Home Argomenti Economia e Finanza ECONOMIA SOMMERSA ILLEGALE E CRIMINALE

ECONOMIA SOMMERSA ILLEGALE E CRIMINALE

576
0

giorgio ruffolo, elio veltri, franco archibugi e alessandro masneri

1. Economia non direttamente osservabile

La classificazione congiunta dell’ONU[i] e dell’Eurostat[ii] rispettivamente con lo SNA93[iii] ed il SEC95[iv] distingue le varie componenti dell’economia non direttamente osservabile[v] in:

1)      economia sommersa: economia legale che sfugge al controllo e alle rilevazioni della pubblica amministrazione a causa dell’evasione fiscale (c.d. "sommerso d’impresa") nonché della mancata osservanza della normativa previdenziale e giuslavoristica (c.d. "sommerso di lavoro")[vi];

2)      economia illegale e criminale: attività di produzione di beni e servizi la cui vendita, distribuzione e possesso sono proibite dalle norme penali ovvero svolte da personale non autorizzato;

3)      economia informale: attività legali svolte su piccola scala con rapporti di lavoro basati su relazioni familiari o personali e scarsa divisione dei fattori produttivi, capitale e lavoro[vii].

2. Dimensioni dell’economia sommersa

La dimensione dell’economia sommersa in Europa viene stimata fra il 7% e il 16% del PIL[viii] degli stati membri (dal 5% dei paesi scandinavi e dell’Austria al 20% dell’Italia e della Grecia).

La stima più contenuta dell’economia in nero viene fornita dall’ISTAT[ix] che la valuta per l’anno 2006 tra il 15,3 e il 16,9 del PIL[x] con un’evasione fiscale di circa 110 miliardi di euro e contributiva di circa 50 miliardi e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che indicava il gettito delle imposte perdute pari al 7% de PIL e l’evasione contributiva al 10%[xi] ed il valore aggiunto dell’economia sommersa pari al 18%[xii].

Altri – come il professore Friedrich Schneider, economista dell’Università di Linz – la valutano, in linea con il Fondo Monetario Internazionale, pari al 26,2% circa del PIL[xiii].

Il Fondo Monetario Internazionale ha analizzato per gli anni 1999-2001 l’incidenza del sommerso sul PIL in 84 paesi. Tra i paesi dell’OCSE[xiv] l’Italia occupava il secondo posto con un incidenza del 27%, dopo la Grecia, a fronte di paesi come gli USA, Austria, Svizzera la cui incidenza non superava il 10%, di altri come Russia, Bulgaria collocati tra il 30 e 40% e Nigeria, Thailandia, Bolivia con oltre il 70%[xv]. Rispetto ai paesi OCSE, nei quali negli ultimi 10 anni il sommerso è stato pari al 15-20% del PIL, il sommerso italiano supera la media di oltre il 60%[xvi].

L’Eurispes[xvii] nel 2007 dava valori ancora più elevati: 549 miliardi di euro equivalente alla somma del PIL di Finlandia (177 mld), Portogallo(162 mld) Romania (117 mld) e Ungheria (102 mld), con una integrazione in "nero" del reddito familiare pari a circa 1.330 euro mensili e ne individuava la cause nella insufficienza e permissività dei controlli, nell’eccesso di burocratizzazione e regolamentazione, nella struttura industriale fatte di piccole e microaziende[xviii].

Il 19 dicembre 2007 in una videoconferenza nazionale Mario Notaro, chiamato a Roma nel 2004 da Roberto Maroni (allora Ministro del Welfare) per rimettere in sesto il servizio ispettivo del ministero, ha dichiarato: «Dal 2005 al 2007 sono state ispezionate 846 mila aziende e oltre 522 mila sono risultate fuori regola con oltre il 61% di irregolarità; sono stati trovati 534 mila lavoratori sotto-inquadrati, 337 dei quali in nero[xix]».

Il 12 aprile 2010 Sergio Rizzo cita una stima di "Kris network of business ethics" pubblicata nel corso del 2008 che valuta l’evasione fiscale italiana in 300 miliardi di euro, una quarantina dei quali ascrivibili alla crimina lità organizzata, "compatibili con le gigantesche proporzioni dell’economia sommersa del nostro paese[xx]".

L’ultimo aggiornamento è dell’Ufficio Studi della Confindustria coordinato da Luca Paolazzi. I ricecatori dell’CSC nello studio pubblicato il  13 Settembre 2010 scrivono:"C’è una parte dell’economia italiana che non ha subito recessione: il sommerso". In effetti di tratta di un incremento di almeno tre punti di PIL rispetto ai dati ISTAT con un balzo che raggiunge nel 2010 il 20 per cento del prodotto interno lordo e una pressione fiscale effettiva ben oltre il 54 per cento del PIL, pari a più di 125 miliardi di euro, l’evasione  più elevata in europa.

1.1. Conseguenze

«…L’uscita dall’economia legale delle imprese determina una riduzione delle entrate dello Stato, il quale a sua volta dovrà decurtare i servizi pubblici ovvero aumentare la pressione fiscale, riducendo ulteriormente l’incentivo a permanere nell’economia legale. Il sommerso contribuisce al non corretto funzionamento dei mercati di beni e servizi e del lavoro, introducendo una distorsione della concorrenza all’interno del paese e tra i paesi e favorisce i legami tra attività criminali e attività legali. Nuoce ai lavoratori coinvolti, che rimangono privi di protezioni e garanzie…[xxi]».

