vanificata per dei ritardi nei pagamenti, sarebbe una beffa. È per questo che intendiamo rispettare la scadenza del 16 febbraio (il rischio sarebbe addirittura di togliere altri tre punti alla classifica attuale, ndr)”.
TENTATIVI PASSATI — Giampietro Manenti aveva già tentato la scalata nel mondo del calcio: “Il Brescia? Eravamo presenti da un notaio a Milano ma la proprietà non si è presentata perché non ha voluto vendere. Abbiamo trattato il Brescia per 4-5 mesi”. Anche il manager Fiorenzo Alborghetti ha dato alcune dritte: “Stiamo procedendo per rispettare le scadenze. Mapi group veicolerà investitori esteri anche di un certo calibro. Dire dei nomi senza la firma sui pezzi di carta non è nel nostro modo di agire. Ci sono, comunque, diversi investitori esteri interessati alla squadra e al tessuto sociale di questa città”. Poi passa al campo: “Finché la matematica non ci condanna, ce la giochiamo. Il piano industriale prevede la salvezza quest’anno. C’ è comunque un piano B nel caso in cui la squadra retroceda”. Chiude sul suo futuro: “Venerdì mattina ho ricevuto una chiamata dall’attuale presidente. Ci siamo visti nel pomeriggio a Parma. Solo in seguito ho accettato l’incarico per velocizzare tutte le pratiche. Il mio accordo con Manenti terminerà il 20 febbraio con la costituzione del Cda. È logico che una sua proposta verrà sicuramente valutata. Bisogna tenere presente che io ho diverse altre attività a cui badare”.