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I MAGHI DIGITALI SI PARLANO

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Doctor Jobs & Mr. Gates

BRUNO RUFFILLI

(La Stampa.it) Qual è il più grande malinteso nei rapporti tra voi?». «Abbiamo tenuto nascosto il nostro matrimonio per oltre dieci anni». Con una battuta ad effetto, Steve Jobs torna al centro dell’attenzione, dopo i titoli di giornali e siti web dedicati al nuovo Surface di Microsoft, il computer nascosto dentro un tavolino. Lo scenario è lo stesso, la platea di D: All Things Digital, la manifestazione annuale organizzata dal Wall Street Journal per capire il presente e immaginare il futuro dell’informatica. È in corso a Carlsbad, in California, e già da sei mesi le iscrizioni sono chiuse e gli accrediti esauriti: ospiti di questa quinta edizione sono infatti Steve Jobs e Bill Gates, che si sono incontrati mercoledì sera di fronte ad una platea di cinquecento persone. Quattromila dollari per assistere ad uno storico faccia a faccia.

Amici-nemici
Prima dell’ingresso dei due, un filmato mostra Gates che tesse le lodi di Apple: «È stabile, è meraviglioso». Era il 1983, e metà dei proventi di Microsoft venivano dal sistema operativo adottato sui computer costruiti a Cupertino. Secondo video, 1997: Jobs annuncia che Microsoft investirà in Apple. Bill Gates appare sul megaschermo del MacWorld ed è sommerso da fischi e urla.
Dieci anni dopo, i due rivali hanno qualche ruga in più e qualche capello in meno; Jobs indossa come sempre jeans e t-shirt nera, il capo di Microsoft camicia a righe e pantaloni comodi. A intervistarli, Walt Mossberg e Kara Swisher del Wall Street Journal, che chiede ad ognuno di definire il contributo dell’altro. «Ha fondato la prima compagnia di software quando ancora nessuno sapeva cosa fosse», risponde Jobs. E Gates: «Ha intuito che quello dei computer poteva diventare un business di massa». Ad oggi, Cupertino è famosa più per i cento milioni di iPod che non per i Macintosh, fermi a circa il 3 per cento del mercato, ma c’è stato un momento – circa tre anni fa – in cui gli ordini più sostanziosi arrivavano proprio da Microsoft, che si serviva di computer Apple per progettare la Xbox. «Non abbiamo fatto uno spot su questo», ironizza Jobs.

Reale e virtuale
E invece nella pubblicità della Mela c’è un ragazzo giovane e spigliato che rappresenta il Mac e un signore che incarna il Pc, goffo e prolisso. Non molto diversi i personaggi sul palco; Jobs parla poco, ma è chiaro e incisivo, Gates gesticola e spesso confondeil pubblico con una valanga di parole. Si delineano due visioni: da una parte, un futuro di molti apparecchi specializzati in pochi compiti, come l’iPod, appunto, dall’altra, un solo strumento multifunzione. «Lei ha un tablet pc?» , chiede Mossberg al boss di Microsoft. E lui: «Sì, è come Windows nel 1992. Deve ancora crescere, penso». Come deve crescere il software, con Multitouch, interfaccia in 3D e altro; il computer non sparirà, ma dove sarà la tecnologia in cinque o dieci anni, è difficile dirlo anche per i due guru. «Non avrei mai creduto di poter avere delle mappe qui», dice Steve Jobs, mostrando l’iPhone, l’ibrido iPod-cellulare che sarà in vendita tra qualche settimana negli Usa.

Prospettive
Cambia Apple, che di recente ha eliminato la parola «computer» dalla ragione sociale, ma cambia pure Microsoft: «Però non diventeremo un’azienda di intrattenimento», puntualizza Gates. E Jobs ribatte: «Siamo una forza che guida i cambiamenti». Il Ceo della Mela siede nel consiglio di amministrazione di Disney e ha appena annunciato un accordo con Google per portare su Apple Tv i video di Youtube: sarà possibile navigare attraverso l’intera libreria del sito senza usare il computer. Eppure, Jobs riconosce a Gates un’innata capacità a stringere partnership, mentre il concorrente confessa di invidiare l’intuito dell’altro nello scegliere le persone e i prodotti.

Amarcord
«Quando lavoravamo insieme, io e Bill eravamo i più giovani. Ora siamo i più vecchi, ed è per questo che mi piace essere ancora qui». Nati entrambi nel 1955, tra i due ci sono solo sei mesi di differenza, ma i loro caratteri non potrebbero essere più diversi, come raccontava il film «Pirates Of Silicon Valley». Gates è lo studente saputello e un po’ invidioso, Jobs l’idealista innamorato della musica, ma capace di feroci scoppi d’ira e aspre battaglie legali. Oggi cita ancora i Beatles: «Noi due abbiamo memorie più lunghe della strada che abbiamo davanti».