In effetti, dal momento che una parte consistente della ricchezza prodotta sfugge a qualsiasi controllo dello Stato, è necessario distinguere tra:

a)      pressione fiscale "apparente"

b)      pressione fiscale effettiva.

La distinzione, necessaria, è dovuta all’enorme quantità di economia sommersa "legale" che viene computata nel PIL dei singoli paesi e illegale e criminale che resta fuori dal PIL perché essendo la valutazione molto difficile rischierebbe di stravolgerne i dati effettivi. Rischio che l’Europa non vuole correre perché i contributi dei singoli paesi all’Unione sono calcolati sul PIL.

Ora, mentre la pressione fiscale "apparente" si aggira sul 42% ed è nella media europea, la pressione fiscale effettiva – dovuta all’economia sommersa e a quella criminale – per chi le tasse le paga è superiore di circa 8-10 punti percentuali.

Secondo il CENSIS[xxii] nel 2006 la prima oscillava tra il 40 e il 44% come in Francia ed in Germania, la seconda era pari al 50,4% e cioè la più alta in Europa. Secondo le stime 2007 dell’Eurispes «a fronte di una pressione ufficiale tra il 42% ed il 43%, si sarebbe avuta una pressione effettiva, sui contribuenti che versano regolarmente le imposte, oscillante tra il 52% ed il 53%[xxiii]».

La stima dell’Eurispes è confermata da Francesco Giavazzi il quale sul Corriere della Sera del 26-08-2009 scrive che la " pressione fiscale effettivamente subita da chi non evade è maggiore di quella ufficiale di circa 11 punti".

Per cui, nel mettere mano alla riforma del fisco, sembrerebbe necessario e doveroso tenerne conto affrontando contestualmente il problema di circa un terzo della ricchezza prodotta che non rispetta le leggi dello Stato o, come quella criminale, viola il codice penale.

1.2. Le opinioni degli italiani

Secondo l’indagine campionaria condotta nel 2004 dall’EURES[xxiv] tra i principale motivi che portano il cittadino ad evadere le tasse vengono indicati: (i) l’elevato livello di imposizione fiscale (60%); (ii) la scarsa cultura della legalità fiscale e contribuiva (35,3%); (iii) i controlli troppo blandi degli organi competenti (33,6%); (iv) i condoni fiscali (16,4%)[xxv].

Come si vede sono tutte indicazioni di carattere politico e quindi gli interventi non possono essere tecnici.

Il Ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a sua volta sottolinea che tra le cause dell’evasione fiscale c’è anche «…l’asimmetria tra una economia largamente diffusa sul territorio e una macchina fiscale che è invece totalmente accentrata[xxvi]»

.2. Dimensioni dell’economia criminale-mafiosa

Il metodo più usato per calcolare le dimensioni dell’economia criminale-mafiosa è il "currency demand approach" che calcola il rapporto tra il denaro circolante[xxvii] e le transazioni che avvengono in contanti.

In un recente articolo de Il Sole 24 Ore[xxviii] il sommerso complessivo in Italia equivale a 420 miliardi di fatturato, di cui 170 riguardano l’economia mafiosa e al suo interno, al primo posto, il ricavo del traffico di stupefacenti. D’altronde, il ROI[xxix] della cocaina è di 1 a 3. E cioè su 1.000 euro di cocaina la prima settimana se ne guadagnano 3.000, la seconda 9.000, la terza 27.000….Nessuna attività imprenditoriale ha guadagni di questo tipo. Il volume dei traffici di droga è in costante espansione a causa dell’aumento contestuale dell’offerta dovuta all’aumento della produzione e della domanda dei cittadini-consumatori che in Italia superano il milione. Gli arresti e i sequestri di ingenti quantità di droga non cambiano la situazione perchè «il ricambio dei trafficanti è assicurato con prontezza, le cosche dispongono di personale umano inesauribile, non necessariamente associato, anzi, preferibilmente esterno e sfuggono quasi sempre i meccanismi e le procedure di pagamento, gli intermediari di cui si servono, i canali di riciclaggio dei profitti[xxx]».

Il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, sottolinea che «l’attenzione è puntata sul reato di detenzione della droga, sicché l’operazione si ritiene conclusa con il sequestro delle quantità di droga detenute da uno o più spacciatori, con il loro arresto, mentre poca o nessuna attenzione viene dedicata alla ricerca della "rete" degli organizzatori, finanziatori, fornitori». Invece, sarebbe necessario «individuare i canali di rifornimento, individuare e neutralizzare i canali del riciclaggio e tutto ciò a livello internazionale o quanto meno europeo[xxxi]».

Il fatturato annuo delle mafie italiane, valutato da organismi diversi, si aggira all’incirca sui 170-180 miliardi di euro ed è uguale al PIL di Estonia(25 mld), Romania(97 mld), Slovenia (30mld) e Croazia (34 mld)[xxxii].

