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Regine e amanti a corte

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(repubblica.it) Ieri al circolo Tunnel Guendalina Cattaneo della Volta e Davide Viziano hanno presentato l’ ultimo saggio di Benedetta Craveri «Amanti e Regine. Il potere delle Donne» (Adelphi). Benedetta Craveri è docente di letteratura francese presso l’ università "Orsola Benincasa" di Napoli. Brillante studiosa e saggista, è figlia di Elena, la figlia primogenita di Benedetto Croce. Il libro è focalizzato sulle vicende della corte di Francia dalla fine del XV secolo sino alla tragica fine di Maria Antonietta sulla ghigliottina nel 1793: perché solo la Francia? «Al di là d’ essere una specialista di storia e di letteratura francese, la mia scelta è legata a un fatto molto preciso: da Francesco I in poi la vita della corte reale francese venne organizzata sulla base di regole rigorosissime, scandita da meticolose prescrizioni, ora per ora, atto per atto. Non c’ era, per la famiglia reale, un attimo per la privacy. Per questo, neppure la vita intima poteva essere sottratta alla dimensione pubblica». Il ruolo delle donne: disponevano o no del potere?

«Le donne non disponevano che di un "potere vicario" o parziale, perché in Francia, sia pure in epoca tarda, era stata recepita la cosiddetta "Legge Salica" che precludeva alle donne la successione al trono e, in un secondo momento, la escludeva anche per la loro discendenza. Non restava loro che svolgere un ruolo istituzionale come Regine (ovvero mettere al mondo un erede maschio), anche perché, nel caso in cui fossero rimaste vedove con un figlio minore, la loro reggenza era destinata a trasformarsi in una sorta di calvario, tra congiure, trabocchetti, giochi di corridoio spietati». Non è stato così per tutte: basterebbe pensare alla, "terribile" Caterina de’ Medici, a Maria de’ Medici o ad Anna d’ Austria~ «è vero: alcune erano donne eccezionali, sul piano politico. Erano preparate, colte, dure. Ma questo discorso, per certi aspetti vale anche per le amanti, per le quali, appunto per il discorso che s’ è fatto sulla assoluta mancanza di privacy dei sovrani, si ritaglia un ruolo quasi-ufficiale. E non furono da meno: basti pensare a Diana di Poitiers o alla Pompadour che determinarono scelte-chiave nella politica francese. Quasi come dei capi partito». è vero che erano, come diremmo oggi, molto chiacchierate? «La curiosità nei confronti della vita privata dei re di Francia e in particolare sulle loro amanti era morbosa. Uscivano gazzette e libelli, a volte autentici "pamphlet". In questo senso, fatte le debite proporzioni con i tempi e con i limiti della diffusione della stampa, i tabloid inglesi di oggi non hanno inventato nulla di nuovo. C’ è da operare un distinguo, però: nel XV e nel XVII secolo, la curiosità era sostanzialmente bonaria, ridanciana, si limitava a una sorta di "pasquinate" largamente tollerate. Non va dimenticato inoltre che Luigi XIV non si lasciò mai condizionare politicamente dalle sue favorite. Invece, nel XVIII secolo, la libellistica si scatenò con ferocia, anche dopo la pubblicazione delle «Lettres persanes» di Montesquieu nelle quali emergeva la feroce parodia del «serraglio» delle odalische. Ne fecero le spese Luigi XV e le sue amanti, che furono trattate con acredine e con disprezzo, anche come un danno alle casse dello Stato, per via del lusso e degli sprechi». è difficile e paradossale parlare per le Regine e le Amanti di "quote rosa", come si fa oggi… «Oggi, sulla carta, nelle democrazie, con un po’ di fatica, la parità giuridica tra i due sessi è stata raggiunta. Ma io diffido della cultura della "riserva" e delle quote obbligatorie». – PAOLO LINGUA

Fonte: Repubblica – 27 novembre 2005   pagina 15   sezione: GENOVA

La Toscanini