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INTERVENTO DI LUIGI CARRINO

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Prof. Luigi CarrinoPresidenza del C.N.R.

Tavola Rotonda "Ricerca di base: rapporti tra Sistema Universitario e Enti di Ricerca"

Il tema assegnato a questa tavola rotonda – "Ricerca di base: rapporti tra Sistema Universitario ed Enti di Ricerca" è tra i più importanti e delicati per uno sviluppo del Paese basato sulla conoscenza. In una società di questo tipo, la ricerca, l’istruzione, la formazione e l’innovazione devono essere solidalmente e completamente mobilitate per realizzare le ambizioni economiche, sociali ed ambientali del Paese e le aspettative dei suoi cittadini. Rispetto alla ricerca, alla formazione, al rapporto tra il sistema della ricerca pubblica e gli utilizzatori esterni si deve realizzare rapidamente un Sistema Aperto della Ricerca che favorisca la mobilità di ricercatori e la possibilità di sviluppi di carriera in istituzioni diverse, una vera condivisione delle conoscenze, un adeguato coordinamento di priorità e programmi di ricerca, la realizzazione e l’utilizzo aperto delle grandi facility di ricerca. In poche parole, una grande mobilitazione per realizzare, a partire dall’Italia, uno dei più entusiasmanti obiettivi posti dalla strategia di Lisbona: lo Spazio Europeo della Ricerca.

Ed è questo il cammino che in qualche modo gli organizzatori di questo importante evento propongono all’attenzione dei cittadini, degli scienziati, dei decisori politici attraverso un percorso di tavole rotonde che approfondiscono temi legati ai giovani ricercatori, al rapporto tra sistema accademico e le altre istituzioni di ricerca, all’innovazione e al trasferimento tecnologico. Cammino che si concluderà con quello che, a mio parere, è uno degli elementi fondanti di tutto questo: "La Carta Europea dei Ricercatori".

Ma, rispetto al rapporto tra CNR, il più grande Ente di Ricerca Italiano, e il sistema universitario, cosa è stato realizzato? Cosa si deve fare a partire da domani? È attuale una divisione tra "ricerca di base" e "ricerca applicata"? Giacché, sempre più, l’attenzione si sposta nel raggiungimento del giusto equilibrio, anche in termini etici e di risorse dedicate, al rapporto tra "ricerca libera" e "ricerca finalizzata" tra "risultati ottenuti dallo studio e dalla ricerca personale e all’interno di strutture pubbliche di ricerca" e la valorizzazione economica di questi stessi risultati.

La missione del CNR è quella di "creare valore attraverso le conoscenze generate dalla ricerca". Di conseguenza, la principale risorsa del CNR, come di tutti gli organismi di ricerca, è rappresentata dalle conoscenze disponibili e dalla capacità di produrre nuovo sapere. La ricchezza del CNR risiede, pertanto, principalmente nelle persone che vi lavorano con le loro competenze, il loro impegno e le loro idee.
Questo patrimonio del CNR è attualmente costituito da quasi 8 mila unità, delle quali più della metà ricercatori e tecnologi, comprese circa 650 unità con contratto a termine.

Le attuali forme di collaborazione con il sistema accademico sono ovviamente coerenti con l’indicazione del decreto di riforma (D. Lgs. 127/2003) che affida al CNR anche la missione di promuovere "la formazione e la crescita tecnico-professionale dei ricercatori italiani, attraverso l’assegnazione di borse di studio e assegni di ricerca, nonché promuovendo e realizzando sulla base di apposite convenzioni con le Università, corsi di dottorato di ricerca anche con il coinvolgimento del mondo imprenditoriale".

Una parte importante del lavoro di ricerca del CNR viene svolta grazie al personale non dipendente, il cui apporto può essere visto come integrazione di due componenti: quella dei giovani ricercatori, ai vari stadi dei processi di formazione-inserimento, e quella dei ricercatori che operano al CNR essendo professori o ricercatori universitari.

Le attività formative avvengono sin dalle prime fasi secondo la collaudata formula del "training on the job". In questo modo, il CNR mantiene un contatto vitale con forze giovani disponibili e motivate, oltre che creative e dinamiche.

