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“Francamente penso che la scelta di scritturare questa o un’altra compagine, attenga alla libertà di chi gestisce e progetta il festival che fa delle valutazioni che possono anche sfuggire o non essere condivise ma la titolarità di queste scelte deve rimanere nelle mani di chi poi risponde dell’esito finale del programma.”
La serenità e il candore con cui la sovrintendente Anna Maria Meo ha pronunciato queste parole a Radio 3 lo scorso 22 settembre durante la prima de La forza del destino, in risposta a quanti criticano la sua scelta di favorire le maestranze del Comunale di Bologna, ci fanno sorridere.
Siamo ormai abituati ai suoi toni da attrice consumata in cui la realtà dei fatti viene continuamente omessa.
Vada a chiedere al Coro della Scala se gradirebbe vedere un altro coro alla prima del 7 dicembre.
Voliamo troppo alto?
Bene, vada a chiederlo al coro del Municipale di Piacenza o di qualsiasi altro teatro.
Ma non vogliamo apparire da subito eccessivamente polemici con nostra signora del Verdi Off.
Nel suo consueto eloquio, Meo parrebbe forse convincente ai più, soprattutto a coloro che non conoscendo la situazione da vicino, sono rimasti stupiti e infastiditi dalle proteste udite durante lo spettacolo.
Quello che però è rimasto taciuto soprattutto da parte di una certa stampa, è che nella sua bramosia di salutare Parma in grande stile, in quello che è l’ultimo Festival da lei organizzato, la signora Meo non ha mancato durante queste settimane di armarsi in ogni modo per evitare il peggio, arrivando a rivolgersi addirittura alle autorità cittadine paventando una ‘pericolosa protesta’ che si stava per abbattere sulla prima del Festival.
La richiesta era chiara: impedire il dissenso in ogni modo, anche arrivando a impedire l’accesso al loggione a taluni considerati poco graditi.
Inutile dire che trovandoci a Parma e non nella Russia di Putin, ed essendo la nostra una Repubblica fondata sul lavoro e non sulle chiacchiere, la risposta da parte delle autorità è stata rimandata totalmente al mittente.
Si è però mobilitato il vice sindaco Lavagetto il quale, su mandato di alcuni sponsor del Teatro Regio, ha chiaramente ammonito i contestatori che una degenerazione della protesta avrebbe portato a un’alzata di scudi futura da parte dei finanziatori.
Si potrebbe fin qui pensare che, viste le limitate proteste e le dichiarazioni soddisfatte rilasciate, alla fine l’abbia avuta vinta la dirigenza, ma niente affatto.
Meo e lo stesso Abbado (direttore musicale del Festival) sarebbero infatti con le valigie già fatte: una perché in scadenza di mandato, l’altro perché indirettamente legato alle scelte poco gradite della prima.
Ciò ci preme sottolinearlo nonostante una certa stampa accomodante e il loro frettoloso tentativo di mettere in ombra quanto successo alla prima.
Verso di loro quindi si propaga tutta la nostra caritatevole solidarietà cristiana:
Cara dottoressa, caro maestro
Durante questi anni si è sopportato di tutto: produzioni ridotte ad un numero di prove esiguo, titoli affidati ad altri, budget che si volatilizzavano a fronte invece di chi in alto si aumentava lo stipendio fino al limite consentito dalla legge, totale mancanza di dialogo e trasparenza.
Potremmo continuare ma sarebbe ormai ridondante.
Vi scriviamo ora per dirvi questo:
Il coro del Regio c’era, c’è e ci sarà.
I successi di questi vent’anni sono lì a testimoniarlo, nonostante il tentativo di delegittimazione che si è perpetrato da parte vostra con scelte scellerate nei confronti degli artisti e dei lavoratori.
I canali internazionali che questa dirigenza ha spasmodicamente cercato NON POSSONO essere l’unica mission a fronte invece di un disastro nei rapporti coi propri lavoratori e il tentativo di precarizzarne ancora di più le sorti contrattuali.
La libertà di scelta nel criticare e rivendicare decenni di successi e lavoro, attiene a chi il festival lo FA e lo farà”.
Gli artisti restano, i capi passano.