Un rapporto del CENSIS[xxxiii], realizzato per la Commissione Parlamentare Antimafia[xxxiv] rileva in quattro regioni meridionali (Sicilia, Calabria, Campania e Calabria) presenza mafiosa in 610 comuni con una popolazione di 13 milioni di abitanti pari al 22% della popolazione italiana e al 77% della popolazione delle 4 regioni. A questo 22% corrispondono il 14,6% del PIL nazionale, il 12,4% dei depositi bancari ed il 7,8% degli impieghi. Nel 2007 il PIL pro capite delle quattro regioni interessate era il più basso del mezzogiorno mentre il tasso di disoccupazione era il più alto. I dati smentiscono l’ipotesi, ancora caldeggiata, secondo la quale la mafia, investendo il denaro illecito nel Sud, ne favorirebbe lo sviluppo. Nella relazione a commento dell’indagine CENSIS il Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu, ha sottolineato che «In Italia a 150 anni dall’unificazione nazionale, il divario Nord e Sud, invece di attenuarsi, aumenta. Mentre Berlino risorgeva come una splendida capitale, Napoli affogava nell’immondizia[xxxv]». Inoltre, "nelle aree svantaggiate della Germania e della Spagna gli investimenti pubblici complessivi sono stati in tutti questi anni costantemente superiori a quelli delle aree più dinamiche."

Il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, a margine di un convegno organizzato da Aspen Institute a Milano ha affermato: «Il Fondo Monetario Internazionale stima che l’attività di riciclaggio del denaro mafioso sia in Italia di 118 miliardi di euro. Il denaro pulito, al netto della spesa di riciclaggio, è di circa 90 miliardi di euro[xxxvi]».

La mafia S.p.A. è la prima azienda italiana per fatturato e utile netto e una delle più grandi per addetti e servizi. Il solo ramo commerciale della criminalità mafiosa e non, che incide direttamente sul mondo dell’impresa, ha ampiamente superaro i 92 miliardi di euro anno. Così ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle mani dei commercianti e degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi:qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora, 160.000 euro al minuto.

La mafia è diventata una grande impresa multinazionale che opera nell’economia globale esattamente come una qualsiasi multinazionale. Non ha più bisogno di uccidere perché corrompe e compra[xxxvii].

In periodi di crisi economico-finanziaria – quale quello che stiamo vivendo – «le imprese hanno difficoltà a stare in piedi e ci sono situazioni di difficile accesso al credito…» mentre «…le organizzazioni mafiose trovano un terreno fertile e possono entrare in una relazione devastante con gli imprenditori. In un momento di crisi, di restrizione di credito (credit crunch), a maggiore ragione tutti noi dobbiamo vigilare con molta attenzione, perché queste condizioni rendono più facile l’accesso delle imprese mafiose alle imprese legali[xxxviii]».

Negli ultimi tempi in molte città italiane del centro e del nord sono stati sequestrati beni per decine di milioni di euro. Il caso più significativo è quello di Modena dove il Procuratore della Repubblica, Vito Zincani, rivolto ai modenesi ha dichiarato: «Se per magia avessi il potere di sradicare il crimine dalla città, mi caccereste  perché l’avrei rovinata [xxxix]». A Modena 600 aziende sono in odore di mafia.

E a Milano? In una mappa pubblicata dal Corriere della Sera la città appare circondata da cosche della ‘ndrangheta di cui è certamente la capitale.

In uno studio condotto dal Senatore John Kerry con la collaborazione dell’Università di Pittsburgh, diventato successivamente un rapporto al Congresso degli Stai Uniti e poi un libro[xl] (ignorato in Italia), l’ex candidato alla Casa Bianca esamina il rapporto mafia-economia e mafia-democrazia delle cinque mafie più potenti del mondo (cinese, giapponese, russa, italiana, sudamericana) e conclude affermando che esse costituiscono la terza potenza economica mondiale capaci di stravolgere le regole del mercato e di condizionare fortemente l’economia legale e la democrazia. Per quanto riguarda le mafie italiane (indicate come mafia) Kerry sottolinea che «per assicurarsi protezioni ad alti livelli i mafiosi italiani si concentrano sui politici, comprano numerosi ufficiali di grado elevato e corrompono politici di altri paesi. Inoltre sono rispettate perchè hanno fornito alle altre il know how[xli]».

Il 30 maggio del 2008, prima di lasciare la Casa Bianca, George Bush ha inserito la ‘ndrangheta nella lista nera delle organizzazioni "canaglia" istituita con il Kingpin Act del 1999[xlii]. La notizia è clamorosa ma anch’essa ignorata in Italia[xliii].

Secondo i dati accertati da una società olandese, la Inter Risk Management che si occupa di riciclaggio, all’inizio del terzo millennio il PIL della criminalità organizzata ha toccato i 1.000 miliardi di dollari, cifra superiore ai bilanci di 150 paesi membri dell’ONU.