Circa 2.000 giovani ricercatori già in possesso di laurea partecipano alle attività nei laboratori del CNR, e danno il loro determinante contributo, con un mix correlato alle diversificate posizioni ricoperte. Queste vanno dalla generica borsa di studio, al dottorato di ricerca, all’assegno di ricerca. A livello meno elevato, ma con un effetto rilevante per la formazione scientifica in Italia, vanno considerati, inoltre, i circa 1.500 studenti che ogni anno svolgono presso l’Ente la loro tesi di laurea. In tal modo, al CNR si realizza, anche in forme diverse da quelle tipiche dell’Università, una forte sinergia tra attività di ricerca e attività formativa.

Il futuro di questi giovani colleghi è importante per il CNR; infatti, pur nel quadro di ristrettezze economiche attuale, come ha recentemente comunicato Il Vice Presidente del CNR, prof. Federico Rossi, il CdA dell’Ente approverà a breve un Piano quinquennale di programmazione per le assunzioni di giovani e per la programmazione delle progressioni di carriera. Nel contempo, sono state avviate le procedure per la stabilizzazione dei precari.

La sinergia si realizza anche attraverso apporti del CNR ad attività universitarie: ricercatori e tecnologi del CNR sono impegnati da anni nella docenza a livello universitario, valorizzando le elevate competenze accumulate nei laboratori. L’impegno è quantificabile in circa 1.500 corsi universitari all’anno, che non è marginale nel complesso dei corsi "frontali" effettivamente svolti nelle Università italiane. E non è certo il livello di remunerazione (quando c’è remunerazione) che motiva i ricercatori del CNR ad impegnarsi nella didattica.

Nondimeno si deve riconoscere che il rapporto tra CNR e Università e più specificatamente il confronto fra carriere all’Università o al CNR (ruoli, riconoscimenti organizzativi e remunerativi, status sociale) ha visto alternarsi competizione e solidarietà, tentativi di separazione e stimoli all’integrazione. Oggi, gran parte delle conflittualità appaiono sopite, ma serve un’organica attenzione sul piano delle regole e della conduzione quotidiana di un rapporto, vitale, ma complesso, per evitare che la tendenza alla conflittualità si manifesti di nuovo.

Esemplare del rapporto tra CNR e Università è, ad esempio, quanto accade nel settore del Patrimonio Culturale e, in particolare, sia il contributo fornito dall’Ente per lo svolgimento delle attività formative per le Lauree triennali e specialistiche orientate ai Beni culturali sia l’efficace integrazione tra umanisti, ingegneri, medici, architetti, ecc. organizzati dal Centro Regionale di Competenza della Campania per lo Sviluppo e il Trasferimento dell’Innovazione per i Beni Culturali e Ambientali.

Un altro esempio di buona pratica, in questo contesto, è la collaborazione con il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze Fisiche della Materia (CNISM), che prevede anche uno specifico strumento per la formazione e l’inserimento di giovani ricercatori. Grazie alle risorse messe a disposizione dal CNR, nell’ambito della convenzione finalizzata allo svolgimento di un Programma Congiunto di attività, il Consorzio ha stipulato accordi con otto Atenei (Calabria, Camerino, Como, Napoli Federico II, Palermo, Pavia, Roma Tre, Salerno), per l’assegnazione di tredici borse di dottorato di ricerca con particolare sostegno alle attività sperimentali e agli scambi internazionali.

Questa formula può essere generalizzata nel senso di coinvolgere nella allocazione e gestione di borse di studio e assegni di ricerca società scientifiche di ampia e qualificata rappresentatività nazionale e internazionale, utilizzando allo scopo anche le opportunità offerte dal VII Programma Quadro.

Un canale importante per attività di formazione anche in campo tecnico scientifico è offerto dalle Regioni che si sono rivelate per il CNR un interlocutore prezioso, sia per le risorse messe a disposizione, sia per un più generale intervento nella concertazione delle azioni di formazione di valenza territoriale. In numerosi casi al CNR è stata richiesta la realizzazione di specifiche attività di ricerca e formazione a sostegno di alcuni settori produttivi strategici per le Regioni oltre che di interesse per il CNR. Particolarmente nel Mezzogiorno sono disponibili, anche tramite le Regioni, risorse comunitarie per finalità di alta formazione alle quali il CNR ha avuto accesso, anche se spesso indiretto, con risvolti molto positivi.

