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INTERVENTO DI DAMIANO GUSTAVO MITA

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Prof. Damiano Gustavo Mita
Presidente Federazione Italiana Società Biologiche (FISBi) e Presidente Consorzio Interuniversitario INBB

Tavola Rotonda SIPS – 14 Novembre 2007 – Parma

Con un passato remoto di ricercatore del CNR e con un presente di professore universitario ordinario, associato all’attività di ricerca all’Istituto di Genetica e Biofisica del CNR, mi fa piacere parlare della ricerca di base e dei rapporti fra sistema universitario e sistema degli enti di ricerca.
Mi si permetta una premessa: è artificioso distinguere la ricerca di base da quella applicata, in quanto la Ricerca, se tale è, ossia con la R maiuscola, è Ricerca e basta. Esiste la buona ricerca e la cattiva ricerca ed entrambe possono essere di base od applicate. Mi piace anche sottolineare il fatto che esistono indici oggettivi per individuare la bontà di una ricerca e questi sono i frutti della ricerca stessa: le pubblicazioni su riviste internazionali quotate nel Science Citation Index ed i brevetti internazionali. Non ci si scandalizzi se parlo di brevetti nel campo della ricerca di base . . . sino a poco fa si brevettavano anche le sequenze geniche . . . frutto della ricerca di base! Certamente non è un criterio obiettivo l’essere stati già finanziati. Si sa come molto spesso vanno assegnati i finanziamenti ed il più delle volte …..piove sul bagnato.

Una mia battaglia personale: i giovani ricercatori vengano esentati dall’obbligo di cofinanziamento nella richieste di finanziamento di progetti di ricerca. Se sono giovani….come fanno a cofinanziarsi?
Salvo qualche rara occasione, in questi anni la ricerca applicata è stata privilegiata, soprattutto perché l’applicazione colpisce direttamente l’immaginario popolare/collettivo. Per restare nel settore biomedico di mia competenza, una ricerca dal titolo "Meccanismi molecolari con cui gli interferenti endocrini influenzano l’attività cellulare" impressionerebbe poco e probabilmente riceverebbe poco, data anche la scarsità di fondi a disposizione della comunità scientifica. Al contrario, una ricerca dal titolo "Gli interferenti endocrini come induttori di cancro", argomento di un articolo di Veronesi su uno degli ultimi numeri dell’Espresso, sicuramente avrebbe più fortuna e più fondi. Eppure la ricerca, in questo caso, sarebbe la stessa. Erroneamente la ricerca di base è stata considerata di secondaria importanza, perché coloro che hanno potere decisionale guardano alle ricadute immediate, dimenticando che quasi sempre ogni applicazione è frutto di un precedente studio di base. E’ tanto forte questa convinzione che nella passata legislatura ci si è dovuti "agitare" per far aderire l’Italia all’European Research Council. I nostri governanti dell’epoca hanno frenato di brutto verso questa iniziativa.
Ma non è questione di parte politica, anzi tutti i politici di qualunque parte prima delle elezioni fanno a gara nel proporre la ricerca come una priorità ed una necessità per il Paese . . . dopo le elezioni, per qualche strano incantesimo, la ricerca diventa un lusso.
Ma veniamo ai rapporti fra sistema universitario e sistema degli enti di ricerca. Gli enti di ricerca hanno sempre guardato con diffidenza verso l’Università e questa ha ricambiato con altrettanta diffidenza. I ricercatori degli enti non hanno mai avuto Presidenti che provenissero dall’interno dell’ente, gli universitari erano invidiosi del fatto che i ricercatori non erano distratti da obblighi didattici. Non si capisce come mai non si istituzionalizzi l’interscambiabilità dei ruoli e delle funzioni. Un buon ricercatore ha tutte le capacità per svolgere una buona didattica, un buon professore a sua volta, se vuole restare tale, deve aggiornarsi con la ricerca. Il rimedio c’è: mobilità assoluta fra le istituzioni; parità di ruoli e di funzioni e visto che parliamo di ricerca . . . anche i PRIN devono essere applicabili senza limitazioni di accesso alle differenti Istituzioni. Qualche piccolo passo è stato fatto con l’ultimo bando di PRIN, ma si tratta ancora di un passo limitato.
Mi fa piacere finire con un "mea culpa" e questo non per un piacere masochistico, ma per un senso di giustizia. Quando ero ricercatore del CNR credevo che la ricerca fosse prevalentemente fatta negli enti di ricerca e mi "agitavo" quando sentivo che la "sede primaria della ricerca" era l’Università. Sbagliavo!!! Buona ricerca si fa da entrambe le parti, forse con maggiori distrazioni nell’Università a causa degli impegni didattici, ma ci sono ottimi professori che sono ottimi ricercatori, come ci sono ottimi ricercatori che sarebbero ottimi professori. Ho usato il "condizionale" perché è inimmaginabile che per quel che riguarda l’insegnamento ci sia una barriera tra enti di ricerca ed università. Bisogna abbattere questa barriera!!