«La battaglia contro le mafie è una battaglia di libertà, anzi una guerra di liberazione[xliv]». L’affermazione è del Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, Giuseppe Pisanu, il quale aggiunge: «Ogni anno si riversano sul paese fiumi di danaro sporco che inquinano l’economia, insidiano la vita pubblica e infangano la nostra reputazione nel mondo. Non a caso ci troviamo in posizioni umilianti nelle graduatorie mondiali sulla corruzione, le libertà economiche e gli investimenti stranieri[xlv]». I beni consolidati delle mafie italiane vengono stimati 1.000 miliardi di euro. La loro confisca risolverebbe il problema del debito pubblico. Ma i sequestri vanno a rilento e costituiscono il 10% dei patrimoni mafiosi e di questi solo la metà arriva a confisca. Il che significa che finora è stato confiscato solo il 5% dei patrimoni, di cui una parte consistente, non è stata nemmeno assegnata. Per cui "è evidente la sproporzione fra la ricchezza e la complessità delle leggi e i risultati effettivamente raggiunti sul terreno nevralgico della repressione delle accumulazioni finanziarie illecite e della loro utilizzazione a fini di infiltrazione dell’economia legale". Volendo essere più chiari si può affermare che «la ricchezza di elaborazione normativa sembra quasi inversamente proporzionale alla dimensione dei risultati concretamente conseguiti[xlvi]». Come sempre, la moltiplicazione delle leggi è inutile e dannosa e non consegue gli obiettivi. L’approvazione di un testo unico della legislazione antimafia e il funzionamento a pieno ritmo della "Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata" potranno dare un contributo positivo alla soluzione del problema.

Confesercenti informa che nel 2009 sono state sequestrate 595 aziende di cui 9 al nord, 19 al centro, 42 nel Lazio e le rimanenti nelle regioni meridionali.

Secondo un’opinione diffusa, la mafia italiana rimane un problema del Sud[xlvii]. Questo è il più grande errore che si possa commettere. Il fenomeno mafioso ormai si è esteso a tutto il territorio nazionale[xlviii] ed ha invaso l’Europa. La capitale della mafia è indiscutibilmente Milano: non a caso più di un terzo delle segnalazioni sospette di riciclaggio degli operatori finanziari( 5695 su 14500) sono state eseguite in Lombardia, mentre le segnalazioni dei professionisti in tutto il Paese ammontano a 139.

Dal 1992 al 2008 secondo la Confesercenti[xlix] sono stati sequestrati beni per 6,7 miliardi di euro circa e ne sono stati confiscati per 1,4 miliardi di euro circa[l]. L’associazione, alla luce dei ritrovamenti di pizzini, libri mastri e files fornisce un’informazione dettagliata anche degli stipendi mensili ai vari livelli: capo clan (amministratore delegato) 10.000/40.000 euro; capo zona (direzione e progettualità) 5/10.000 euro; vice capo zona (direzione e progettualità) 3/5-6.000 euro; autori attentati e omicidi (operatività) 2.500/25.000 euro; esattore (operatività) 1.500/2.000; pusher (operatività) 1.500/2.000, se minorenne 1.000 euro; sentinella/palo (operatività) 1.000/500 euro[li].

A sua volta il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha fornito alla Commissione Antimafia i seguenti dati[lii]:

a)      i beni sequestrati dal 7 maggio 2008 al 20 marzo 2010, suddivisi per categorie, sono 15.490 per un valore complessivo di 7.829.539.406,65 euro;

b)      i beni confiscati dal 7 maggio 2008 al 20 marzo 2010 sono 4.228, per un controvalore di 1.965.740.252,00 euro[liii].

Secondo il Ministero della Giustizia[liv] i beni complessivi sequestrati sono stati 51.793 e i 28.959 relativi agli ultimi cinque anni evidenzia una costante che si mantiene nel tempo: gli immobili (15.868 nel 2005-2009) sono sempre più della metà dei beni oggetto di indagine, mentre i beni mobili registrati  (5.184) sfiorano il 20%; i beni mobili (3.3399) si mantengono al di sopra del 10%, soglia non raggiunta singolarmente dai beni finanziari (2.480) e dalle aziende (2.028). I beni immobili confiscati e assegnati sono 3.441 di cui 506 assegnati allo Stato e 2.935 ai comuni.

Nonostante questo ancora tanto deve essere fatto se «nella più gran parte degli uffici giudiziari e di polizia italiani non è dato rilevare alcuna applicazione delle misure preventive patrimoniali del sequestro e, soprattutto, della successiva confisca[lv]» e se viene lamentato dal Procuratore Grasso che «da tempo il mio ufficio segnala che le indagini patrimoniali a fini di sequestro e di confisca degli enormi profitti del narcotraffico hanno uno sviluppo limitato connesso alla perdurante riluttanza degli apparati giudiziari e di polizia ad investire le risorse disponibili in attività tanto onerose ed ardue quanto essenziali alla tenuta di ogni ambizione di effettività dell’azione di contrasto così come sottolineato nelle raccomandazioni de Consiglio dell’Unione Europea[lvi]».

Come si vede, inoltre, i numeri variano da una banca dati ad un’altra e il problema si potrà risolvere solo quando la "Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata[lvii]" funzionerà a pieno ritmo e con personale qualificato. In ogni caso, rispetto alle stime riportate si tratta veramente di poca cosa.