I rapporti tra CNR e Università non si limitano evidentemente alla dimensione formazione. In molti Istituti del CNR è consistente la presenza di ricercatori attivi su linee di ricerca concordate con il CNR appartenenti al mondo accademico nazionale e internazionale, denominati "associati di ricerca" (o semplicemente "associati" quando il rapporto è strutturato e visiting professor quando la presenza non è sistematica). Rilevante è anche la presenza di ricercatori sia pubblici sia provenienti dal mondo delle Imprese i quali, svolgendo attività presso i laboratori dell’Ente, partecipano ai programmi di ricerca del CNR con risultati che naturalmente investono anche la sfera dell’inserimento e della valorizzazione delle risorse umane ad elevata qualificazione.

Occorre tenere presente che ricercatori di provenienza accademica contribuiscono ai programmi dell’Ente anche attraverso forme diverse da quella tipica del singolo associato cui si fa riferimento sopra. Un canale rilevante è quello degli accordi di collaborazione con i Consorzi interuniversitari quali ad esempio il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze Fisiche della Materia (CNISM) – già citato – il Consorzio Interuniversitario Nazionale per la Scienza e Tecnologie dei Materiali (INSTM), il Consorzio per lo Sviluppo dei Sistemi a Grande Interfase (CSGI), e l’Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi (INBB) e i Centri di Competenza. Queste organizzazioni aggregano centinaia di ricercatori degli Enti di Ricerca, professori e ricercatori universitari, spesso integrando aree scientifiche diverse e tradizionalmente separate.

Di notevole interesse è anche il recente accordo tra il CNR, la Scuola Superiore Sant’Anna (SSSA) e il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (CNIT) finalizzato alla definizione e alla realizzazione di attività comuni di ricerca, di didattica e di formazione nel campo delle tecnologie dell’informazione, con riferimento specifico alle telecomunicazioni.

Il lavoro congiunto tra CNR, Università e Imprese si sostanzia molto spesso nell’accesso congiunto a strumenti di sostegno pubblico all’attività di ricerca e sviluppo, per esempio a livello nazionale quelli (regolamentati dal D.Lgs 27 luglio 1999, n. 297 e dal relativo Decreto di attuazione D. M. 8 agosto 2000, n. 593) che prevedono diverse tipologie di intervento che comprendono in varia misura forme di attività di formazione. Sono numerosi i casi di successo nella partecipazione a bandi competitivi quando il CNR presenta proposte progettuali integrando le proprie competenze con quelle delle Università, quasi sempre con la partecipazione di soggetti della domanda di ricerca e innovazione sia pubblica sia privata, contribuendo, in tal modo, anche a risolvere alla radice la ben nota questione del trasferimento tecnologico.

In definitiva, si può affermare che le strutture scientifiche del CNR assolvono spesso a un compito di integrazione di competenze fra ricercatori CNR, ricercatori del mondo accademico e ricercatori del mondo imprenditoriale. Un’integrazione indispensabile per il Paese in termini generali, ma potenzialmente utile anche nello specifico del percorso di formazione e inserimento dei giovani.

A testimoniare questo sforzo del CNR ci sono le oltre 5000 collaborazioni in corso per ricerche scientifiche svolte in partenariato; di queste 1200 sono sviluppate con soggetti privati e il coinvolgimento di 900 Imprese; altre 2000 collaborazioni sono attive con gruppi di ricerca operanti presso le principali Università italiane e straniere. È di pochi giorni fa l’approvazione, sempre da parte del C.d.A. del CNR dello schema di Convenzione quadro per lo svolgimento di programmi di ricerca e formazione congiunti tra l’Ente e le Università. Il testo rappresenta un aggiornamento adattato al nuovo quadro organizzativo e regolamentare, di quello utilizzato per la stipula delle 52 convenzioni operative con gli Atenei.

L’integrazione del CNR con altri soggetti pubblici e privati si realizza anche attraverso la promozione delle partecipazioni societarie e la nascita di spin-off. Questi asset non solo hanno risvolti patrimoniali, ma offrono anche opportunità di sviluppo di attività di ricerca in partenariato. Si tratta di circa 50 strutture (Consorzi, Società consortili, Società, e più recentemente Fondazioni) che in maniera sempre più incisiva vengono a fare parte del sistema CNR, anche dal punto di vista della valorizzazione delle risorse umane.

