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INTERVENTO DI FRANCESCO BALSANO

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Francesco BalsanoPROF. FRANCESCO BALSANO
Ordinario di Medicina Interna, Università "La Sapienza" Roma, Consiglio Direttivo SIPS

INTRODUZIONE ALLA TAVOLA ROTONDA: RECLUTAMENTO E FORMAZIONE DEI GIOVANI RICERCATORI

La manifestazione voluta dalla SIPS a Parma oltre ad una attenta riflessione sul cammino svolto dalla Comunità scientifica e tecnologica italiana nel 1900 vuole affrontare le problematiche relative all’ingresso nel mondo della ricerca dei giovani. La ricerca ha un ruolo fondamentale nello sviluppo poiché la scienza è la componente essenziale della cultura della società soprattutto oggi, che si prospetta la realizzazione dello Spazio Europeo della Ricerca quale perno centrale dell’azione comunitaria.
Ora è indubbio che la chiave di volta del progresso siano le giovani menti, studenti, ricercatori emergenti a cui bisogna destinare tutto ciò che può essere necessario per costruire un futuro prolifero e vivibile da cui discenda un progresso per l’intera comunità.
Non vi è alcun dubbio che le determinazioni assunte dalla comunità europea con la Carta europea, dei ricercatori e il codice di condotta per la loro assunzione – 13 dicembre 2005 sala della Protomoteca del Campidoglio – siano ovviamente del tutto condivisibili.
Infatti, nessuno può non riconoscere che, per l’Europa del futuro, è necessario che i giovani ed i loro datori di lavoro adottino e si attengano a regole precise che tengano conto degli aspetti etici, delle pari opportunità fra donne e uomini, fra abili e disabili e che sia costruito uno strumento interattivo di consolidazione per istituzioni di ricerca nazionali ed internazionali in merito all’applicazione della Carta cui consegua un corretto codice di condotta.

Ma se non tracciamo per i giovani un itinerario certo saremo costretti a vedere sempre di più cervelli che cercheranno di allocarsi in luoghi in cui i principi enunciati dalla Carta europea dei ricercatori siano più rispettati.
Sarà quindi necessario, per gli stati membri dell’Europa, rafforzare la capacità di attrazione favorendo le condizioni necessarie per carriere più sostenibili per uomini e donne nei settori della ricerca e dello sviluppo. Si deve cercare di annullare il senso di precarietà che caratterizza spesso l’assunzione dei giovani in modo che questi possano considerarsi parte integrante delle istituzioni in cui lavorano.
Con il riconoscimento dei sistemi di valutazione e avanzamento professionale dei vari ricercatori si dovrà agevolarne la mobilità in modo che questa non rappresenti una penalizzazione.
Quindi le procedure di assunzione dovranno essere aperte, trasparenti e compatibili con tutte quelle utilizzate a livello internazionale.
Malgrado la consapevolezza di tutto ciò la recente proposta di legge alla Camera dei Deputati del 16/10/2007 sui ricercatori, che istaura la terza fascia di docenza, burocratizzerebbe e penalizzerebbe il sistema universitario italiano che è stato già cristallizzato sin dalla stabilizzazione degli ex assistenti nel 1958.
Sono seguiti una serie di provvedimenti legislativi, che negli anni, hanno portato a promozioni ope legis di un numero sempre più grande di personale universitario con cristallizzazione del sistema e con la conseguenza che, di volta in volta, sono state emanate leggi sempre più complesse per la selezione di ricercatori senza garanzie di scelte veramente trasparenti circa la loro idoneità e senza la possibilità di una marcata e costante verifica dell’operato dei singoli che consentisse o di agevolarne l’avanzamento di carriera o che ne interrompesse il rapporto evitando l’intasamento dei ruoli e lo scoramento anche dei giovani migliori e entusiasti.
Si è addirittura parlato di concorsi agevolati che è una contraddizione lessicale! Ma la ricerca scientifica è emozione ed entusiasmo! Ma perché si scateni l’entusiasmo nei giovani ci vuole fiducia nelle istituzioni!
Io credo che le raccomandazioni della Carta Europea dei diritti dei ricercatori e il codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori del 13 dicembre 2005 e la dichiarazione di impegno delle Università italiane all’attuazione della Carta dei ricercatori e di un codice di condotta sanciti il 7 luglio 2005 a Camerino nella riunione del CRUI siano di per sé esaustive.
Il problema aperto riguarda la fedeltà attuativa di tali principi!
I provvedimenti seri, infatti, hanno costi politici molto elevati e sono molto meno redditizi di quelli a pioggia.
Ora consentitemi una breve riflessione sulla ricerca e l’insegnamento nelle Facoltà di Medicina.
Il Ministero della Salute e le Regioni utilizzano complessivamente oltre 100 miliardi di Euro per l’assistenza.
La fabbrica dei medici sono le facoltà di Medicina e Chirurgia. La ricerca e la didattica sono fra loro interconnesse.
Quali sono le risorse distribuite dal sistema sanitario nazionale destinate a far migliorare le attrezzature, l’assistenza clinica e la ricerca medica e chirurgica nelle Università?
Sono molte poche e distribuite senza criteri logici.
Eppure dovrebbe essere a tutti noto che, un prodotto finito non valido che esca dall’Università, farà lievitare la spesa sanitaria e sarà di nocumento all’assistenza dei pazienti.
Quindi bisogna finalmente creare un meccanismo che eviti le camere stagne che dividono i vari dicasteri nel nostro paese.
E per ultimo vorrei fare una proposta per quanto riguarda la ricerca che spesso è scollegata fra i paesi membri della comunità europea con conseguente polverizzazione delle risorse: sarebbe auspicabile che tutti i 27 paesi della Comunità europea creassero un unico centro di ricerca accessibile a tutti i ricercatori europei con caratteristiche di assoluta eccellenza. Un centro tipo il NIH americano.
Per creare un centro di questo tipo allocato in uno dei paesi membri (es. Lussemburgo, Belgio etc.) basterebbe che ogni paese, in funzione del suo PIL, destinasse risorse costanti per la sua realizzazione e funzionalità.
Un centro di questo tipo diverrebbe fonte di riferimento per tutti i centri di ricerca biomedica in Europa. L’accesso ovviamente dovrebbe essere solo meritocratico e i risultati competitivi con i centri di eccellenza presenti in altri continenti.