In conclusione, la globalizzazione ha reso evanescente la dicotomia tra economia e criminalità, favorita dalla caduta delle frontiere e dalle nuove tecnologie come internet oltre che dalla mancanza di organizzazioni internazionali con poteri necessari per fare rispettare le leggi ed il diritto, che rimane confinato entro le frontiere degli Stati nazionali. Per cui si combatte contro iniziative e interessi globali con armi spuntate.

Questo vale in particolare per il riciclaggio di denaro sporco che trova nei paradisi fiscali, spesso irraggiungibili, i luoghi adatti per le transazioni e il lavaggio in modo che possa entrare nel circuito dell’economia e della finanza legale.

A questo si aggiunge l’inadeguatezza della legislazione italiana che esclude la responsabilità per reato di riciclaggio di chi ha compiuto o concorso a realizzare il reato presupposto per il quale spesso sono previste pene inferiori a quella per riciclaggio. I processi per riciclaggio che arrivano a sentenza definitiva sono pochissimi. Eppure, ogni giorno nel mondo viene ripulito più di 1 miliardo di dollari e l’Italia vi concorre in maniera determinante fungendo da canale riciclatore per almeno l’80% dell’intera somma.

3. Riciclaggio e paradisi fiscali

Secondo il GAFI[lviii] il riciclaggio si articola in tre fasi[lix]:

1)      collocamento (placement stage) con il quale ci si "sbarazza" del denaro contante proveniente dalle attività criminali, con trasformazione del contante nella "moneta scritturale", rappresentata da saldi attivi dei rapporti costituiti presso intermediari finanziari;

2)      completamento del camuffamento del denaro (layering stage) ed eliminazione delle tracce contabili del denaro "sporco" tramite ulteriori trasferimenti;

3)      inserimento nel mercato legale del denaro "centrifugato" (integration stage).

La prima fase avviene regolarmente nei paesi off-shore, cosiddetti paradisi fiscali, agevolata dallo sviluppo della rete informatica, formidabile strumento di promozione del commercio e di circolazione della " moneta elettronica" in grado di assicurare anonimato, convertibilità, trasferibilità, economicità ed efficacia senza precedenti[lx]. Con il sistema delle garanzie – costituite da titoli come primary bank guarrantees, prime bank notes, prime bank stand-by letters of credits etc. – che sfugge a qualsiasi controllo, i capitali sporchi restano immobili mentre si muovono le garanzie tramite triangolazioni fra istituti bancari ai quali intermediari e mafiosi chiedono anche prestiti garantiti.

Tutto ciò evidenzia che senza interventi europei e mondiali sui paradisi fiscali, a cominciare dalla rottura delle relazioni economiche e finanziarie e da embarghi finanziari, limitati per ora alle buone intenzioni e alle affermazioni di principio nei meeting dei capi di governo, non si va da nessuna parte[lxi]. Si calcola che le società off-shore presenti nei paradisi fiscali sono 680.000 e le banche 10.000. Ma esistono anche sistemi bancari paralleli che operando al di fuori dei sistemi ufficiali, sfuggono anche agli obblighi formali e agli strumenti di vigilanza e di controllo delle autorità competenti. Vale la pena ricordare che il paese che conta più "paradisi" è l’Inghilterra, e lo Stato più impenetrabile è la Città del Vaticano nella quale opera lo IOR[lxii], al riparo da qualsiasi controllo internazionale. Non si sa quante siano le rogatorie richieste ma è certo che nessuna di esse è stata concessa dallo Stato del Vaticano[lxiii].

 Sulla base delle considerazioni precedenti, si propone la formazione di un gruppo di persone interessate, "per ragioni disinteressate", culturali  e politiche, a seguire con una certa continuità dati informazioni e studi riguardanti l’economia sommersa e criminale, nel mondo, in Europa,in Italia.

Il gruppo si propone, compatibilmente con il tempo e le possibilità personali e gratuite dei suoi componenti, di produrre,  con una certa continuità, rassegne informative e segnalazioni di studi e di ricerche, di iniziative culturali e politiche, di libri film e documentari televisivi.

Si propone inoltre di seguire con particolare attenzione la situazione italiana in questo campo, con brevi note di aggiornamento.

Si propone infine di dedicare un’attenzione particolare al tema controverso dei paradisi fiscali, laici e cattolici, rilevando criticamente le iniziative, e soprattutto le non-iniziative e i colpevoli  silenzi.

Si può discutere dell’opportunità e della possibilità di aprire un sito.

 

Bibliografia

Agenzia delle entrate – Ufficio studi, Evasione fiscale e sommerso economico in Italia: fatti stilizzati, differenze tra periodi e puzzle (a cura di Bruno Chiarini e Elisabetta Marzano), Documenti di discussione, 2007/1, in http://www1.agenziaentrate.it/ufficiostudi/pdf/contributidiscussione/Evasione_fiscale_e_sommerso_economico_in_Italia.pdf.

Banca d’italia, Metodologie di stima dell’economia sommersa: un’applicazione al caso italiano                                                                     (di Roberto Zizza), Temi di discussione del Servizio Studi, dicembre 2002, n. 463, 11, in http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td02/td463_02/td463/sintesi_463_02.pdf.