La disponibilità di grandi infrastrutture (quali ad esempio le navi oceanografiche) consente ai ricercatori dell’Ente, spesso in collaborazione con scienziati provenienti dall’esterno, la conduzione di esperimenti su di una scala che in molti casi sarebbe improponibile in altre strutture di ricerca del settore pubblico. Il significato, anche per il mondo universitario di questo apporto del CNR è accresciuto dalla circostanza che difficoltà di vario tipo (organizzative, logistiche, finanziarie e normative) hanno purtroppo da anni "scoraggiato" l’attività di ricerca sperimentale, soprattutto su grandi impianti e privilegiato, eccessivamente in alcuni settori disciplinari, l’attività di interpretazione e modellistica con riferimento prevalentemente a dati sperimentali "altrui".

Infine, una deviazione leggermente "fuori tema" che sconfina nella direzione dei rapporti tra Sistema della Ricerca e Scuole, in particolare quelle tecniche.
È accertata la necessità di disporre nei laboratori del CNR, di personale tecnico, anche non laureato, altamente specializzato in "mestieri" che si possono apprendere solo integrando la formazione scolastica – che dovrebbe tornare a privilegiare negli Istituti tecnici una componente operativa – con la pratica di lavoro presso le strutture di ricerca o comunque di alta tecnologia ove appunto si generano quei "mestieri". La pratica impossibilità di assumere negli ultimi anni giovani tecnici, da formare "per affiancamento" con il personale tecnico esperto presente nell’Ente, che è purtroppo in uscita per motivi anagrafici, ha creato una situazione di emergenza che va affrontata e rappresenta un ulteriore fronte di intervento.

Quanto detto è sufficiente per costruire una Società basata sulla conoscenza? Possiamo essere soddisfatti del quadro appena descritto? Forse è tutto quello che si può fare nelle attuali condizioni normative e regolamentari, ma certamente non basta. Bisogna svoltare e farlo con decisione, puntando decisamente verso la realizzazione, a partire dalla dimensione nazionale, dello Spazio Europeo della Ricerca.

Le nostre politiche di ricerca devono essere assolutamente coerenti con quelle europee e profondamente radicate nella società. Oltre a puntare all’eccellenza scientifica, la ricerca, da parte sua, deve favorire il progresso e la diffusione delle conoscenze e sostenere le politiche a favore dello sviluppo sostenibile nei settori che più preoccupano i cittadini, come la salute, l’energia e i cambiamenti climatici. Deve sperimentare nuovi modi per coinvolgere la società in senso lato nella definizione, attuazione e valutazione dei programmi di ricerca e per promuovere un progresso scientifico e tecnologico responsabile, nel rispetto di principi etici di base comuni e sulla base di pratiche concordate in grado di ispirare il resto del mondo.

Occorre trovare il giusto equilibrio tra concorrenza e cooperazione.
I ricercatori e gli organismi di ricerca devono essere incentivati, dal rafforzamento della concorrenza a livello europeo, a sviluppare un’eccellenza di livello mondiale. Nello stesso tempo dovranno agire nell’ambito di una cooperazione e di partnership più solide per affrontare in modo efficace i problemi di interesse comune.

È importante che si realizzi da subito e realmente un "spazio" della ricerca in cui i ricercatori, le tecnologie e le conoscenze circolano liberamente. Deve essere rapidamente attuato un vero coordinamento delle attività, dei programmi e delle politiche di ricerca nazionali e regionali e delle iniziative attuate e finanziate a livello europeo. Lo Spazio libero della ricerca di cui la comunità scientifica, il settore industriale e i cittadini hanno bisogno deve avere le seguenti caratteristiche principali:

Un flusso adeguato di ricercatori competenti. I ricercatori deono essere incentivati da un mercato del lavoro unico che garantisca condizioni di lavoro interessanti sia per gli uomini che per le donne, senza ostacoli finanziari o amministrativi alla mobilità tra diverse istituzioni, in primo luogo tra Università e Enti di Ricerca.

Infrastrutture di ricerca di livello mondiale. Si devono costruire, assicurare il mantenimento e valorizzare le grandi infrastrutture che devono assumere la forma di joint venture. Queste infrastrutture di ricerca dovranno essere integrate, collegate in rete e rese accessibili grazie allo sviluppo parallelo di infrastrutture di comunicazione elettronica di nuova generazione, sia in Europa sia a livello mondiale.

