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Emanuela e Federica gli angeli custodi dei randagi

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A ricordo di Emanuela e Federica tragicamente scomparse nell’incidente mortale di Roma in via dei Monti Tiburtini

LUCA LIPPERA

Non c’erano né domeniche, né feste, né vacanze. Nella vita di Emanuela Licastro e Federica Pasquale soltanto una cosa ha contato veramente: trovare una nuova famiglia ai cani abbandonati, ai bastardini vagabondi raccolti per strada, ai tanti "migliori amici dell’uomo" maltrattati e traditi da padroni che non volevano più saperne. Le due donne morte nell’incidente a ponte Lanciani erano state per anni prima volontarie e poi collaboratrici di un’associazione, "Il rifugio delle code felici", che ha creato a Roma nord un centro per l’assistenza e il recupero di animali che altrimenti avrebbero avuto un destino inesorabile: il randagismo.

Emanuela, 35 anni, di via Force al Nuovo Salario, e Federica, 24, di Fidene, erano state per anni il motore operativo del rifugio. «Erano persone semplici con un cuore gigantesco -ricorda Christiana Ruggeri, 39 anni, presidente dell’associazione e giornalista del Tg2 Rai- La loro vita era dedicata ai cani ventiquattr’ore al giorno. Si parla tanto spesso di giovani sbandati e di persone che non credono più a nulla. Loro invece avevano fiducia in qualcosa. Avevano un ideale».

L’associazione, in via di Settebagni, può contare su una quindicina di persone. Emanuela e Federica, che abitavano con le rispettive famiglie, da un po’ di tempo si erano allontanate dal rifugio. C’era stata qualche piccola discussione. Ma l’amore per i cani era intatto, così come il rapporto con altri volontari. «Non lavoravano più qui dice una di loro, ma hanno dato veramente tanto a questo posto. Emanuela era una persona con un grande cuore e una enorme voglia di vivere. Aveva tre cani e cinque gatti. Le piaceva tantissimo leggere e in particolare si era appassionata per gli indiani d’America. Diceva sempre che apprezzava il modo in cui rispettavano la Natura».
Al canile c’era sempre tanto da fare. E le due donne, forti e piene di energia, non si tiravano mai indietro. Ma, oltre ad essere «due persone pratiche», erano anche piene di iniziative. La scorsa estate, ad esempio, avevano lanciato una campagna a favore dei randagi accolti nel rifugio e contro i cosiddetti abbandoni estivi. Avevano anche dato un "titolo" all’idea: "Regaliamogli un bagnetto". Emanuela aveva tre sorelle e un fratello. «Una bellissima famiglia di persone perbene – raccontano le conoscenti- La mamma, Marcella, separata dal marito, ha lavorato per tanti anni come bidella in una scuola elementare al Nuovo Salario».
Federica, che aveva un fratello e abitava in via Rina De Liguoro 32, stava cominciando a lavorare con una ditta di computer di Bologna. C’era lei al volante della Fiat 500 urtata e spinta contro un bus turistico da una Volvo. Pare che Emanuela ieri mattina avesse deciso di accompagnare l’amica in una delle sue prime trasferte. «Erano molto diverse di carattere -dice Lorella Di Carlo, un’altra conoscente Emanuela- era decisa e carismatica mentre Federica era dolce e molto sensibile. Emanuela per diversi anni ha coordinato i volontari dell’associazione in tutta la provincia».
È stato anche grazie a loro due che l’associazione è cresciuta e si è fatta un nome. "Il rifugio delle code felici", che dal 2001 riceve un contributo dal Comune di Roma, oggi beneficia dell’appoggio dell’inglese Rspca (Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals), una delle associazioni animaliste più conosciute nel mondo per la lotta contro la crudeltà e gli abbandoni ai danni dei cani. Emanuela e Federica, nonostante gli ultimi, piccoli dissapori con l’associazione, credevano a tutto questo. «Il Rifugio delle code felici è scritto nel sito ( www.codefelici.org) nasce come un sogno. Quello di aiutare i cani che hanno subito l’abbandono… la paura del vagabondare. E magari il dolore di un investimento da parte di un’auto». Quando si dice il destino. Crudele come nessuno.

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1 COMMENT

  1. Mara Muratori

     … ho contattato on line gli amici animalisti sparsi ovunque per lo Stivale…alle 21.00 invio " la mia candela è accesa " In progressione ognuno risponde con una semplice frase " anche la mia " oppure con frasi struggenti e toccanti. Nate dal cuore. Tutti uniti in una notte di veglia. In silenzio. In un pianto sconsolato. Liberatorio. Finche’ la candela non si spegne….

    Mara