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UMANIZZIAMO LA SCIENZA

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UNA SCIENZA RAFFINATA E COMPRENSIBILE CHE SAPPIA TRASMETTERE EMOZIONI E’ LA FORMULA PER RAGGIUNGERE IL GRANDE PUBBLICO

“Il progresso della Scienze in Italia”: quale rapporto con la storia, il legame con le tradizioni, quali le tecniche di diffusione, lacune e punti di forza per giungere alla creazione di una nuova cultura capace di arrivare al grande pubblico e tornare ad essere protagonista dello studio della vita. La sessione è stata introdotta e presieduta durante la mattina da Vincenzo Cappelletti, presidente della Società Italiana di Storia della Scienza, che ha lanciato il live-motive della Società Italiana per il Progresso delle Scienze: «Incubatrice di una storicità cosciente, propositiva e fattiva». Importanti esponenti della scienza italiana sono intervenuti illustrando possibili soluzioni per una comunicazione attenta e creativa che sappia inserirsi nei nuovi canali di trasmissione affinché i giovani si sentano forza propulsiva della scienza.

Cosa vuole comunicare la scienza?

Vittorio Bo, Codice. Idee per la cultura, ha dichiarato: «Le forme di comunicazione stanno cambiando bisogna dunque produrre nuove dimensioni di conoscenza per creare interesse. Se da un lato è chiaro il fondamento scientifico questo deve divenire sempre più raffinato e comprensibile. Non si può pensare a una scienza solitaria, ma alla creazione di una nuova cultura. La scienza non è fredda e deve trasmettere emozioni». Con la complicità di forze diverse è possibile superare il tecnicismo che crea distacco e calo di interesse nel grande pubblico. Bisogna saper comunicare la curiosità insita nel sapere scientifico. Danielle Mazzonis, Sottosegretario di Stato al Ministero per i Beni e le Attività Culturali: «rendere leggibile alle volte anche volgarizzando i risultati delle informazioni prodotte nei laboratori. Bisogna mettere insieme una multicultura di filosofia, etica e sentimento all’attività scientifica». Ha inoltre sottolineato come l’Italia sia il secondo Paese, dopo gli Stati Uniti, meno attento: «sprechiamo acqua, non riusciamo ad ottimizzare il riciclaggio dei rifiuti, non abbiamo familiarità nel risparmio energetico. Se ne parla tanto ma non vi sono risultati concreti» importante è dare attenzione ai beni comuni come ad esempio l’acqua.

Comunicazione e ricerca: come favorire il libero sviluppo?

Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, Presidente Accademia delle Scienze, detta dei XL, ha proposto una “Democrazia Scientifica Elettiva” all’interno di un sistema di rapporti coesi dove esiste rispetto e riconoscimento dei giovani ricercatori. La proposta si sviluppa nella formazione di comitati consultivi (non assemblee) di ciascun organo di ricerca, degli organi direttivi degli enti e dei rappresentanti di Ministeri e decisori pubblici per proposte e strategie di una partecipazione italiana coesa a strutture e movimenti internazionali.

L’incipit deve venire dal contributo dei giovani ricercatori perché loro sono i protagonisti e devono sentirsi chiamati davvero.

Qual è il ruolo della ricerca storica nella divulgazione scientifica?

Pier Paolo Poggio, Direttore Museo dell’Industria e del Lavoro di Brescia: «La conoscenza storica è indispensabile per il progresso. E’ divenuta necessaria una storia a tutto campo in grado di fornire correttivi a un secolo dell’orrore dove è stata amputata la memoria. C’è indifferenza tra scienza e storia. Quali le cause e gli ostacoli di questa situazione?

Gli storici e i sociologi non conoscono gli argomenti e si fermano su banalità e pettegolezzi.

La storia guarda il passato, la scienza il futuro per costruire un mondo nuovo: la loro incidenza è indubbia. L’approccio storico darà il contributo fondamentale per affrontare il nodo tra scienza, tecnica e democrazia».

Antonio Calò, Presidente Unione Nazionale delle Accademie italiane per le scienze applicate all’agricoltura, alla sicurezza alimentare e alla tutela ambientale: «Storia della scienza e filosofia della scienza, qualunque progresso scientifico non può far perdere la tradizione che ne permea. Per avere i migliori risultati bisogna conoscere profondamente la natura. La viticoltura è un esempio di come il progresso abbia fatto moltissimo per nobilitare un settore e renderlo competitivo»

Quali sono i cardini della professione scientifica?

Giuseppe Armocida, Presidente della Società Italiana di Storia della Medicina: «Il punto interrogativo di Balzac e il cuore dolce di Salomone. Sapersi mettere in discussione per approfondire. Quando nacque la Società Italiana di Storia della Medicina si chiamava Società della Storia Critica delle Scienze Mediche e Naturali. Si è perduta la critica».

Abbiamo davanti un futuro senza progetti e costruiamo senza certezze, con lo studio dei fattori di rischio abbiamo fatto divenire la scienza una magistratura, ma noi siamo scienziati. Nel campo medico abbiamo ancora le malattie del corpo e siamo malati mentali, si dice: “ha un tumore” ed “è schizofrenico”. Un giorno quei grandi ospedali che ora ci sembrano indispensabili li paragoneremo a dinosauri, ovvero mostri del passato.

La peggiore nemica della cultura?

La moda e i modelli.

Democrazia scientifica, Musei della Scienza, Comitati consultivi, attenzione ai beni comuni, creare emozioni sembrano essere la formula per mettere insieme una multicultura di filosofia, etica e sentimento all’attività scientifica.

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