Confesercenti, Rapporto SOS impresa. "Le mani della criminalità sull’impresa", XII edizione, settembre 2009, in http://www.sosimpresa.it/84/xii-rapporto-di-sos-impresa.html.

Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (osservatorio socio economico sulla criminailità), L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord Italia, Rapporto, 23 febbraio 2010, in http://www.sosimpresa.it/userFiles/File/Documenti%201/La_c.o.nord_2010_vers._finale.pdf.

Cottone N., Tremonti conferma azzeramento Ici e sgravi per gli straordinari. 30 mld per il pareggio nel 2011, Ilsole24ore.com, 28 giugno 2009, in http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/05/incontro-governo-parti-sociali.shtml?uuid=cf005920-2675-11dd-ad92-00000e25108c&DocRulesView=Libero.

Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa: profili di analisi comparata                                                          tra i principali Paesi dell’Unione Europea, Anno di studi 2007/2008, in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali_08.pdf?download=1.

Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Effetti del contenimento legale ed illegale del gettito, Annali, 4, Lido di Ostia, giugno 2003, in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali%2004%20-%20Effetti%20del%20contenimento%20legale%20ed%20illegale%20del%20gettito.pdf?download=1.

Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Il riciclaggio, Lido di Ostia, giugno 2002, in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali%2003%20-%20Il%20Riciclaggio.pdf?download=1.

Il Sole 24 Ore, Quattrocento miliardi illegali, 6 luglio 2009.

Istituto nazionale di statistica, La misura dell’economia sommersa secondo le statistiche ufficiali, Anni 2000-2006, 18 gennaio 2008, in http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/testointegrale20080618.pdf.

Kerry J., The new war: The web of crime that threatens America’s security, Simon & Schuster, 1997.

La Repubblica.it, Bush inserisce la ‘ndrangheta nella lista nera del narcotraffico, 30 maggio 2008, in http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/ndrangheta-usa/ndrangheta-usa/ndrangheta-usa.html.

Mattioli A., Gomorra ingrassa Modena, in http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50027girata.asp.

Pesole D., L’economia sommersa frena l’Italia che produce, Ilsole24ore.com, 28 giugno 2009, in http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/06/mare-economia-sommersa.shtml.

Senato della Repubblica, Relazione sulla consistenza, destinazione ed utilizzo dei beni sequestrati o confiscati e sullo stato dei procedimenti di sequestro e confisca (aggiornata al 30 aprile 2009), Doc. CLIV, n. 2 in http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/427918.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Procuratore Nazionale Antimafia, 11a seduta (2 pomeridiana): mercoledì 25 febbraio 2009, Resoconto stenografico n. 9 in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/210974.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Seguito audizione del Procuratore Nazionale Antimafia, 14a seduta: martedì 17 marzo 2009, Resoconto stenografico n. 12 in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/213840.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Governatore della Banca d’Italia, Professor Mario Draghi, 21a seduta: mercoledì 22 luglio 2009, Resoconto stenografico n. 19, in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/216673.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Esame dello studio predisposto dal Censis sul condizionamento delle mafie sull’economia, sulla società e sulle Istituzioni del Mezzogiorno, 24a seduta: mercoledì 30 settembre 2009, Resoconto stenografico n. 22 in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/217410.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, 32a seduta: mercoledì 25 novembre 2009, Resoconto stenografico n. 30 in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/218637.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Presidente di Confindustria e del Presidente di Confindustria Sicilia, , 40a seduta: martedì 16 marzo 2010, Resoconto stenografico n. 38, in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/219040.pdf.

Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Ministro dell’Interno, Onorevole Roberto Maroni, 42a seduta: mercoledì 31 marzo 2010, Resoconto stenografico n. 40, in http://www.parlamento.it/documenti/repository/commissioni/bicamerali/antimafiaXVI/STENOGRAFICI/Reso.%20steno.n.%2040%20del%2031.03.2010%20internet.pdf

Rizzo S., Corriere della Sera. Inserto Corriere Economia, 12 aprile 2010.

Veltri E. – Laudati A., Mafia pulita, Longanesi Editore, Milano, 2009.

NOTE

 

1 Organizzazione delle Nazioni Unite.

2Ufficio di Statistica della Commissione Europea.

3 Il System of National Account 93, Sistema di contabilità nazionale pubblicato sotto la guida delle Nazioni Unite, entrato in vigore nel febbraio 1994, dopo la fase di revisione iniziata nella metà degli anni ’80, ha sostituito lo schema SNA del 1953.

4 Il Sistema Europeo di Contabilità Nazionale approvato con il regolamento del Consiglio Europeo n. 2223/96, in armonizzazione con l’SNA93.

5 La contabilità nazionale italiana, al pari di quella degli altri paesi dell’Unione Europea, segue gli schemi e le definizioni del Regolamento del Consiglio Europeo n. 2223/96 sul Sec95, che impone di contabilizzare nel PIL anche l’economia non direttamente osservata. L’EUROSTAT vigila sul rispetto del Sec e sulla bontà delle metodologie adottate dagli Stati membri, accertandone e certificandone la validità, soprattutto in relazione alla capacità di produrre stime esaustive del PIL., in Istituto Nazionale di statistica, La misura dell’economia sommersa secondo le statistiche ufficiali, Anni 2000-2006, 18 gennaio 2008, 1, in http://www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20080618_00/testointegrale20080618.pdf.