Organismi di ricerca di eccellente livello. I vari organismi di ricerca devono essere integrati nel tessuto sociale ed economico dei territori in cui sono ubicate, pur rimanendo concorrenziali e cooperando su scala europea o più ampia. Devono essere in grado di interagire normalmente con il mondo delle imprese nonché di impegnarsi in partnership pubblico/privato durature che costituirebbero la base di "raggruppamenti" (clusters) specializzati – per lo più interdisciplinari – che attirerebbero una massa critica di risorse umane e finanziarie da tutto il mondo.

Una vera condivisione delle conoscenze che deve comprendere: un accesso aperto ed agevole alla base pubblica di conoscenze; un sistema semplice e armonizzato per i diritti di proprietà intellettuale che comprenda un sistema di brevettazione efficace rispetto ai costi e dei principi condivisi per il trasferimento delle conoscenze e la cooperazione tra la ricerca pubblica e le imprese; dei canali di comunicazione innovativi per offrire al pubblico l’accesso alle conoscenze scientifiche e la possibilità di discutere dei programmi di ricerca, destando in loro il desiderio di saperne di più sulla scienza.

Programmi e priorità di ricerca adeguatamente coordinati. Ciò deve comprendere la programmazione, l’attuazione e la valutazione congiunte di investimenti nella ricerca pubblica, su tematiche in cui le capacità delle singole istituzioni di ricerca sono insufficienti. Le priorità comuni dovranno essere identificate mediante attività di prospettiva comune (joint foresight), cui deve partecipere la comunità scientifica, la società e le imprese, e stabilite e attuate congiuntamente.


Fonti:

"Lo sviluppo delle Risorse Umane impegnate nel CNR", – Consiglio Nazionale delle Ricerche, febbraio 2007;

"Libro Verde – Nuove Prospettive per lo Spazio Europeo della Ricerca" – Commissione delle Comunità Europee, aprile 2007;


APPENDICE

Breve CV del prof. Luigi Carrino

-Professore ordinario del settore scientifico disciplinare ING-IND/16 "Tecnologie e Sistemi di Lavorazione" presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Napoli – "Federico II"

-Esperto Italiano presso la Commissione Europea per il VII Programma Quadro, comitato "Regioni della Conoscenza", "Potenziale di ricerca" e "Coerente sviluppo delle politiche"

-Incarico di Diretta Consulenza del Vice Presidente del CNR per i Rapporti con le Regioni

-Presidente del CdA di "Rete Ventures" Scarl, società per la valorizzazione della ricerca e il trasferimento tecnologico di cui sono soci il CNR e i Consorzi interuniversitari Istituto Nazionale di Scienza e Tecnologia dei Materiali e Consorzio per i Sistemi a Grande Interfase.

-Presidente del Comitato Esecutivo del Campania Aerospace Research Network.

-Componente del Consiglio di Amministrazione del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (C.I.R.A.).

-Componente del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia per lo Sviluppo di Frosinone.

-Segretario dell’Associazione Italiana di Tecnologia Meccanica (A.I.Te.M.).

-Componente della Commissione Regione Campania – CNR per l’indirizzo dell’Accordo di Programma Ricerca e Formazione.

-Direttore di strutture di ricerca scientifica e tecnologica.

-Già Prorettore dell’Università degli Studi di Cassino con delega per "l’accreditamento dell’offerta formativa e la politiche di Ateneo per la valorizzazione della ricerca e l’orientamento al lavoro"

Luigi Carrino svolge ricerca su temi riguardanti l’applicazione di tecnologie innovative a materiali convenzionali e non. La sua attività di ricerca riguarda, in particolare, lo sviluppo di nuovi modelli e approcci, sia teorici sia sperimentali, per l’ottimizzazione di lavorazioni innovative, la proposizione di modelli numerici per la previsione del comportamento dei materiali sottoposti a lavorazioni meccaniche, lo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate per la lavorazione di materiali compositi, leghe metalliche avanzate e lapidei.

Le ricerche condotte sono testimoniate da 170 pubblicazioni scientifiche in atti di convegno e su riviste scientifiche di settore, perlopiù internazionali. Inoltre, L. Carrino ha pubblicato 3 libri sulle tecnologie di produzione ed ha curato un testo sul trasferimento tecnologico. Infine, ha pubblicato oltre 200 articoli di divulgazione scientifica su riviste nazionali e internazionali.

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