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Io, Agrò e il generale di Domenico Cacopardo

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Francesca Avanzini

Io, Agrò e il generale

“Dimenticare Palermo”, si intitolava il libro di Edmond Charles-Roux, “Dimenticare Messina”, o la Sicilia tutta, potrebbe intitolarsi l’ipotetica raccolta dei romanzi , giallista siciliano trapiantato a Parma che la sua isola l’ha sempre ben presente. Anche il suo ultimo libro, “Io, Agrò e il generale”, è una storia fieramente siciliana, che vede tra i protagonisti l’avvocato Agrò, dimessosi dalla magistratura per non averne accettato un episodio di corruzione, e la moglie pure avvocata, già comparsi in altre opere dello scrittore.

Fieramente siciliana non solo perché ambientata tra Messina e dintorni, per le nuotate nel mare d’inverno, i sontuosi bar e le pasticcerie meta di habitué, i gustosi inserti di dialetto usati con parsimonia e come le spezie, cioè per aggiungere sapore-niente pastiche linguistici, per carità- i cognomi musicali e altisonanti, Amendolea D’Aspromonte, Armillato, Bellomo, Cuntrusceri (e provate voi a confrontarli coi nostrani, dimessi Colla, Bertozzi o Costa, si vede subito chi ha la meglio) il pesce freschissimo e le donne procaci, ma soprattutto per il carattere dei personaggi. Con la loro signorilità, eleganza e sensualità, gusto per l’intreccio amoroso ma anche gallismo, mito della virilità, pregiudizio sulle donne tutte buttane, non potrebbero collocarsi che in Sicilia. Pancrazio Lotale, il protagonista, gallo lo è parecchio. Ancora molto macho e in forma a 66 anni, è separato dalla moglie Alfreda e ha una relazione con la bella e sofisticata Giuditta, di oltre vent’anni più giovane di lui, e va molto fiero delle prestazioni di giovanile freschezza di cui dà prova con lei. Generale, ex paracadutista, di servizio sui fronti più caldi degli ultimi decenni, è uomo di destra che crede nella patria, nell’onore e nella gerarchia. La scomparsa dell’inquieta figlia Dominique, amante di un medico molto più anziano a cui forse viene somministrata l’eutanasia e contemporaneamente anche di un giovane altoatesino, è il perno di tutta la vicenda, e dà l’avvio a una catena di delitti che ruotano intorno a un cartello sudamericano della droga, alla finanza corrotta e all’immancabile mafia.

La storia è fluida e ben raccontata, si snoda per tutte le 469 pagine senza un attimo di stanchezza e quasi nessun cedimento, salvo forse nel finale pirandelliano un po’ posticcio, con un colpo di scena che, sebbene funzionale al “messaggio” che lo scrittore vuole comunicare, non convince del tutto.  

Storia siciliana, si è detto, ma la Sicilia è paradigma e metafora dell’Italia. E se questa, sorge il dubbio, fosse allora una storia semplicemente e tipicamente italiana, col suo stato dentro lo stato, la sfiducia nelle istituzioni, il farsi giustizia da sé, il fastidioso machismo, solo vista attraverso la lente d’ingrandimento e leggermente deformante della nostra isola maggiore? Se i problemi della Sicilia fossero i problemi dell’Italia?

Se fosse un quadro sarebbe un quadro espressionista dalle tinte forti, verde marcio e viola profondo accostati, di fatto è un poliziesco di sapiente fattura, che, come tutti i buoni polizieschi, ci fa riflettere sulla realtà odierna.

Il libro sarà presentato il 31/8 alle 20.45 presso il cortile della Biblioteca Civica

Io, Agrò e il generale, Marsilio, pp.473, euro 19