6 Secondo il Sistema dei conti nazionali delle Nazioni Unite (SNA), la definizione di economia sommersa va fatta derivare da quella più generale di produzione. Più in particolare, l’economia sommersa consisterebbe nella sommatoria delle attività legali svolte clandestinamente per evasione fiscale o contributiva, inosservanza della legislazione giuslavoristica, trasgressione della normativa specifica sulla sicurezza,… . Resterebbero fuori dal cono d’ombra del lavoro sommerso la produzione casalinga, il volontariato, le attività illegali non produttive e foriere solo di meri trasferimenti di ricchezza, in Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Effetti del contenimento legale ed illegale del gettito, Annali, 4, Lido di Ostia, giugno 2003, 8-12, in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali%2004%20-%20Effetti%20del%20contenimento%20legale%20ed%20illegale%20del%20gettito.pdf?download=1.

7 Vedi in tal senso, Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, op. cit., 8-12; Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa: profili di analisi comparata tra i principali Paesi dell’Unione Europea, Anno di studi 2007/2008, in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali_08.pdf?download=1; Istituto nazionale di statistica, op. cit., 1-3. Accanto a questi tre fenomeni di carattere socio economico, che derivano da una deliberata volontà di non rispettare le leggi, vi è però anche una quarta manifestazione definita "sommerso statistico", che è dovuto alle inefficienze del sistema statistico e fa riferimento alle attività produttive non registrate per mancata compilazione di questionari o di altri modelli amministrativi; cfr. Agenzia delle entrate – Ufficio studi, Evasione fiscale e sommerso economico in Italia: fatti stilizzati, differenze tra periodi e puzzle (a cura di Bruno Chiarini e Elisabetta Marzano), Documenti di discussione, 2007/1, in http://www1.agenziaentrate.it/ufficiostudi/pdf/contributidiscussione/Evasione_fiscale_e_sommerso_economico_in_Italia.pdf.

8 Prodotto Interno Lordo.

9 «La metodologia ISTAT per la stima del PIL e del sommerso è stata validata e suggerita dall’Eurostat anche agli altri Paesi membri. Il sistema è regolato da un insieme di regole e definizioni contenute all’interno del Regolamento SEC 1995 che si accorda pienamente con le direttive mondiali elaborate congiuntamente dalle Nazioni Unite, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Commissione Europea, dall’OCSE e dalla Banca Mondiale», in Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 53.

10 Istituto nazionale di statistica, op. cit., 4; Pesole D., L’economia sommersa frena                                 l’Italia  che produce, Ilsole24ore.com, 28 giugno 2009, in http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/06/mare-economia-sommersa.shtml.

11 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 19.

12 Dall’ex Ministro Tommaso Padoa Schioppa in una relazione presentata al Parlamento il 22 ottobre 2007, Pesole D., op. cit.

13 Vedi supra. Nell’articolo viene citato Schneider F., Shadow economies around the world: what do we know?, 2004.

14 Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

15 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 97.

16 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, op .ult. cit., 158 ss.

17 L’Eurispes (Ispes fino al gennaio 1993 – Istituto di Studi Politici e Economici e Sociali) è un Ente privato senza fini di lucro ed opera in Italia dal 1982 nel campo della ricerca politica, economica e sociale.

18 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 101.

19 Economy, 19 dicembre 2007.

20 Rizzo S., Corriere della Sera. Inserto Corriere Economia, 12 aprile 2010 anche commentato sul sito internet del Governo Italiano, ed in particolare http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=45312136.

21 Banca d’italia, Metodologie di stima dell’economia sommersa: un’applicazione al caso italiano (di Roberto Zizza), Temi di discussione del Servizio Studi, dicembre 2002, n. 463, 11, in http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/temidi/td02/td463_02/td463/sintesi_463_02.pdf.

22 Centro Studi Investimenti Sociali.

23 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 500.

24 Ente di Ricerche Economiche e Sociali.

25 Indagine sul fenomeno dell’evasione fiscale in Italia, pubblicato nel marzo 2004, richiamato in Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 495.

26 Il Sole 24 Ore, 24 maggio 2008 e Cottone N., Tremonti conferma azzeramento Ici e sgravi per gli straordinari. 30 mld per il pareggio nel 2011, lsole24ore.com, 28 giugno 2009, in http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2008/05/incontro-governo-parti-sociali.shtml?uuid=cf005920-2675-11dd-ad92-00000e25108c&DocRulesView=Libero.

27 Molto più elevato in Italia rispetto alla media europea.

28 Il Sole 24 Ore, Quattrocento miliardi illegali, 6 luglio 2009, 1 e 2-3.

29 Return of investiment.

30 Relazione consegnata a mani dal Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, alla Commissione Parlamentare Antimafia in data 25 febbraio, 40 ss.

31 Ibidem.

32 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Economia sommersa, op. cit., 101 ss. Secondo l’Eurispes, pertanto, sommando al sommerso (stimati, come detto in precedenza, pari a 549 miliardi di euro) l’economia criminale si arriverebbe, a 725 miliardi di euro, quasi la metà del PIL.

