Ponte sullo Stretto, chi è Tommaso Miele: 30 anni alla Corte dei Conti e il caso dei tweet su Renzi
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Marco Carta
Dopo aver scritto per decenni condanne su danni al pubblico erario, il giudice contabile ora è indagato per corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio
Per più di trent’anni ha giudicato casi di corruzione e cattiva gestione delle risorse pubbliche. Oggi è lui ad essere indagato. Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte dei Conti — in pensione dal febbraio 2026 — risulta iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina. Le ipotesi di reato contestate: corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Le accuse sono al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso delle indagini. Miele ha sempre respinto ogni addebito. Proprio stamattina, ironia della sorte, il Sole 24 Ore lo aveva intervistato sul ruolo della giustizia contabile. Netta la sua posizione: “La Corte dei conti deve cambiare”.
Trent’anni alla Corte dei Conti: la scalata al vertice
Entrato nella magistratura contabile oltre trent’anni fa, Miele ha percorso una carriera lunga e rilevante. Nato ad Aquino, sposato e con due figli avvocati, nel 2016 è stato nominato presidente della Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l’Abruzzo. Poi ha guidato la Corte dei Conti del Lazio, diventando uno dei principali riferimenti dell’istituto nella regione. Nel 2022 la nomina a presidente aggiunto della Corte dei Conti — incarico confermato anche dal Consiglio di Stato a seguito di un contenzioso amministrativo. A febbraio 2026 è andato in quiescenza.
Il precedente di Cassino: già indagato nel 2016
Non è la prima volta che Miele viene raggiunto da un’indagine. Nel 2016, come ricorda l’Agi, la Guardia di Finanza avviò accertamenti sui bilanci dell’Università di Cassino, dove Miele ricopriva il ruolo di presidente del collegio dei revisori dei conti ed era professore a contratto. La procura di Cassino notificò avvisi di garanzia a otto persone, tra cui il magistrato, per presunte falsità nei bilanci universitari degli anni 2013-2015: un ammanco stimato tra i 40 e i 44 milioni di euro e il mancato versamento di contributi previdenziali per decine di milioni. Miele respinse ogni addebito, sostenendo che i pareri del collegio fossero basati sulla documentazione fornita dagli uffici dell’ateneo.
Il paradosso: giudicava il danno erariale, ora è indagato
La vicenda assunse particolare rilevanza pubblica perché coinvolgeva un magistrato che, nel ruolo di presidente della Corte dei Conti del Lazio, era chiamato a giudicare casi di danno erariale e cattiva gestione delle risorse pubbliche — mentre era a sua volta coinvolto nell’indagine sui conti dell’università cassinate. Un cortocircuito istituzionale che torna oggi, con l’iscrizione nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto.
Il caso dei tweet contro Renzi
Nell’estate del 2020, ipotizzando un sostegno dei 5S sempre smentito dal diretto interessato, Miele ha cercato di correre per la presidenza della Corte dei Conti. Poi, dal nulla, ecco spuntare dei vecchi tweet su Matteo Renzi: “Stasera ho deciso per evitare che torni Micron (che proprio non lo reggo) voterò convintamente M5S”. Ancora: “Italiani in futuro ricordatevi chi è Renzi. Arrogante, presuntuoso, prepotente, incapace, bugiardo: che non si accosti più a Palazzo Chigi”. E infine: “È tornato sulla scena il ca… di Rignano sull’Arno. Ancora parla. Ha la faccia come il c…”.
Miele smentì di essere l’autore di quei cinguettii: “Lasciavo spesso l’iPad in giro in ufficio, senza password per farlo usare anche ai collaboratori. E altri magari parlavano con la mia bocca. Ma Renzi l’ho sempre stimato”. Poco dopo ritirò la candidatura. Per poi, a distanza di un anno, essere nominato presidente aggiunto. 09 Giugno 2026
Fonte Link: repubblica.it
NB: L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, indagato a Roma per corruzione e rivelazione di segreto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei Revisori dei Conti del Consiglio superiore della magistratura. Come raccontato da Domani, aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito; da marzo del 2026 il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27mila euro l’anno. 11 giugno 2026
Fonte Link: editorialedomani.it








