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AUTHORITY ALIMENTARE, ATENEO, TERRITORIO

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Prof. Fausto Cantarelli
Università di Parma

Quando una città riesce a distinguersi per le proprie attività, come ha fatto Parma alimentare, deve continuare ad agire sempre nella stessa direzione per evitare il rischio di attenuare lo slancio iniziale e di sacrificare il proprio ruolo e le proprie attività.

Nel nostro caso, il maggior merito per avere definito la qualificazione della città e dell´hinterland spetta a Carlo Rognoni che, tra Ottocento e Novecento, ha fatto del pomodoro l´occasione per lo sviluppo agroindustriale di città e provincia con un forte successo iniziale di immagine e ampie e numerose conferme successive. Oggi a un secolo di distanza e dopo diverse altre operazioni utili (Stazione sperimentale per l´industria delle conserve alimentari, Cibus, Tecnocibus ecc.), ecco farsi avanti un´altra formidabile occasione con l´assegnazione a Parma dell’Efsa dell´Ue e del compito di garantire la sicurezza alimentare al consumatore europeo, secondo quanto è stato stabilito dalla politica alimentare introdotta a Maastricht. Questa è un´occasione particolarmente ghiotta perché poteva permettere alla città di dimostrare la validità delle scelte antecedenti, esaltando la propria vocazione alimentare e rilanciando l´economia locale anche a livello internazionale. Così non è avvenuto.

In realtà, la nuova assegnazione pare non avere suggerito nulla alla città, salvo privilegiare la componente tecnicoingegneristica, che si è occupata della sede di rappresentanza e di quella operativa, della scuola internazionale per i figli dei funzionari, dell´aeroporto, del metrò ecc., lasciando in ombra tutto quanto riguarda la ricerca scientifica che è certamente la più importante per l´entità degli effetti indotti, come ha dimostrato ampiamente l´esperienza di Agropolis a Montpellier.

La prima risposta avrebbero dovuto darla le strutture scientifiche della città, espandendo studi e ricerche anche per aumentare, nel territorio, reddito e occupazione. è bene ricordare che l´Agenzia dell´Ue si ritrova nel mondo in compagnia di un´unica struttura analoga, la Food and drug administration degli Usa, che è stata ed è lo spauracchio di molti esportatori europei per i puntuali controlli che esercita e per la protezione che assicura ai produttori americani. Questa esperienza, che è stata unica al mondo fino all´apparire dell´Efsa, aiuta a comprendere quali avrebbero potuto essere le conseguenze per Parma e per l´hinterland a seguito dell´assegnazione dell´unico punto di riferimento europeo e mondiale per gli operatori economici del comparto, per i tecnici e per i ricercatori che non potranno non frequentare per motivi professionali il territorio compreso tra pianura emiliana e bassa Lombardia, dilatando la domanda di ricettività, infrastrutture e servizi.

Poi ci sono le aziende alimentari, che ambiranno mettere un piede in loco per avvalersi dei vantaggi legati alla presenza dell´Agenzia, e quelle turistiche per la frequenza degli incontri scientifici di vario livello. L´espansione delle attività economiche non potrà non provo care profonde ripercussioni, cambiandone l´assetto, che assumerà sempre più i caratteri tipici delle aree metropolitane. Anche a seguito di questa evoluzione, la popolazione cercherà di ottenerne benefici di ordine economico, evitando, per quanto possibile, ogni conseguenza negativa (sovraffollamenti, intasamenti, ingorghi), come avviene di norma nelle aree metropolitane, e valorizzando altre opportunità, come quelle del turismo scientifico. Abbiamo lasciato per ultime le tematiche della scienza che sono le più importanti e, nonostante tutto, continuano a rimanere scoperte, quando il fabbisogno di conoscenze dell´Authority di Parma, che non fa ricerca in proprio, deve essere colmato da altre fonti, a cominciare da quelle più qualificate, ovunque si trovino nel mondo, essendo la scienza universale, con prospettive di grande portata per l´Ateneo parmense se avesse colto tempestivamente l´occasione.

L´attività di ricerca anche in campo alimentare non può essere trascurata, quando, come è noto, esiste una dichiarazione di intenti dell´Ue secondo la quale la Comunità si è posta l´obiettivo di diventare, nel 2010, «la più competitiva e dinamica economia del mondo basata sulla conoscenza » (vertice di Lisbona, marzo 2000). Tale prospettiva sollecita Parma, il suo hinterland e l´Italia intera, oltre agli altri paesi della Comunità, ad adeguarsi prima di tutto per tutelare i propri prodotti alimentari e per difendere e valorizzare il prestigio nazionale, oltre all´economia, compresa la qualità alimentare, le cui prospettive si stanno dimostrando, nel terzo millennio, più favorevoli di quanto fosse stato previsto.

Per assicurare la continuità e potenziare la produzione di qualità, occorrono nuovi modelli aziendali e commerciali che siano più avanzati e coerenti con le mutate esigenze dei mercati, per raggiungere la competitività citata dall´Ue. Quindi, la sfida rivolta agli Usa sollecita gli Atenei, la Stazione sperimentale per l´in dustria delle conserve alimentari e altri centri di ricerca a potenziare le proprie strutture scientifiche e a migliorarne la funzionalità e l´organizzazione per raggiungere il grado di sviluppo richiesto dalle esigenze del comparto alimentare che è soggetto a intense e continue trasformazioni. L´Ue si è impegnata a realizzare gli obiettivi citati, aumentando il bilancio della ricerca fino al 3% del Pil.

In questo quadro, l´Università di Parma, che si trova in una situazione privilegiata, di fatto ha rinunciato, negli ultimi anni, a svolgere il ruolo che le competeva, limitandosi a distribuire divieti, impedimenti e ostracismi alimentari al proprio interno (allontanamento da Parma del Consorzio interuniversitario di ricerca in economia e marketing dei prodotti agroalimentari, previa decapitazione, soppressione dei corsi di Marketing dei prodotti agroalimentari in videoconferenza ecc.), a omettere l´istituzione di dipartimenti di ricerca alimentare, ad accettare la mancanza di una sede per la Facoltà di Agraria ecc. e all´esterno (il veto al nuovo Ateneo di Scienze gastronomiche di svolgere la propria attività istituzionale nel parmense, ottenuto coinvolgendo anche gli altri atenei regionali; si sta aprendo così il tempo del confronto alimentare che, in prospettiva, è ad alto rischio, considerando la potenzialità dell´organizzazione nazionale e internazionale che sta alle spalle del nuovo Ateneo e il ruolo di difensore degli alimenti di qualità che ha assunto per primo in Italia da circa un ventennio); Slow Food ha dimostrato più volte di avere grandi capacità operative anche internazionali e di non temere chiusure anacronistiche, come quella parmense, che oggi apre un confronto che è a tutto rischio dell´Ateneo locale. (Parma, 28/04/2007)

(Fonte: Gazzetta di Parma)