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SIPS: IL PAESE ITALIA TRA SCIENZA E INNOVAZIONE

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Luciano Caglioti, consigliere onorario SIPS
La tavola rotonda di oggi è finalizzata soprattutto all’approfondimento del tema dell’innovazione tecnologica e del suo finanziamento. Si tratta di un argomento su cui le opinioni appaiono discordanti ma su cui è senza dubbio utile discutere. Parlando di cultura scientifica ed imprenditoriale bisogna purtroppo riconoscere che sin dal dopoguerra in Italia è stata molto bassa la percentuale di finanziamenti dedicati alla ricerca. Mentre altri Paesi hanno fatto della ricerca scientifica e tecnologica un elemento trainante, in Italia se si esclude in un determinato periodo la costruzione di impianti per lo più siderurgici (con impatto devastante sull’ambiente) poco o nulla si è realmente compiuto in materia. La disattenzione nei confronti di questi argomenti è risultata sempre notevole; un esempio particolarmente negativo, a tale proposito, è la forte opposizione che si è scatenata contro lo sviluppo dell’elettronica. A tutto questo si accompagnano un crescente indebitamento, poi la concorrenza di altri Paesi in presenza di un sistema che ci impedisce di usare indebitamento e svalutazione.
Bisognerebbe, con decisione, puntare sulla ricerca e sulla tecnologia superando una mentalità troppo spesso avversa al carbone alle pale eoliche agli elettrodotti all’impiego delle cellule staminali e allo sviluppo infrastrutturale. Si tratta di un quadro negativo ma realistico che ci pone in una condizione di inferiorità nei confronti di Paesi più veloci.

Cesare Roda, past President Federazione Italiana di Scienze della Terra.
Occorre dare visibilità ad alcuni temi tipici delle scienze della terra, che non sono scontati come potrebbero sembrare. Le Scienze della Terra sono diventate molto specialistiche e non riescono più a dialogare con facilità con le altre. Tra i vari passaggi compiuti, quello che ha portato alla dolorosa rinuncia all’uso degli strumenti matematici. E in verità, sarebbe prima di ogni altra cosa urgente puntare alla unitarietà e necessità della ricerca. Se manca un sufficiente interesse ed impegno per sostenere le scienze della terra, si corre il rischio di essere colonizzati dai Paesi più ricchi di scienza o di essere "usati" oppure di vivere in ambienti degradati in cui le risorse naturali sono sfruttate o "rapinate". Esiste, certo, un problema serio: la scienza è un’impresa a reddito differito che di rado è supportata da capitali privati. Ma senza ricerca, occorre ricordarlo, un Paese si impoverisce. Senza capire che la ricerca stessa produrrebbe vantaggi in tempi non troppo lunghi.
Per quanto riguarda le scienze della terra, servirebbero grandi investimenti sia finanziari che tecnologici, non dimenticando le problematiche etiche suscitate dal fatto che l’uomo intervenendo sulla natura deve porsi numerosi interrogativi appunto di tipo etico. Quando si intraprendono attività con forte impatto sulla natura questo è inevitabile. La ricerca non dovrebbe essere un puro strumento propedeutico ma di verifica delle conseguenze; ed essa stessa, la ricerca, deve essere portata a conoscenza della comunità scientifica ma non solo: significativa, in tale prospettiva, la nostra collaborazione con numerose scuole superiori.

Francesco De’ Angelis Presidente della Società Chimica Italiana
Sicuramente la Società Chimica Italiana, che io rappresento, intende avallare il documento di cui oggi discutiamo. Si tratta di una precisa posizione comune di tutte le società scientifiche italiane, cui arriviamo dopo un intenso lavoro di collaborazione.
A voler guardare indietro, il percorso compiuto dalla nostra Società, tante sono le date degne di nota: solo per citare un esempio, nel 2003 ci recammo alle celebrazioni del 125° anniversario della Società Chimica Giapponese e fummo per qualche tempo vicini all’imperatore e all’imperatrice.
Venendo al presente, la nostra Società conta 4500 soci ed è la più grande associazione scientifica italiana: rappresentiamo tutti i chimici italiani impegnati nella ricerca e a loro intendiamo dare forza e appunto rappresentatività.
Tema della ricerca: l’Italia non la considera, purtroppo, una priorità perché a torto ritiene che non produca ricchezza. E dunque, i finanziamenti sono limitati…Ragione per cui stiamo facendo fronte comune per domandare al Governo di aumentare i fondi destinati proprio alla ricerca: e che siano finanziamenti in grado di favorire l’integrazione tra Enti ed imprese e lo scambio di ricercatori tra queste due realtà. Per scegliere le persone migliori e consentirne il flusso. In una logica di interdisciplinarietà secondo cui la chimica molto si sta muovendo, in cui investe a livello nazionale e non: chimica sostenibile, nanotecnologie, energia .

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