33 Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Esame dello studio predisposto dal Censis sul condizionamento delle mafie sull’economia, sulla società e sulle Istituzioni del Mezzogiorno, 24a seduta: mercoledì 30 settembre 2009, Resoconto stenografico n. 22, 4 ss. in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/217410.pdf.

34 Rectius: Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere.

35 Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Esame dello studio predisposto dal Censis, op. cit., 7.

36 Su http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/antimafia/00910_2010_05_03_Maroni_convegno_allxAspen_Institute.html.

37 Veltri E. – Laudati A., Mafia pulita, Longanesi editore, Milano, 2009.

38 Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Presidente di Confindustria e del Presidente di Confindustria Sicilia, , 40a seduta: martedì 16 marzo 2010, Resoconto stenografico n. 38, 6, in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/219040.pdf.

39 Gazzetta di Modena, 3 dicembre 2009 ed anche Mattioli A., Gomorra ingrassa Modena, in http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200912articoli/50027girata.asp.

40 Kerry J., The new war: The web of crime that threatens America’s security, Simon & Schuster, 1997, ripreso in Veltri E. – Laudati A., op. cit.

41 Veltri E. – Laudati A., op. cit.

42 La Repubblica.it, Bush inserisce la ‘ndrangheta nella lista nera del narcotraffico, 30 maggio 2008, in http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/cronaca/ndrangheta-usa/ndrangheta-usa/ndrangheta-usa.html.

43 Veltri E. – Laudati A., op. cit.

44 Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Esame dello studio predisposto dal Censis, op. cit., 10.

45 Idem, op. ult. cit., 10.

46 Relazione consegnata a mani dal Procuratore Nazionale Antimafia cit. e vedi in tal senso Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Procuratore Nazionale Antimafia, 11a seduta (2 pomeridiana): mercoledì 25 febbraio 2009, Resoconto stenografico n. 9, 10, in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/210974.pdf,      Pietro Grasso- Commissione antimafia- 25-2-2009.

47 Confesercenti, Rapporto SOS impresa. "Le mani della criminalità sull’impresa", XII edizione, settembre 2009, in http://www.sosimpresa.it/84/xii-rapporto-di-sos-impresa.html, 105-106.

48 Si veda in tal senso Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (osservatorio socio economico sulla criminailità), L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord Italia, Rapporto, 23 febbraio 2010, in http://www.sosimpresa.it/userFiles/File/Documenti%201/La_c.o.nord_2010_vers._finale.pdf.

49 Fonte: Direzione Investigativa Antimafia.

50 Confesercenti, op. cit., 122.

51 Idem, op. ult. cit., 9-10.

52 Cfr. per i dati precedenti Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, 32a seduta: mercoledì 25 novembre 2009, Resoconto stenografico n. 30, , in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/218637.pdf.

53 Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Ministro dell’Interno, Onorevole Roberto Maroni, 42a seduta: mercoledì 31 marzo 2010, Resoconto stenografico n. 40, 15, in http://www.parlamento.it/documenti/repository/commissioni/bicamerali/antimafiaXVI/STENOGRAFICI/Reso.%20steno.n.%2040%20del%2031.03.2010%20internet.pdf.

I valori riportati – a detta del Ministro – sono certi perché i criteri di valutazione dei beni sono individuati secondo criteri ben precisi: (i) i beni immobili in base alle rendite catastali; (ii) i beni mobili registrati, in base alle quotazioni ufficiali di Eurotax; (iii) le aziende in base ai dati di bilancio; (iv) le quote societarie e gli altri titoli in base al valore nominale complessivamente stimato.

Cfr. per i dati precedenti Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, 32a seduta: mercoledì 25 novembre 2009, Resoconto stenografico n. 30, , in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/218637.pdf.

54 Senato della Repubblica, Relazione sulla consistenza, destinazione ed utilizzo dei beni sequestrati o confiscati e sullo stato dei procedimenti di sequestro e confisca (aggiornata al 30 aprile 2009), Doc. CLIV, n. 2, 12 ss., in http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/427918.pdf.

55 Relazione consegnata a mani dal Procuratore Nazionale Antimafia cit., 59.

56 Ibidem.

57 Istituita con d.l. 4 febbraio 2010, n. 4.

58 Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale.

59 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, Il riciclaggio, Lido di Ostia, giugno 2002, 83 ss. in http://www.gdf.it/repository/ContentManagement/information/N1732794408/Annali%2003%20-%20Il%20Riciclaggio.pdf?download=1.

60 Guardia di Finanza. Scuola di Polizia Tributaria, op. ult. cit.

61 Cfr. Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Seguito audizione del Procuratore Nazionale Antimafia, 14a seduta: martedì 17 marzo 2009, Resoconto stenografico n. 12, 23 ss., in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/213840.pdf e Senato della Repubblica – Camera dei Deputati. XVI Legislatura. Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali, anche straniere, Audizione del Governatore della Banca d’Italia, Professor Mario Draghi, 21a seduta: mercoledì 22 luglio 2009, Resoconto stenografico n. 19, in http://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/216673.pdf.

62 Istituto per le Opere di Religione o Banca Vaticana.

64 Ruffolo G., In corso di pubblicazione.